In più di qualche occasione, nel corso della mia esperienza professionale, ho assistito all’emanazione di decisioni giudiziarie che, dal mio punto di vista, si manifestavano palesemente ingiuste al punto tale da reclamare vendetta.
Tuttavia non ho mai ritenuto che quei provvedimenti fossero il frutto di preconcette posizioni politiche.
Soprattutto non ho mai messo in discussione l’importanza del processo, dell’esistenza delle corti giudiziarie, dei giudici, di coloro, cioè, che sono deputati ad amministrare la Giustizia interna ed internazionale.
E’ fondamentale, per il convivere civile, che ci sia un tribunale, una corte, un giudice, un organo giudiziario che indaghi, valuti e decida sugli atti e comportamenti degli uomini: siano persone comuni, capi di Stato, potenti della Terra.
Diversamente esisterebbe il caos planetario; varrebbe la legge del più forte, inaccettabile per coloro che, come il sottoscritto, aspirano a vedere sempre più affermati principi di uguaglianza , di equilibrio politico ed economico, di benessere collettivo tra i popoli, di condizioni di vita sociale, materiale, spirituale più evolute.
Il nostro ordinamento interno prevede l’arresto e la custodia cautelare in carcere per coloro che potrebbero reiterare gravi reati. Tale misura è prevista ancor prima del giudizio e quindi della eventuale condanna.
E’ evidente che la stessa regola debba valere per coloro che potrebbero essere condannati per crimini di guerra e crimini contro l’umanità.
Tra costoro entrano, a mio avviso, a pieno titolo, sia il presidente russo, Putin, sia il premier israeliano, Netanyahu, nei confronti dei quali la Corte Penale Internazionale (CPI) ha spiccato un mandato di arresto.
Tutti i Paesi, fra questi l’Italia, che hanno sottoscritto a Roma, nel 1978, lo statuto istitutivo della CPI, entrata in funzione nel 2002, devono pertanto rispettare l’ordine di cattura e quindi eseguirlo.
La decisione della CPI non può e non deve essere mistificata, confusa, considerata antisemita, contro la popolazione di Israele e a favore dei barbari assassini di Hamas.
Nulla di politico nell’operato della Corte di giustizia internazionale che accusa il premier israeliano di essersi macchiato di “reati di denutrizione come strumento di guerra, sterminio, persecuzione, assassinio, aver diretto intenzionalmente attacchi contro la popolazione civile”.
Se l’accusa dovesse essere confermata, in un regolare processo da parte di giudici terzi e indipendenti, non vedo perché non ne dovrebbe rispondere chi si fosse macchiato di così gravi crimini, tali da configurare anche l’accusa di genocidio. Circostanza quest’ultima che andrebbe anch’essa accertata.
Non posso non schierarmi con chi rispetta il Diritto, gli accordi e i trattati internazionali e, nel caso di specie, l’obbligo dell’arresto.
Le prese di posizioni contrarie e/o ambigue di alcuni Capi di Stato o politici nostrani sono interessate e dettate dalla mera propaganda di posizione. Non sono sicuramente foriere di un mondo più equo e giusto.
Palmiro Franco Tosini



