Il tema della convention del Centro Francescano di Ascolto-odv, nel suo trentacinquesimo anno di vita, ci interroga sui rapporti sociali nei nostri territori, in questo momento storico di grande precarietà che penalizza pesantemente i soggetti più fragili e alimenta la povertà, che non è legata alla sola mancanza di reddito ma è anche strettamente connessa con l’accesso alle opportunità, cioè con la possibilità di partecipare pienamente alla vita economica e sociale del Paese.
Le politiche per l’inclusione sociale sono purtroppo in ritardo anni luce da mettere in campo risorse e investimenti, non è il palliativo del reddito di cittadinanza a poter scalfire l’emarginazione delle vite ai margini, di coloro che vivono in condizioni di povertà estreme e in situazioni di degrado economico e abitativo.
Siamo immersi in un tempo di crisi economica, finanziaria, ambientale, sociale, culturale e politica. Una crisi che avvolge tutti gli ambiti della società e, sottotraccia, percepiamo un senso diffuso di ingiustizia. Ma questo difficile periodo storico che ci porta ogni giorno a indirizzare lo sguardo su ciò che intorno a noi non funziona, di contrasto, ci potrebbe anche richiamare a ciò in cui crediamo. Molto spesso quello che percepiamo è l’assenza di giustizia e ne avvertiamo la mancanza, ne sentiamo il bisogno, è perciò un po’ come avere la gola secca dopo una lunga corsa: “è avere fame e sete di giustizia”.
La nostra quotidianità è sempre più catturata da ciò che accade sulla scena politica, dalle guerre, dal disastro economico, e tutto ciò determina in noi un grande senso di impotenza e rassegnazione da un lato, disappunto e indignazione dall’altro.
Ma non possono bastare queste reazioni se abbiamo davvero fame e sete di giustizia significa che ci stiamo guardando attorno, ed il nostro ambire al bene presuppone un’apertura al mondo, al territorio, alla comunità, a chi ci è prossimo. La nostra coscienza dell’altro ci dovrebbe spronare per muoverci ad un impegno sociale, verso cui possiamo e dobbiamo indirizzare i nostri sforzi, per dare risposta alla sete attraverso l’impegno, l’incontro ed il dialogo, così possiamo abbandonare il vicolo cieco della rassegnazione e della rabbia, compiendo un passaggio straordinario: tramutare la tristezza in speranza.
Non possiamo accontentarci solo di enunciare dei principi ideali, in quanto credere nei principi umani ed evangelici di giustizia e libertà non basta e non serve se non sappiamo poi agire nella concretezza di ogni giorno. La grande difficoltà, per praticare la giustizia, è capire come: in che modo è possibile indirizzare il nostro impegno per realizzare un mondo migliore? Scriveva La Pira ne L’attesa della povera gente: “partire dall’uomo, cioè dal fine, non dal denaro, cioè dal mezzo”. Rimettere l’uomo al centro, farlo unità di misura della nostra sete di giustizia, parole semplici e al tempo stesso profetiche.
Può darsi che sia proprio questo ciò che ci viene richiesto oggi: di essere profetici con lo sguardo rivolto ai più piccoli ma lo spirito indirizzato verso “cose grandi”. Il tempo dei profeti richiede pazienza, speranza, voglia di camminare e guardare avanti. Scovare l’ingiustizia e denunciarla per essere cittadini legali, per costruire il bene comune, senza compromessi o tentennamenti. Profeti in cammino verso una giustizia vera, per una grande sfida: perché il bene sia di tutti.
E parlare dei poveri, degli ultimi, è anche avere attenzione a coloro che vivono sulla strada, tra dipendenze, carcere e malattia psichica e per questo presenteremo con il suo autore il libro “L’orlo del bosco” di Cecco Bellosi, ed. Derive-Approdi, 2022.
La droga è tornata come grande questione sociale. Attraversa ceti e classi, integrati ed esclusi. Alla ricerca performante della cocaina, illusoria degli psicofarmaci, lenitiva dell’eroina, straniante del crack, consolatoria della bottiglia triste e solitaria. In fabbriche, scuole, famiglie, carceri, ponti, strade. Li unisce l’esplosione delle solitudini nelle lande desolate della postmodernità. In un mondo dominato da Big Data e Big Pharma tra spaesamento, paura, angoscia, rabbia, rancore. E social autistici.
L’orlo del bosco è la soglia tra luce e oscurità: questo è il senso del viaggio dell’autore nella sofferenza delle dipendenze, della follia, delle solitudini. Lì dove praticare una cura non significa imporre modelli normativi nè discipline. Il libro è denso di storie di vita vissuta ai margini, di ricordi personali, di riferimenti teorici. Le tonalità narrative si rincorrono in un continuo passaggio pirotecnico tra il graffiante, il provocatorio e il tocco lieve di una carezza, come le pratiche di cura di Cecco Bellosi.
Questi ed altri spunti saranno al centro del dibattito che svilupperemo nel corso della Convention, trentacinquesimo anno, dal titolo:
“INCLUSIONE ED ESCLUSIONE: L’ATTESA DELLA POVERA GENTE”
e avremo con noi, per portarci i loro contributi di conoscenza ed idee:
– Piero Cipriano, medico psichiatra e psicoterapeuta, di formazione cognitivista ed etnopsichiatrica, ha lavorato in vari Dipartimenti di Salute Mentale d’Italia, dal Friuli alla Campania, e da qualche anno lavora in un SPDC di Roma. Autore di numerosi saggi sull’argomento, con Elèuthera ha pubblicato «La trilogia della riluttanza», che comprende, insieme a La fabbrica della cura mentale, anche Il manicomio chimico (2015) e La società dei devianti (2016), oltre a un volume dedicato allo psichiatra che più lo ha influenzato: Basaglia e le metamorfosi della psichiatria (2018).
– Emanuela Sanna, presidente Casa Famiglia San Cassiano (Ro), struttura che è un progetto cristiano senza fini di lucro e gestito da soli volontari, nato per dare accoglienza a donne in difficoltà (ragazze madri, donne che hanno subito violenze, che hanno perso il lavoro, la casa, etc.) e minori accompagnati dalla mamma o in affido temporaneo.
– Cecco Bellosi, da oltre trent’anni lavora come coordinatore dell’Associazione Comunità Il Gabbiano a Olgiasca di Colico (Lc), che si occupa di tossicodipendenti, persone con problemi di sofferenza psichica, detenuti, minori in difficoltà, malati di aids. Come scrittore ha pubblicato Il paese dei contrabbandieri (Nodo Libri, 1995); Piccoli Gulag (DeriveApprodi, 2004); Con i piedi nell’acqua (Milieu, 2013); Sotto l’ombra di un bel fiore (Milieu, 2018), L’ombra del bosco (Derive Approdi, 2022).



