Oltre alle aziende, i presidi sanitari, gli uffici postali e le sedi bancarie sono in costante riduzione, la Cgil vicentina lancia l’allarme: “Fermiamo lo svuotamento delle attività nei paesi della Valle dell’Agno”.
Quanto sta accadendo nel Vicentino sembra essere un abbandono pianificato dei territori periferici da parte delle imprese e non solo. La notizia che lo stabilimento Valentino di Valdagno, che occupa oltre 300 lavoratrici e lavoratori, resterà con un servizio di logistica e magazzino ridotto ai minimi termini vista la decisione di tagliare 83 persone su 109, è un fatto molto grave sia per le conseguenze che avrà sui lavoratori e le lavoratrici direttamente interessati, trattati come merce non più necessaria, ma anche per le preoccupazioni che sta generando rispetto alle prospettive di tenuta dello stabilimento.
“Alle lavoratrici ed ai lavoratori direttamente coinvolti diciamo che la CGIL è al loro fianco” dichiarano dalla segreteria della Cgil vicentina, continuando: “siamo disponibili ad affrontare la situazione anche al tavolo dell’unità di crisi regionale, oltre ad aver già posto al gruppo Valentino l’urgenza di un incontro perché non è accettabile che l’azienda committente si dica del tutto estranea rispetto alle scelte organizzative di un servizio che ha essa stessa ha deciso di appaltare.”
Mentre le grandi aziende e i gruppi finanziari riorganizzano le proprie strutture operative scaricando il costo delle inefficienze su lavoratrici e lavoratori, nei comuni e nei quartieri si assiste al progressivo smantellamento dei servizi di prossimità. La chiusura di sportelli bancari (in cinque anni chiusi 2 sportelli a Valdagno e 1 a Recoaro Terme), il ridimensionamento degli uffici postali, il taglio dei presidi sociali ed essenziali, come quelli sociosanitari, i limiti del trasporto pubblico, stanno spogliando la comunità della Valle dell’Agno di ogni supporto primario, privando di fatto le cittadine e i cittadini dei diritti fondamentali di cittadinanza e le imprese locali di quei servizi e punti di riferimento necessari alla tenuta produttiva.
Su questo scenario di progressiva desertificazione interviene direttamente con durezza Giancarlo Puggioni, segretario generale della CGIL di Vicenza: «Già vent’anni fa la nostra Camera del Lavoro denunciava il rischio della dissipazione del lavoro e dell’egoismo di un certo ceto dirigente capace di vedere soltanto i propri profitti e patrimoni esentasse. Oggi assistiamo all’accelerazione finale di quel processo: nella Valle dell’Agno, così come nell’intero bacino vicentino, la fuga delle imprese dalle proprie responsabilità sociali avviene nell’assoluto e colpevole silenzio della politica locale e regionale. Ci chiediamo quale sia la visione strategica per questa provincia a medio e a lungo raggio. Mentre si continuano a glorificare le grandi opere infrastrutturali come la Superstrada Pedemontana Veneta, ci chiediamo a cosa debbano servire queste cattedrali, se nel frattempo si svuota il territorio di ogni servizio! Avanti di questo passo la Superstrada rischia di rivelarsi un’opera del tutto inutile, un’autentica truffa a danno dei cittadini vicentini e veneti. Chiediamo, soprattutto alle associazioni datoriali, che industria e che comunità dovrebbero servire queste arterie, se la rete sociale, logistica e produttiva locale viene smantellata pezzo dopo pezzo? Di fronte a colate di cemento costate miliardi di euro ai cittadini veneti, come la Superstrada Pedemontana Veneta (solo lo scorso anno i cittadini veneti hanno pagato 54 milioni di euro per coprire il disavanzo di gestione!), c’è da chiedersi: che tipo di sviluppo si prefigura se nel frattempo si smantella l’ossatura reale della produzione e si ridimensionano alcuni servizi di prossimità? A quale industria serve un’infrastruttura importante, se attorno restano capannoni senza produzioni e magazzini vuoti? Non è accettabile che la risposta alle difficoltà d’impresa gestite dai grandi marchi del lusso o dalle multinazionali sia il ricatto occupazionale. Per queste ragioni, la CGIL seguirà con molta attenzione il dibattito in Consiglio Comunale di Valdagno, previsto per il tardo pomeriggio di lunedì 28 settembre e, allo stesso tempo, chiede a Confindustria, alla Provincia e alla Regione la convocazione di un incontro, perché non ci rassegniamo a una prospettiva di progressivo abbandono di questa parte importante del territorio vicentino.»
—



