Come Cgil di Rovigo ci uniamo all’appello giunto da molti Enti ed Associazioni nei confronti della giunta comunale del Comune di Rovigo per evitare la chiusura del SAI (sistema di accoglienza ed integrazione).
La questione legata alla sicurezza è certamente importante e va affrontata quando necessario, in primis da chi ha istituzionalmente tale compito, unita a politiche pubbliche che sappiano cogliere ed affrontare la ragioni del disagio sociale che spesso sta dietro a tali problematiche.
Ma la questione del proseguimento del progetto SAI non ha in alcun modo a che fare con il tema della sicurezza, a meno che non si voglia affrontarlo in termini più ideologici che oggettivi, rischiando persino di dare sponda a strumentali ricette divisive, razziste e di odio che sono proprie più di piccoli gruppi neo-fascisti, coinvolti – in un recente passato – anche in fatti criminosi, che ogni tanto appaiono anche nel nostro Territorio e di cui certamente Rovigo non ha bisogno.
Non vorremmo che si buttasse via “il bambino con l’acqua sporca” come si suole dire, fatto già avvenuto con la rinuncia al progetto finanziato dal PNRR per la ristrutturazione di un immobile a Concadirame, attuale vuoto urbano, che avrebbe potuto essere destinato a lavoratori stagionali che arrivano regolarmente nei nostri territori (e che comunque arriveranno vista la necessità in alcuni settori) attraverso i “flussi”, richiesti dalle aziende, per offrire loro sistemazioni abitative dignitose durante il periodo di lavoro, rendendoli meno ricattabili e sottrarli così al pericolo di sfruttamento e caporalato.
Com’è noto, Il progetto SAI, finanziato per interno dal Ministero dell’Interno e che riguarda 30 persone in un Comune di 50mila abitanti, è attivo a Rovigo da 24 anni, coinvolgendo giunte e consigli comunali di tutti gli orientamenti politici, a dimostrazione della sua efficacia e funzionalità.
Da sempre è strumento efficace non solo di gestione vera ed inclusiva del fenomeno migratorio ma garantisce nei fatti anche importanti percorsi di formazione ed inserimento lavorativo (in particolare nei settori agricolo e della logistica dove da tempo c’è una forte richiesta di personale da parte delle imprese), diventando ancor più un beneficio per la nostra intera comunità, nonché punto di riferimento per molti Enti ed Associazioni del nostro Territorio. Fatti facilmente verificabili presso le stesse aziende e loro associazioni di categoria.
C’è poi un altro delicato aspetto, probabilmente non preso in considerazione dall’amministrazione comunale: quello occupazionale. La frettolosa rinuncia a tale progetto, infatti, rischia fortemente di farci perdere a fine 2025 almeno una decina di posti di lavoro di persone impiegate da molti anni nel SAI. Non certo “speculatori” dei migranti come a volte vuol far apparire la distorta propaganda degli odiatori, ma lavoratrici e lavoratori polesani, spesso giovani, che operano con estrema professionalità, esperienza e passione in questo non facile ambito. Non crediamo che la nostra Provincia se lo possa permettere.
Per tutte queste ragioni chiediamo che la giunta comunale rodigina possa responsabilmente rivedere tale decisione in nome della buona amministrazione e proprio per il bene di tutte/i. Mancano ormai pochi giorni ma ci sarebbe ancora il tempo.
Il segretario generale CGIL Rovigo, Pieralberto Colombo



