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IBC, CSA di Adria: meno parole e più chiarezza sugli aumenti delle rette

Leggo con rammarico sulla stampa locale di oggi il commento dell’assessora Manzetto sulla situazione del CSA di Adria in cui cerca di offrire una giustificazione agli aumenti delle rette richiesti alle famiglie degli ospiti. Il problema è che, al di là delle parole, il discorso appare costruito più su enunciazioni generiche che su risposte concrete. Ancora una volta vengono evocati concetti e idee sentite da decenni: “Stiamo valutando progetti per fare dell’ente una struttura diffusa sul territorio e costruire, anche con altre istituzioni, una rete di servizi che raggiungano persone fragili ecc.” Ma quante volte abbiamo sentito questa frase!

Il punto critico resta uno: mentre si parla  genericamente di strategie future e di progettualità vaghe, alle famiglie viene chiesto, ancora una volta, un esborso immediato e significativo. Gli aumenti delle rette e i servizi, come quello della lavanderia, che diventano a pagamento, non sono un’ipotesi teorica né un orizzonte lontano: sono una spesa concreta che pesa ogni mese sui bilanci di chi ha un genitore o un parente non autosufficiente in struttura.
ll rischio è che questi interventi, restino confinati nel terreno della retorica amministrativa: parole che suonano rassicuranti ma che, di fronte alla fattura mensile della retta, rischiano di apparire come semplice fuffa. Perché quando il problema è pagare centinaia di euro in più ogni mese, non bastano promesse di riorganizzazione futura: servono risposte precise, tempi certi e impegni verificabili.

Sante Crivellaro, responsabile del gruppo economia, lavoro  e sociale  

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