Il 30 marzo il Consiglio comunale di Rovigo ha affrontato il tema delle estrazioni di metano in Alto Adriatico, tema che ha suscitato notevole interesse. Riportiamo l’intervento della consigliera Dina Merlo del Forum dei Cittadini.
La mia posizione in merito alle decisioni del Governo di autorizzare estrazioni di gas in Alto Adriatico, anche includendo il territorio comunale di alcuni comuni del Delta del Po, è di netta contrarietà.
Le motivazioni per sostenere questo parere negativo sono molteplici. Innanzitutto i rischi idrogeologici, che in un territorio strutturalmente fragile e soggetto a bradisismo, si aggiungono agli effetti dei cambiamenti climatici in atto che agiscono a favore di un innalzamento del livello del mare.
Questa è una aggravante del fenomeno bradisismo che non esisteva nel 1964, ma oggi ha una componente misurabile e stimabile anche in termini economici. Gli effetti attribuibili all’abbassamento del livello del suolo determina immediatamente un aumento dei costi per la bonifica, che vengono sostenuti al 90% dagli agricoltori. Questo è un sovraprezzo che va direttamente ad incidere sui costi delle aziende agricole, che già oggi sono gravati da un pesante tributo alla bonifica.
Aggiungiamo, inoltre, che il Governo Meloni ha pensato bene di annullare i finanziamenti per la subsidenza diretti ai consorzi di bonifica, caricandoli direttamente in capo agli imprenditori agricoli. Una scelta quella del Governo Meloni, che oltre ad essere poco responsabile nei confronti di questo territorio, danneggia direttamente soprattutto gli imprenditori agricoli del nostro territorio che sono maggiormente esposti a elevati costi per la bonifica. Ma signor Sindaco lo dice lei agli agricoltori che devono farsi carico di questi costi?
A questo dobbiamo aggiungere ancora il rialzo del costo del carburante, utilizzato per fare funzionare gli impianti di bonifica, a causa della guerra iniziata da Trump e che si avvia ad avere conseguenze economiche su molti versanti, ma che sul settore agricolo si accaniscono in modo particolarmente grave: aumento del gasolio per i mezzi agricoli, aumento del 30% del costo dei concimi e non da ultimo aumento dei costi di bonifica. Un effetto evidente sarà un aumento dei costi dei prodotti alimentari, ma che in larghissima parte si distribuiranno nella catena della distribuzione e non saranno certamente in grado di risarcire gli aggravi dei costi aziendali in agricoltura.
Se analizziamo i benefici che potrebbero avere queste estrazioni in termini quantitativi di prodotto sono irrisori, a fronte di costi di estrazione molto elevati che non premiano neppure nel rapporto costi/benefici del processo di estrazione stesso, mentre i danni al territorio e l’abbassamento del terreno restano permanenti, così come gli aumenti dei costi di sollevamento e di bonifica del territorio.
Nei mesi scorsi erano già state fatte tutte le indagini preliminari da parte della Regione, concluse con ragionevoli dubbi sulla sostenibilità e con un parere negativo, che però non è stato portato con forza sui tavoli politici nazionali. Vorrei che le estrazioni le andassimo a fare a Treviso per vedere quale sollevamento di scudi ci sarebbe e ci sarebbe stato!
Tuttavia una posizione unitaria, al di là di tutte le sigle politiche e associative, è stata espressa ad Adria nella recente manifestazione che ha portato ad un documento politico unitario di contrarietà. Peccato che fosse assente proprio il Sindaco e qualsiasi rappresentante della maggioranza di Rovigo. Poteva sembrare un caso.
Ma poi si è materializzata questa posizione politica ambigua e indifendibile del Sindaco di Rovigo, che raduna intorno a sé esponenti degli stessi partiti che in tutto il resto del Polesine sono apertamente contro le trivellazioni. Una ambiguità politica che suona più come un messaggio che bisogna lasciare liberi i manovratori (nazionali). Imbarazzante il gioco dei politici di centro destra del Comune di Rovigo, che in aperta contraddizione con i loro segretari e colleghi di partito provinciale, provano ad arrampicarsi sugli specchi cercando una soluzione che non li obblighi a schierarsi.
La crisi politica ed energetica di oggi non si affronta così, con trivellazioni che non reggono ad una analisi costi benefici e danno un contributo irrisorio, ma investendo fondi nella espansione delle energie rinnovabili che garantiscono nel tempo un risparmio continuativo.
Il Polesine ha già dato contribuendo con una subsidenza storica e rovinosa, con una centrale elettrica che ha portato sviluppo solo altrove, con un rigassificatore che in questo momento è una infrastruttura essenziale e importante per il rifornimento di prodotti petroliferi, anche se in Polesine non c’è mai stato nessun vantaggio e nessuna contropartita. BASTA!!!
Dina Merlo
Forum dei cittadini



