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DON GIOVANNI per la Stagione Lirica al Teatro Sociale

Nuovo appuntamento con la Stagione Lirica del Teatro Sociale di Rovigo. Grazie alla collaborazione e coproduzione tra il prestigioso Festival di musica Internazionale di Portogruaro e la stagione multidisciplinare CortinAteatro di Cortina d’Ampezzo va in scena il 10 novembre con anteprima ragazzi l’8, il celebre Don Giovanni di W.A. Mozart.

Il “Don Giovanni”, come spiega il direttore artistico Edoardo Bottacin,  è il secondo dei tre drammi giocosi che Mozart scrisse su libretto di Lorenzo Da Ponte, il quale attinse a numerose fonti letterarie dell’epoca. Sul palco un cast under 40, che raggruppa molte delle voci più brillanti e promettenti d’Italia. Don Giovanni sarà interpretato da Christian Federici, baritono goriziano vincitore nel 2018 del Concorso internazionale Toti Dal Monte, che a inizio 2023 ha debuttato a La Scala di Milano, mentre il basso molisano Rocco Cavalluzzi, considerato uno tra i più interessanti talenti emergenti, vestirà i panni di Leporello, il servitore di Don Giovanni. Elisa Verzier, soprano triestina trentenne vincitrice della prima edizione del Concorso Lirico Bellini al Teatro Massimo Bellini di Catania e della 73esima edizione di AsLiCo nel 2022 e pronta per il debutto a La Scala per l’inaugurazione di stagione 2023/24, sarà Donna Anna, mentre il soprano Valentina Mastrangelo, 34 anni, originaria di Polla (Salerno) e già di casa nei più prestigiosi teatri italiani e non solo, sarà Donna Elvira. Completeranno il cast il tenore Giuseppe Talamo nel ruolo di Don Ottavio, il basso milanese Carlo Malinverno in quello del Commendatore, il baritono rodigino Francesco Toso in quello di Masetto e il soprano Maria Chiara Ardolino, veneziana, in quello di Zerlina.

La parte musicale sarà a cura dell’Orchestra Regionale Filarmonia, diretta da Massimo Raccanelli, mentre i cori spetteranno al Coro Kairos Vox diretto da Alberto Pelosin. Regia, Scene e costumi sono di Alfredo Corno.

“Ho ritenuto importante – afferma il regista Alfredo Corno -, ricordare che si tratta di un “Dramma giocoso” e, chi ne avrà la pazienza, potrà trovare più di una pennellata di colori direttamente provenienti dalla tavolozza dell’Opera buffa”.

 

L’opera verrà presentata martedì 7 novembre alle 18 al Ridotto del Teatro Sociale.

 

La Stagione 23.24 del Teatro Sociale di Rovigo è sostenuta da:

Ministero alla Cultura, Regione del Veneto, Comune di Rovigo.

Partner: Arteven, Conservatorio Statale di Musica “Francesco Venezze” di Rovigo, Associazione Musicale Venezze di Rovigo, Compagnia Fabula Saltica, MusikDrama, Filarmonica Arturo Toscanini, Orchestra Regionale Filarmonia Veneta, Orchestra di Padova e del Veneto, I Virtuosi della Rotonda, Teatro La Fenice di Venezia, I Solisti Veneti, Ente Rovigo Festival, Rovigo Jazz Club, Accademia dei Concordi, Associazione Dante Alighieri.

Sponsor: Camera di Commercio di Venezia Rovigo, Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, Fondazione Banca del Monte di Rovigo, Fondazione Rovigo Cultura, Adriatic Lng, Banca del Veneto Centrale, Asm Set, Irsap, Coldiretti. Technical partner Play Piano pianoforti, Pasticceria Borsari, Gelateria Godot. Media partner La Piazza.

 

BOTTEGHINO

Telefono 0425 25614

E-mail teatrosociale.botteghino@comune.rovigo.it

ORARI DI APERTURA 9.00-13.00 / 15.30-19.30

Giorni di spettacolo mattutini 8.30/13.00 – 15.30/19.30

matinée 9.00/13.00 -15.00/19.30 serali 9.00-13.00 / 15.30-22.30

Giorno di chiusura: domenica, aperto nei giorni di spettacolo domenicale con chiusura il lunedì successivo

 

 

DON GIOVANNI: CHI SONO I BUONI? note di regia di Alfredo Corno

Don Giovanni, un titolo che non ho mai avuto l’occasione di mettere in scena; Mozart un autore che adoro e che, non lo nego, mi mette soggezione. Se l’età da un lato mi offre una non breve esperienza di palcoscenico, mi impone, dall’altro, maturità e saggezza. Dell’indulgenza in cui possono sperare i giovani non se ne parla proprio! Una caratteristica di Mozart che mi ha sempre affascinato è che, da un punto di vista drammaturgico, non assume mai una posizione univoca. Nella trilogia italiana (a fianco di quello sregolato genio di Da Ponte) sembra proporre il lieto fine, ma il nostro moderno e scientifico cinismo e, ancor prima, il disincanto offerto dall’Illuminismo dei suoi tempi, ci induce a pensare che forse non è così. Wolfgang Amadeus cammina su una fune, sorride sornione e sembra sfidarci a trovare noi la soluzione. Ma esiste “una” soluzione? Se un interprete (un regista, nel mio caso) ne adotta una, non sottrae le altre al pubblico? E non risulta riduttivo nei confronti dell’Autore? C’è da sentirsi solidali con il Principe di Danimarca! Mi si è chiesto di pensare a uno spettacolo che rimanesse nel solco della tradizione, ho accettato. Non sono però sicuro di aver rispettato l’impegno, a partire dalla collocazione temporale. Il 1630, quando la vicenda è stata narrata da Tirso De Molina o il 1665, quando il narratore diventa Molière? Il 1735, quando appare la versione del nostro Goldoni o il 1787, quando – dopo numerosi altri musicisti – Mozart compone il Don Giovanni al quale stiamo per assistere? È evidente che già ai tempi del nostro Autore la vicenda del “Burlador de Sevilla” era diventata un mito appartenente a un tempo precedente che non è poi così importante definire. Ho quindi scelto e disegnato costumi ispirati alla prima metà del ‘700, con la sola eccezione di quello per il Commendatore. È ideologicamente e fisicamente vecchio, paludato, conservatore e – in tutti i sensi – parruccone. In qualsiasi epoca avessi scelto ambientare la storia, lui sarebbe appartenuto al secolo precedente. In una sua bella regia, Robert Carsen evidenzia la mediocrità e l’insipienza di tutti i personaggi salvando il protagonista dalle fiamme infernali che lo avvolgono e facendolo riapparire, irridente come sempre, sulle ultime battute della partitura. Senza fumi e fiamme questo Don Giovanni si limiterà a sparire. Io non provo per lui né ammirazione né simpatia. Non bisogna confonderlo con Casanova (generalmente consideriamo l’uno sinonimo dell’altro) che adora e ama davvero, anche intellettualmente, le donne onorandole di mille attenzioni. Don Giovanni è semplicemente e banalmente un collezionista di copule. Ogni donna, bionda o bruna, giovane o matura, non è che una tacca in più nella squallida contabilità tenuta da Leporello. Tracciata la nuova tacca i bauli sono lì, sempre pronti ad essere caricati sui muli per una ennesima e vigliacca fuga. È un anarchico che rifiuta il rispetto di ogni convenzione sociale, regola o legge (e tuttavia ama imporsi al suo servo) ma che non ha alcun ideale da perseguire. È perennemente insoddisfatto, ingrugnito, non lo si vede mai sorridere, insensibile anche all’ambiente che lo circonda. Per fargli dispetto mi sono divertito a farlo muovere, lui che disprezza ogni regola, in uno spazio in cui si moltiplica il più classico degli elementi architettonici disegnato secondo le rigorose proporzioni codificate da Vitruvio e riprese da Palladio. Pure è lui a dare vita e ragion d’essere a tutti. Quando lui sparirà anche gli altri perderanno carattere e personalità, diventeranno solo ombre. Ma se il protagonista è il “cattivo” gli altri personaggi sono i “buoni”? Partiamo dai “buffi”. Leporello è la simpatica canaglia, il classico servitore della Commedia. Tenta, talvolta, di far la morale al padrone, ma demorde alla minima minaccia. In realtà lo invidia e vorrebbe essere come lui, o come il nuovo padrone che troverà all’osteria. Masetto precorre la strada che di lì a qualche anno sarà di Papageno, la sua aspirazione è mangiare, bere e avere una donna per fare l’amore. Zerlina è una ragazza che si realizzerà nel matrimonio. Poco importa con chi: un contadino al quale riassettare la casa e scodellare virgulti che presto offriranno nuove braccia nei campi, oppure un cavaliere che sembra il Principe Azzurro. I fatti, più che il cuore o la ragione, le faranno capire: piuttosto che “ingannata restar” è meglio tenere i piedi per terra.

Veniamo ai “seri”. Ho già accennato al Commendatore, talmente pieno si sé e della carica che ricopre da ritenere sufficiente drappeggiarsi nella sua ampia toga per imporsi, senza spada, a uno spadaccino. Don Ottavio ha dalla sua la giovane età, ha buoni principi, è sinceramente innamorato (pensate a quante volte esprime il suo desiderio di nozze) ma quell’” Ohimè! Respiro.” che gli sfugge durante il racconto di Donn’Anna delude non poco. Mi piacerebbe, poi, sperare di poter contare sui giovani per raddrizzare le storture del mondo e Ottavio si limita a invocare aiuto perché altri lo facciano. Nemmeno Donna Anna, la cui tessitura vocale dovrebbe garantirle il ruolo dell’eroina, riscuote la mia simpatia. Non ricambia l’amore di Don Ottavio e intende sposarlo solo il più tardi possibile. Ora è assorbita dal recitare il ruolo della infelice orfana per poter essere compianta. È sempre egoisticamente interessata solo a sé stessa, un domani “… il cielo ancora sentirà pietà di me.” non di noi, coppia destinata alle nozze, ma di me! Donna Elvira viene spesso rappresentata come una virago, una sorta di Erinni assetata di vendetta. Io me ne sono, invece innamorato: è capace di amare e nell’abbandono dell’amore si è lasciata sedurre; è appassionata e ricerca “l’empio” non tanto per vendicarsi quanto per ricucire il rapporto; è sufficientemente ingenua da non accorgersi che a corteggiarla non è Don Giovanni ma il suo servitore; infine è generosa perché nel tentativo di salvare l’amato non chiede niente per sé, nemmeno di veder ricambiato il suo amore. Cosa uscirà da queste considerazioni? Un drammone tragico e pessimista dalle tinte fosche? Spero proprio di no, anche se ho pensato a luci che definirei caravaggesche, se non temessi di essere ritenuto presuntuoso, mai completamente gioiose. Ho ritenuto importante ricordare che si tratta di un “Dramma giocoso” e, chi ne avrà la pazienza, potrà trovare più di una pennellata di colori direttamente provenienti dalla tavolozza dell’Opera buffa

 

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