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CGIA: il Veneto ed il residuo fiscale

Sebbene sia molto complesso misurarlo, anche perché non esiste un calcolo ufficiale e condiviso, la Banca d’Italia è comunque l’unica istituzione in grado di determinare il cosiddetto residuo fiscale. E’ una variabile importante per capire se i cittadini di una regione danno un contributo positivo o negativo al bilancio pubblico e anche per capire la direzione dei trasferimenti fra regioni che avvengono per mezzo dell’operatore pubblico. Ricordiamo che la sperequazione finanziaria esistente tra centro e periferia ha “spinto” almeno due Amministrazioni regionali italiane – che nel rapporto dare/avere con lo Stato sono particolarmente “penalizzate” – a chiedere più autonomia. Stiamo parlando del Veneto e della Lombardia che, su questa materia, nel 2017 hanno entrambe tenuto un referendum consultivo.   A dirlo è l’Ufficio studi della CGIA.

Il residuo fiscale è dato dalla differenza tra le spese e le entrate della Pubblica Amministrazione (PA) in una determinata regione e in un dato intervallo di tempo. Se il residuo fiscale è positivo, la PA spende nella regione più delle entrate che si generano su quel territorio. Il che significa che i residenti di questa regione ricevono dal settore pubblico in tutte le sue articolazioni più di quanto non diano. Se il residuo è negativo, nella regione si spende meno delle entrate che si generano su quel territorio: i residenti della regione contribuiscono quindi positivamente al saldo del bilancio pubblico e/o ai trasferimenti ad altre regioni. Se, come spesso accade, si considerano i residui al netto della spesa per interessi, la somma ammonta al bilancio primario della PA[1].

Gli ultimi dati disponibili non sono recentissimi, infatti si riferiscono al 2019. Al netto delle Regioni a Statuto Speciale, essi evidenziano come nel rapporto dare-avere tra lo Stato centrale e le regioni, tutte le aree del Nord, ad eccezione della Liguria, presentano nelle tre ipotesi elaborate un valore negativo. In altri termini, nei tre approfondimenti realizzati dai ricercatori di via Nazionale, al netto della Liguria, la totalità delle regioni ordinarie del Nord “devolvono” in solidarietà agli altri territori e al bilancio pubblico più di quanto ricevono dallo Stato centrale.

Considerando le tre ipotesi elaborate dalla Banca d’Italia[2], se prendiamo in esame solo quella meno “penalizzante” per le regioni settentrionali emerge che, nel 2019, ciascun abitante di Veneto e Lombardia – vale a dire le due Regioni che più delle altre stanno chiedendo con forza l’applicazione della riforma sull’autonomia differenziata – ha “alimentato” le casse pubbliche e il resto del Paese rispettivamente con 2.680 e 5.090 euro. Se, invece, prendiamo come riferimento il dato assoluto complessivo, a fronte di 60,9 miliardi di euro spesi dallo Stato centrale in Veneto, le tasse versate dai nostri corregionali ammontano a 74,1 miliardi. Pertanto, nel 2019 la nostra regione ha dato in solidarietà al resto del Paese 13,2 miliardi di euro (vedi Graf. 1). Un dato in linea con le rilevazioni effettuate negli anni precedenti.

Secondo l’Ufficio studi della CGIA, l’esistenza di un residuo fiscale eccessivamente negativo costituisce una delle motivazioni alla base della richiesta di autonomia differenziata delle due Amministrazioni regionali richiamate più sopra. Anche se con sfaccettature diverse, tutte, comunque, sono in linea di principio consapevoli che il centralismo statale abbia accentuato le disparità tra i territori.

Tornando ai dati sul residuo fiscale, le regioni del Mezzogiorno, invece, presentano, tutte un risultato positivo. Questo vuol dire che i flussi finanziari che ricevono dallo Stato centrale sono superiori alle risorse fiscali che “versano” allo stesso. La Campania, ad esempio, sempre nel 2019 ha registrato un “saldo” pro capite pari a +1.380 euro, la Puglia +2.440, la Sicilia +2.989 o e la Calabria +3.085 euro (vedi Tab. 3). Sia chiaro: questo è normale. Da sempre registriamo forti trasferimenti dal Nord al Sud. Tutto ciò, in linea di massima, non è dovuto ad una eccessiva spesa presente nel Sud, ma al fatto che i redditi nel Mezzogiorno sono più bassi e quindi sono più basse le tasse e i contributi versati dai residenti di questa ripartizione geografica.

Tab. 1 – Residui fiscali al netto della spesa per interessi

(criterio della localizzazione 1)

anno 2019 – valori in euro pro-capite

Regioni e Aree geografiche Spese (A) Entrate (B) Residuo
(A-B)
Lombardia 13.751 18.841 -5.090
Emilia-Romagna 14.079 16.890 -2.811
Veneto 12.416 15.096 -2.680
Piemonte 14.160 15.166 -1.006
Toscana 13.762 14.614 -852
Lazio 15.905 16.694 -789
Valle d’Aosta 17.761 17.992 -231
Marche 13.420 13.013 +406
Liguria 16.175 15.129 +1.046
Umbria 14.095 12.932 +1.163
Prov. aut. di Bolzano 21.044 19.780 +1.264
Campania 10.454 9.073 +1.380
Friuli Venezia Giulia 17.224 15.279 +1.945
Abruzzo 13.776 11.435 +2.341
Puglia 11.539 9.099 +2.440
Prov. aut. di Trento 19.073 16.603 +2.470
Basilicata 12.831 10.096 +2.734
Sicilia 11.573 8.584 +2.989
Calabria 11.431 8.347 +3.085
Molise 13.844 10.402 +3.442
Sardegna 13.677 9.995 +3.681
Nord 14.182 16.896 -2.715
Centro 14.792 15.305 -514
Sud e Isole 11.613 9.162 +2.451

Elaborazione Ufficio studi CGIA su dati Banca d’Italia (Economie regionali, novembre 2020) e

 Conti Pubblici Territoriali

Tab. 2 – Residui fiscali al netto della spesa per interessi

(criterio del beneficio)

anno 2019 – valori in euro pro-capite

Regioni e Aree geografiche Spese (A) Entrate (B) Residuo
(A-B)
Lombardia 13.212 18.874 -5.662
Emilia-Romagna 14.078 16.864 -2.786
Lazio 14.185 16.887 -2.702
Veneto 12.697 15.040 -2.342
Piemonte 13.959 14.744 -785
Friuli Venezia Giulia 14.957 15.678 -721
Toscana 13.865 14.420 -554
Liguria 15.132 14.554 +578
Marche 13.702 12.918 +784
Prov. aut. di Bolzano 21.700 20.902 +798
Umbria 14.332 12.508 +1.824
Campania 11.673 8.873 +2.800
Sicilia 11.782 8.867 +2.916
Abruzzo 14.344 11.416 +2.928
Sardegna 13.550 10.379 +3.171
Puglia 12.262 9.062 +3.200
Prov. aut. di Trento 21.044 17.689 +3.355
Calabria 12.941 8.634 +4.307
Molise 14.646 10.058 +4.587
Basilicata 15.405 10.224 +5.181
Valle d’Aosta 23.905 18.080 +5.825
Nord 13.925 16.856 -2.931
Centro 14.035 15.296 -1.261
Sud e Isole 12.400 9.222 +3.178

Elaborazione Ufficio studi CGIA su dati Banca d’Italia (Economie regionali, novembre 2020),

Istat, Conti Pubblici Territoriali e bilanci degli enti previdenziali

 Tab. 3 – Residui fiscali al netto della spesa per interessi

(criterio della localizzazione 2)

anno 2019 – valori in euro pro-capite

Regioni e Aree geografiche Spese (A) Entrate (B) Residuo
(A-B)
Lombardia 13.379 19.553 -6.174
Emilia-Romagna 13.615 16.905 -3.290
Prov. aut. di Bolzano 17.097 19.956 -2.859
Veneto 12.336 15.008 -2.672
Toscana 13.045 14.362 -1.317
Piemonte 14.062 14.892 -830
Marche 12.657 12.727 -70
Valle d’Aosta 18.191 17.674 +517
Umbria 13.316 12.581 +735
Lazio 18.482 17.490 +991
Liguria 15.897 14.795 +1.101
Prov. aut. di Trento 17.732 16.514 +1.218
Campania 10.682 8.780 +1.902
Friuli Venezia Giulia 17.227 15.068 +2.158
Puglia 11.326 8.638 +2.688
Abruzzo 13.950 11.052 +2.898
Sicilia 11.190 8.171 +3.019
Molise 12.997 9.783 +3.213
Basilicata 13.433 9.812 +3.621
Calabria 11.715 7.932 +3.783
Sardegna 13.528 9.666 +3.861
Nord 13.826 17.071 -3.244
Centro 15.676 15.554 +121
Sud e Isole 11.573 8.783 +2.791

Elaborazione Ufficio studi CGIA su dati Banca d’Italia (Economie regionali, novembre 2020),

RGS, Siope e bilanci degli enti previdenziali 

Note

Le tabelle 1,2 e 3 illustrano i residui fiscali primari (al netto della spesa per interessi) elaborati dalla Banca d’Italia all’interno della pubblicazione Economie Regionali (novembre 2020).

Le tabelle 1 e 3 utilizzano il criterio della localizzazione, ovvero attribuiscono le spese e le entrate in base al luogo in cui sono rispettivamente erogate o acquisite; il residuo fiscale così ottenuto risulta positivo per il Mezzogiorno e varia da +2.451 euro pro capite (tabella 1 con dati Conti Pubblici Territoriali) a +2.791 euro pro capite (tabella 3 con dati RGS, Siope e bilanci degli enti previdenziali).

La tabella 2 riporta invece i residui fiscali primari secondo il criterio del beneficio, ovvero tiene conto della distribuzione sul territorio delle caratteristiche che identificano i beneficiari finali dei servizi pubblici (della spesa) e coloro che ne sostengono l’onere (soggetti al prelievo). Sulla base di questo criterio si ottiene un residuo fiscale primario ancora più elevato per il Mezzogiorno (+3.178 euro pro capite).

[1] OCPI – Università Cattolica Sacro Cuore, “I residui fiscali: più trasparenza migliorerebbe il dibattito sulle autonomie”, 5 settembre 2024.

[2] Banca d’Italia – Economia regionali – “L’economia delle regioni italiane. Dinamiche recenti e aspetti strutturali”, n° 22, novembre 2020. Dall’analisi, l’Ufficio studi della CGIA ha escluso la prima ipotesi che non sembra verosimile.

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