A conti fatti il 30,58% degli italiani è andato a votare, ma i veneti lo hanno fatto solo al 26,21% (peggio solo i siciliani, i calabresi ed i trentini), i polesani addirittura quasi all’ultimo scalino, con il 25,01%. I referendum quindi non sono validi, le leggi che si volevano abrogare, per migliorare le condizioni di lavoro per tutti e per ridurre i tempi di attesa per potere richiedere la cittadinanza italiana, restano in vigore.
Tutto inutile quindi? Soldi sprecati? A parte che bastava abbinare le elezioni amministrative ai referendum, e non solo i ballottaggi, per avere un discreto risparmio economico e forse anche un diverso esito, cosa rimane?.
Prova a riflettere su questo anche Walter Massa, Presidente nazionale di ARCI.
«È mancato il #quorum, è un dato di fatto. C’è anche un po’ di amarezza, inutile nasconderlo, ma c’è anche la consapevolezza che oltre 14 milioni di cittadinɜ che si sono recatɜ alle urne meritano rispetto. Sembra persino strano doverlo dire ma di questi tempi, per quello che si sente, vale la pena ribadirlo. Non c’è delusione: l’#Arci, da nord a sud, si è mobilitata con forza e generosità, perché questi referendum non erano un punto d’arrivo, ma una tappa di un percorso collettivo di protagonismo politico, di partecipazione e di lotta per i diritti e la giustizia sociale. Quello che serve al nostro paese per ripartire.



