Continua, col secondo incontro, la serie di tre giornate che ARCI ha dedicato al Centenario della nascita di Italo Calvino. Gli incontri si tengono nella Sala conferenze del Seminario Vescovile “S. Pio X” con entrata in Via G. Pascoli n.51. ARCI ha scelto alcuni capitoli, alcuni aspetti dell’opera dello scrittore, quelli più noti al pubblico dei lettori di Calvino, scritti di carattere narrativo appartenenti a due diverse “stagioni” della sua carriera: quella “fantastico-favolistica” degli anni ’50 e quella “combinatoria”, di letteratura che si esprime riflettendo su sé stessa, degli anni ’70; a queste ha aggiunto l’aspetto del Calvino saggista, straordinario per lucidità di analisi e chiarezza espressiva. La prima giornata si è incentrata sulla cosiddetta trilogia degli “Antenati”: Erminio Colò ha parlato dei molteplici significati, anche socio-politici, de “Il visconte dimezzato”, Filippo Gasparini ha evidenziato la ricchezza letteraria e simbolica de “Il barone rampante”, Leonardo Raito ha trattato del senso allegorico de “Il cavaliere inesistente”. Oggi (venerdì 20) Ursula Andreose parlerà de “Il castello dei destini incrociati”, Antonio Lodo de “Le città invisibili”, Giuseppe De Santis de “Se una notte d’inverno un viaggiatore”. Si tratta di opere in cui il racconto dello scrittore consiste anche, e soprattutto, nel mostrare i tanti modi diversi del narrare e costruire storie: nel “Castello” le varie possibili disposizioni dei tarocchi (col loro simbolico significato di figure-idee-immagini) mostrano esempi delle infinite possibilità di allineare e architettare gli svolgimenti di fatti, eventi, storie di diversi personaggi.
Le “Città”, in una prosa raffinatissima ed elegante, preziosa, sono disposte in un’architettura complessa ed elaboratissima che ne evidenzia da un lato i significati ideali profondi, dall’altro una costante allusione alle forme della vita degli uomini fra realtà contrastanti e opposte eppure compresenti, in cui l’”inferno” non spegne del tutto la fiammella del bene vivere, e sperare. Il “Viaggiatore”, poi, romanzo costituito da molteplici inizi di romanzi che restano interrotti dopo aver avviato delle storie, chiama in causa direttamente il lettore, ogni lettore che potenzialmente potrebbe sviluppare una “sua” storia seguendo gli spunti offerti dallo scrittore, riflettendo sul suo ruolo di fondamentale co-protagonista dell’opera letteraria.
Calvino ha sempre accompagnato le prove di invenzione, di narrativa costantemente impegnata come ricerca, con una riflessione sulla letteratura, la sua e quella degli altri, di acuta consapevolezza e precisione di analisi. La sua attualità, l’importanza del suo esempio oggi, fa capire la necessità che il linguaggio –qualsiasi forma di linguaggio- debba essere chiaro, definito per consapevolezza dei concetti espressi e delle relative parole usate, e non generico, inappropriato, confuso. Calvino, parlando della “peste” del linguaggio, aveva già intuito i gravi rischi che oggi corriamo nel generale minestrone, o frullatore deformante dei tanti discorsi che quotidianamente inondano la nostra vita. Perciò la letteratura, con la ricerca della parola chiara, necessaria, precisa, realmente significativa del senso del pensiero, è per lui ciò che ci può difendere nel “labirinto” della realtà, nell’ “inferno” del mondo.
L’entrata è libera!



