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Crivellari e Tosini schierati contro la produzione di lana di roccia a Borsea

I consiglieri comunali Diego Crivellari e Palmiro Franco Tosini hanno illustrato nel corso di una conferenza stampa la loro contrarietà all’insediamento della ditta FIR nella zona industriale di Borsea per la produzione di lana di roccia. Di seguito le motivazioni.

DETTAGLI DEL PROGETTO PRESENTATO A BORSEA (Interporto, RO) 26/6/2026

  • Investimento: Circa 40 milioni di euro
  • Posizione: Viale Don Milani, nell’area della Zona Logistica Semplificata (ZLS) dell’Interporto di Rovigo
  • Capacità produttiva: Oltre 120 tonnellate al giorno di lana minerale ottenuta tramite fusione
  • Innovazione: Primo impianto in Italia con un forno completamente elettrico

Impatto e Discussione

  • Occupazione: Previsti 90 posti di lavoro diretti e circa 200 nell’indotto

SERVIZIO DI RAI 3 VENETO 19/7/2026

  • Cappotto termico: è un termine che ormai è entrato nell’uso comune per indicare il procedimento che conferisce agli edifici una capacità di isolamento. Ma il risparmio energetico, auspicato dalla sensibilità ambientalista, si scontra paradossalmente con i rischi proprio di natura ambientale e di salute, che la produzione dei materiali utilizzati per confezionarlo comportano.
  • La lana di roccia, che li costituisce, viene infatti prodotta impiegando formaldeide e fenolo, sostanze cancerogene, bandite ormai dalla maggior parte delle aziende del Nord Europa per rispettare gli standard di produzione indoor. Motivo che spinge le associazioni per la tutela della salubrità e dell’ambiente del Polesine a schierarsi contro il progetto dell’insediamento di un impianto di fabbricazione di lana minerale a Rovigo. Presentato da un’azienda che già opera nel Veronese, a Roncà, dove l’amministrazione comunale si è opposta a un ampliamento. Ci si chiede: “Possibile che il Polesine continui a essere considerato terreno propizio per trivellazioni, smaltimenti, depurazioni, incenerimenti, insomma di tutto quello che gli altri non vorrebbero mai a casa propria?”

CORSI E RICORSI STORICI: PERCHE’ CREARE UN IMPIANTO A ROVIGO EX NOVO, MENTRE NON LO SI ERA VOLUTO AMPLIARE A RONCA’ (VR)?

Quella di Roncà è una lunga storia… la “vecchia” Fir srl si insediava nel lontano 1971 nel paese di Roncà, nel Veronese: era una azienda familiare che nel tempo avrebbe prodotto (anche) lana di roccia o lana minerale, con appena una decina di dipendenti e un ciclo di lavoro limitato ad appena 6 ore. La materia prima, inoltre, era recuperata nelle colline situate a pochi chilometri di distanza dal paese stesso (“sassi”, cioè basalto, che produce forti emissioni di zolfo).

Lo scorso giugno a Borsea, in sede di presentazione da parte dell’azienda, si apprende che: si tratta di “un impianto che sarà attivo 24 ore su 24, 310 giorni l’anno”; “il progetto, infatti, prevede una torre-forno alta 30 metri e una ciminiera di 39”; “verranno utilizzate materie prime naturali come basalto e altre rocce”; “Noi abbiamo già uno stabilimento che produce lana di roccia a Roncà, in val d’Alpone. Ha una tecnologia ormai superata, produce 500 chili di prodotto all’ora e impiega meno di 10 dipendenti. Lì vicino, ma non contiguo, c’era un lotto di 15mila metri quadrati: abbiamo fatto uno studio di fattibilità per valutare l’investimento, ma non avrebbe avuto senso”. Il tema dei trasporti: leggiamo che lo stabilimento movimenterà 6 camion al giorno in entrata e 16 in uscita. Davvero così?

Considerazione preliminare: qui a Rovigo si parlerebbe di cicli di lavoro di 24 ore, con decine e decine di dipendenti, materiale che arriva necessariamente da fuori città, percorrendo decine di km… alle problematiche legate all’inquinamento e alla sicurezza ambientale si collegherebbero certamente le dinamiche di un impatto logistico (trasporti, traffico, aria, acqua ecc.) destinato a gravare su Borsea e su un’area della nostra città già pesantemente condizionata. Cui prodest? A chi giova?

RONCA’: UNA LUNGA STORIA…

Facciamo allora un passo indietro…

Abbiamo in mano una lettera del 21 marzo 1997 con cui l’amministrazione comunale di Roncà chiedeva una urgente verifica ambientale a Provincia di Verona, Ulss, Spisal sollecitata da diversi cittadini che “lamentano la presenza nell’aria, nelle abitazioni e nelle pertinenze di particelle fibrose di color biancastro-nero”. Cittadini, famiglie, amministratori nel corso degli anni non hanno mancato di sollevare a più riprese le loro legittime preoccupazioni per la salute e per l’ambiente.

La “vecchia” Fir inizia a operare negli anni Settanta; è un’azienda familiare, con pochi dipendenti; pochi anni fa è acquisita da un gruppo multinazionale (presidente: L. Mazzer), determinato a proporre un “ampliamento” che di fatto costituisce un investimento milionario e un nuovo insediamento di largo impatto per l’intera area. Non è un semplice adeguamento. Attuale capofila della Fir è Iwis Insulation Waterproofing Industrial Systems srl, con sede a Vittorio Veneto (Tv).

Luglio 2022: avvengono i primi contatti tra il comune di Roncà e la “nuova Fir”; in questa sede viene anticipato l’investimento di 11,5 milioni di euro (60 dipendenti, più indotto).

Ottobre 2023: la Fir acquisisce una nuova area, da una ditta del luogo, per realizzare l’ampliamento della fabbrica; seguono ulteriori contatti informali con il comune.

Febbraio 2024: il comune riceve una bozza informale da parte di un tecnico Fir per il posizionamento di una ciminiera alta 40 metri.

Aprile 2024: avviene la prima presentazione informale da parte di Fir della ipotesi progettuale; si comunica che tale progetto dovrà essere presentato ufficialmente in Regione per la valutazione A.I.A.

Consiglio comunale aperto del 17 marzo 2025: viene approvato all’unanimità il Documento volto alla manifestazione di contrarietà all’eventuale progetto di riqualificazione dell’attuale stabilimento Fir. Leggiamo direttamente dal Documento approvato: “Con la presente siamo a manifestare la nostra assoluta contrarietà al progetto, non ancora presentato ufficialmente, di ampliamento e riqualificazione dell’attuale fabbrica Fir. (…) Pare che i nuovi stabilimenti possano avere delle dimensioni imponenti ed impattanti a livello paesaggistico, con forno e camino o ciminiera di altezze non ancora specificate. Il condizionale è necessario non avendo ancora visionato i progetti ufficiali perché ancora non presentati a livello regionale. Da quello che ora possiamo dedurre il progetto risulta di dimensioni considerevoli cambiando notevolmente il territorio a livello paesaggistico ed impattando dunque in misura significativa a livello ambientale, ci sentiamo dunque di esprimere e manifestare apertamente la nostra contrarietà verso un insediamento di questo tipo di realtà nel nostro territorio”. E di seguito: “Il nostro territorio punta sulla valorizzazione dei prodotti locali e dell’agricoltura, argomenti che rischiano di essere compromessi da questo progetto che potrebbe rappresentare un’invasione di un modello industriale in un mondo agricolo e naturale fino ad oggi armonioso”. Per concludere: “A tal proposito ci si impegna a manifestare la propria contrarietà con tutti gli strumenti formali a disposizione, e percorrendo tutte le strade previste dalla legge”. 

PRIMA DI ROVIGO…

Il Comune di Roncà ha detto no nei mesi scorsi e l’atto politico fondamentale è stato una mozione condivisa da tutto il Consiglio comunale: no alla nuova grande fabbrica che – dicono gli atti – con i suoi forni brucia “decine di tonnellate di basalto a 1.400 gradi” e libera nell’aria “polveri e ossidi di zolfo e azoto pericolosi per la salute dei cittadini”. Un insediamento che sarebbe stato “dieci, venti volte più potente della Fir di Forti, che già provocava continui reclami, proteste, denunce”.

IN CONCLUSIONE

Le preoccupazioni dei cittadini di Rovigo e specialmente della zona di Borsea non si possono ignorare: si brucia il basalto con additivi a base di zolfo, liberando nell’aria ossidi di zolfo. L’ So2 (anidride solforosa) è un gas irritante, incolore, con odore pungente ed essendo più pesante dell’aria si deposita in strati nelle zone più basse. Secondo pareri autorevoli, corrisponde ad una attività altamente inquinante. Quanti quintali di polvere, ad esempio, verrebbero ogni anno distribuite sui terreni? Con quali effetti? (In un metro cubo di gas possono concentrarsi 5 milligrammi di polveri).

Noi abbiamo già una mozione pronta di fatto, ma oggi non la presentiamo. Vorremmo sicuramente condividerla non soltanto con i colleghi della minoranza o con quelli in ogni caso già preoccupati per l’impatto del nuovo insediamento, ma anche con i consiglieri della maggioranza – maggioranza di centrodestra che compirebbe un atto importante e nell’interesse della città, se davvero prendesse posizione sul tema. E noi ovviamente a questo punto auspichiamo sia una presa di posizione chiara, di contrarietà all’impianto, a tutela della salute pubblica e dell’interesse dei cittadini.

Diego Crivellari

Palmiro Franco Tosini

 

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