

IL FATTO
La percezione di sicurezza delle donne in Italia è molto bassa. Secondo un’indagine Istat il 19,5% delle donne non esce di casa dopo il tramonto per paura: quattro volte di più rispetto agli uomini (5,3%). Un numero che, a livello nazionale, fa impressione, con conseguenze anche sull’occupazione femminile, con le donne che possono tendere a rifiutare lavori che comportino orari notturni.
Le amministrazioni cittadine stanno cercando di risolvere la situazione o, quantomeno, di porre un freno agli episodi di violenze che aumentano la percezione del rischio.
La differenza tra uomini e donne nella percezione di sicurezza cambia in base al paese, ma ha proporzioni simili in ogni parte delnostro Paese. Le conseguenze non riguardano solo il tempo libero: succede che le donne che si sentano poco sicure e che rifiutino lavori che richiedono turni notturni, e questo è un problema, specie se si è la Nazione con il più basso tasso di occupazione femminile in Europa.
L’idea di subire una violenza sessuale è così traumatica e diffusa nell’immaginario collettivo che le porta a ridurre la loro libertà anche a fronte di un rischio basso, per cui già diverse Amministrazioni Comunali, specie nelle grandi città, hanno avviato programmi per ridurre il danno al minimo. Sono spesso solo sperimentazioni, in alcuni casi anche molto piccole e che da sole non sono una soluzione, ma che possono indicare una direzione e soprattutto un metodo.
Finora, la risposta più immediata delle amministrazioni di fronte alla richiesta delle cittadine di sentirsi più sicure consiste in politiche securitarie come più forze dell’ordine, telecamere, daspo urbano e più in generale attuare “politiche per il decoro”:strumenti la cui reale efficacia è rilevante ma è necessario anche raccogliere le proposte e le opinioni delle donne.
Infatti solo con l’ascolto si possono trarre elementi di valutazione sul fatto che la percezione di sicurezza peggiora in spazi degradati o abbandonati, quando ci sono angoli bui o strade senza via d’uscita, dove non ci sono mezzi pubblici o attività aperte, dove non c’è un’illuminazione efficace dello spazio. Si tratta di un’evoluzione necessaria: invertire lo sguardo sul tempo notturno, trasformandolo da uno spazio di semplice interruzione delle attività a uno degno della stessa attenzione e della stessa cura di quello diurno.
E’ innegabile che nelle grandi città si verifichino episodi di violenza di genere in numero molto elevato rispetto a Rovigo, ma ciò non toglie che, per esempio, a Bolzano, da tempo sia attivauna rete che unisce bar, farmacie e negozi dove il personale è formato ad accogliere le donne in difficoltà. L’iniziativa, partendo dalla consapevolezza che molto spesso la percezione di sicurezza migliora con la presenza di altre persone o attività aperte nei paraggi, è stata avviata attraverso la raccolta di segnalazioni spontanee delle bolzanine.
In varie città della Germania, invece, hanno puntato sui taxi, offrendo voucher o rimborsi alle donne che viaggiano da sole di notte; anche coprendo una piccola parte del costo della corsa, potrebbe essere uno strumento che non tutte possono permettersi.
Sono solo alcuni esempi, ma ciò che veramente può fare la differenza è venire incontro a questi segnali di disagio, affinchènon si trasformi in paura.
VALUTAZIONI e PROPOSTE
Rispondere alla domanda di sicurezza richiede programmi e progetti complessi nati dall’impegno congiunto dello Stato, delle Regioni e dei Comuni. L’aspetto e la cura della città, la pianificazione e la gestione degli spazi per la sicurezza ne fanno parte.
Le politiche di legalità e sicurezza debbano essere progettate a partire dalla conoscenza del contesto (demografico, sociale, urbanistico) su cui si vuole intervenire. Proprio su tale contesto i fenomeni criminali e di disordine urbano vanno considerati nella loro materialità e negli effetti che producono sul piano delle percezioni. In ultimo l’innovazione tecnologica come ausilio delle politiche di sicurezza apre nuovi scenari, ma sarebbe un errore pensare che lo strumento possa sostituire la politica.
Attesa e spero, condivisa, la necessità di individuare una linea d’azione per definire LA SOLUZIONE che si riverbera anche sullo sviluppo urbano e costituisca la condizione essenziale per la realizzazione di “città sicura per TUTTE/I”.
E’ una sfida in capo alle alle Pari Opportunità ed alla Politiche Sociali promuovere il progetto ed indirizzare l’attività concreta di amministratori locali, decisori e progettisti verso interventi attenti ad accrescere la sensazione di sicurezza nelle donne e in tutti coloro che hanno meno strumenti di contrasto della violenza, come bambini, anziani, persone diversamente abili.
La base di partenza resta comunque, a mio avviso, un lavoro propedeutico di ascolto e raccolta dati, informazioni e pareri.
Atteso che le aggressioni alle donne in strada sono un problema più che mai attuale. È quasi sempre la cronaca, però, a riproporre il tema, periodicamente, quando si verificano rapine o violenze, tentate o portate a termine.
Tenuto conto che anche a Rovigo, in varie occasioni sono state toccate le tematiche del contrasto alla violenza di genere e del benessere personale, con risultati che devono essere più tangibili e che una società in cui le donne sono ancora discriminate e in pericolo non può definirsi una società realmente civile e tesa al progresso e al benessere di tutti.
Mi sono posto ancora una volta la domanda di come poter rendere la città di Rovigo più sicura per le donne, chiedendo uno sforzo comune alla Giunta Comunale con l’ausilio di tutte le forze politiche presenti in Consiglio Comunale, per contribuire, con l’onestà di un pensiero scevro da ideologia e/o pregiudizio, a creare una società senza discriminazione di genere, senza forme di violenza fisica e psicologica verso le donne e non solo.
Il mio obiettivo è e resta quello di aumentare il benessere e la qualità della vita delle persone, prevenendo il disagio psichico e fisico. Anche se il senso di insicurezza non corrisponde sempre alla situazione reale, ciò che davvero è reale è il bisogno di rendere le nostre città a misura di donna.
Le donne devono poter uscire di casa e sentirsi a proprio agio, per cui è dovere di chi amministra la città di Rovigo capire come migliorarla, rendendola più sicura per le donne.
Il primo passo è conoscere cosa aumenta la sensazione di insicurezza e come essa viene percepita dalle donne di Rovigo.
“Esci da sola di sera e/o di notte?
La paura è il motivo per cui non esci la sera e/o la notte?
Sei particolarmente a disagio/ti senti insicura quando ti sposti?
Con quale mezzo di trasporto ti muovi?
Sono alcune delle domande contenute in un questionario messo a punto proprio da Sex and the City, insieme a Fondazione Cariplo e Transform Transport. Si tratta di un progetto nato a Milano, ma che punta l’attenzione su un tema che riguarda tutte le città italiane: quanto ci si sente sicure a girare da sole?. Quali sono le cause che portano a una condizione di insicurezza psichica ed emotiva, che non sempre corrisponde a una condizione reale, a livello statistico. Cosa ha contribuito ad aumentare questo livello di percezione? Ma soprattutto come si può migliorare la pianificazione urbana in modo concreto? Possono essere avviati progetti sul territorio che non si limitino a politiche securitarie, cioè l’aumento delle forze dell’ordine o delle telecamere?.
Riporto, solo per conoscenza quanto finora è stato realizzato in alcune città italiane.
Da alcuni mesi, a Milano, è attiva una nuova associazione di volontariato che serve per riaccompagnare a casa le persone, principalmente donne, che non si sentono sicure a rientrare da sole di sera. Al momento ne fanno parte 17 persone: 15 uomini e due donne, per la maggior parte membri, od ex membri delle forze dell’ordine. Il servizio è attivo dalle 21 alle 4 del mattino, è gratuito, si prenota su WhatsApp e si può scegliere se essere accompagnati a piedi o in macchina (per quest’ultima opzione è prevista una specie di “rimborso spese”).
Sono questioni che si stanno ponendo intorno a servizi di accompagnamento a casa nelle zone percepite come più pericolose, soprattutto dalle donne: secondo un esteso sondaggio realizzato nel 2024 dall’Istat il 40 per cento delle donne che ha subito una molestia sessuale fuori dal lavoro l’ha subita in strada o su un mezzo pubblico. Oltre alle molestie poi esistono moltissimi comportamenti sgradevoli da parte degli uomini che fanno sentire vulnerabili le donne: per esempio il commento di uno sconosciuto in una strada buia e deserta.
A Milano, giova ricordare che da più di trent’anni sono attivi i City Angels, un’associazione di volontariato che si è poi sviluppata anche in altre città e che nel tempo ha collaborato spesso con il comune e con le forze dell’ordine. Ne fanno parte più donne che uomini, e per entrare a farne parte bisogna superare un processo di selezione di settimane o addirittura mesi: prevede la valutazione del curriculum, dei profili social pubblici, un periodo di affiancamento e il superamento di un test.
Anche i City Angels, che si riconoscono dalla divisa composta da giacca rossa e berretto blu, offrono un servizio di accompagnamento a casa: si possono contattare al numero fisso dell’associazione o quando li si incontra per strada (in generale operano in gruppi da tre o da quattro). Hanno un presidio fisso alla stazione Centrale, un luogo che a Milano come in moltissime città europee è frequentato anche da persone ai margini spinte verso la microcriminalità.
A Bologna, da due anni, esiste “Nottambula”: un servizio di accompagnamento attivo dal giovedì al sabato tra le 10 di sera e le 3 di notte che permette di farsi accompagnare a piedi o alle fermate dei mezzi da uno o più “street host”: giovani selezionati e pagati dal comune, identificabili con una pettorina rosa, che si possono contattare tramite Instagram o Telegram o più semplicemente fermare per strada. Gli operatori che lavorano per Nottambula hanno soprattutto una formazione educativa e sociale, lavorano in cooperative che si occupano di tematiche sociali o ambientali.
Chi ha un approccio ancora diverso è l’associazione non profit Donnexstrada, attiva in tutta Italia con i “punti viola”: ovvero le 400 attività come ristoranti, bar, negozi, farmacie e supermercati i cui gestori si sono formati per offrire dei luoghi sicuri per le donne vittime di violenza o che hanno bisogno di aiuto per strada.
Oltre ai punti viola l’associazione collabora anche con la startup “Viola Walk Home”, che offre un servizio di accompagnamento per videochiamata. Attraverso l’applicazione si può videochiamare gli operatori dell’associazione da tutta Italia e da altri sei paesi ogni giorno, a tutte le ore. Attraverso l’app le donne che non si sentono al sicuro tornando a casa da sole possono videochiamare i volontari, che attivano la geolocalizzazione e nel caso ce ne fosse bisogno chiamano le forze dell’ordine.
In Europa ci sono altri servizi simili, per la maggior parte di accompagnamento telefonico o in videochiamata. Un esempio è “Strut Safe”, attiva nel Regno Unito, i cui volontari stanno al telefono con chi non si sente sicuro di tornare a casa da solo la sera: sono disponibili venerdì e sabato fino alle 3 di notte e domenica fino all’una. Sempre nel Regno Unito c’è un’altra applicazione, “WalkSafe”, che fornisce mappe e percorsi sicuri per tornare a casa sulla base di negozi, bar e ristoranti che hanno aderito a formazione e iniziative per la tutela delle donne, e manda un messaggio a un familiare nel caso in cui non si dovesse rientrare a casa.
In Francia esiste invece “Umay”, un’applicazione che permette di condividere la propria posizione in tempo reale ad amici e familiari.
E’ evidente che gli sforzi di questi volontari possono arrivare fino a un certo punto, poiché tutte queste attività, per quanto utili e nate con buone intenzioni, rappresentano una “toppa” per le molte misure che le varie autorità dovrebbero adottare per rendere sicure le città, per chiunque e a ogni ora.
Tra queste per esempio ci sono una migliore gestione dell’illuminazione stradale, mantenere attivi i mezzi pubblici anche di notte, ma soprattutto la presenza di bar e locali aperti fino a tardi, quindi di persone per strada, in quanto le persone si sentono sicure nel momento in cui le città sono vissute e lo spazio pubblico viene curato.
Si tratta di un approccio multi funzionale che vede interessati vari settori dell’Amministrazione Comunale e di tutte le Istituzioni che operano nel settore della sicurezza e della salute pubblica.
In primo luogo occorre definire la sicurezza urbana e la legalità: due concetti multidimensionali da scomporre in fenomeni, tenendo ben presente l’importanza della collaborazione inter-istituzionale.
E’ ormai indifferibile, dopo il passato periodo di “scarsa attenzione politica” degli ultimi anni conoscere e definire i problemi di legalità e sicurezza inquadrandoli nel giusto contesto socio-demografico, economico/occupazionale ed urbano-ambientale.
La prevenzione integrata, attraverso sicurezza urbana e presidio del territorio, seppur con approcci diversi, deve avere un’unica finalità: un’azione dell’Amministrazione comunale ad approccio integrato nella produzione di sicurezza.
Resta comunque indispensabile il supporto delle realtà delle associazioni di volontariato che, preparate e orientate a dovere possono fare la differenza nel far sentire alle donne di Rovigo, che la “Città delle Rose” ha per loro poche spine.
RICHIESTE
La lunga, ma necessaria, disamina della sicurezza delle donne nella città di Rovigo porta alla formulazione delle seguenti richieste al Sindaco, alla Giunta, Assessori competenti:
* quali delle PROPOSTE sopra illustrate, già operanti in molte città, si intenda mettere in atto al fine di creare una rete di sicurezza e un servizio di accompagnamento serale e notturno per le donne per rendere sicura e vivibile Rovigo, prevenendo comportamenti sgradevoli e molesti.
* cosa si intende fare per garantire gli spazi pubblici curati e ben illuminati e per adottare una programmazione e pianificazione dello sviluppo urbano e degli spazi pubblici che contrasti l’insicurezza e il degrado rendendo più sicura e vivibile la città.
• se si intenda avviare, attraverso il metodo della progettazione partecipata dei residenti, in particolare delle donne la ricerca, con cadenza annuale, sulla percezione della sicurezza urbana con un questionario da proporre ad un campione di residenti condomande costanti sulla percezione di fondo della sicurezza urbana, e su suoi aspetti specifici legati. In tale contesto rappresento che da decenni la Città di Modena adotta, sul tema, un campionamento annuale di tipo probabilistico con la somministrazione di interviste online e telefoniche. Ovviamente l’esame dei dati raccolti devono servire per mettere in atto i necessari setvizi e interventi per rendere sicure le donne in particolare negli orari serali e notturni, individuando criticità e zone a rischio.
• se si intenda Realizzare quanto previsto dalle “Linee Guida per l’attuazione della sicurezza urbana” adottate con accordo in sede di Conferenza Stato – Città ed Autonomie Locali il 26 luglio 2018, giusto quanto previsto dall’art 5 della legge n. 48/2017, che si traduce nella redazione del Patto Integrato per la Sicurezza attraverso accordi di collaborazione e di solidarietà stipulati tra Stato ed Amministrazione Comunale. Detto documento prevede l’azione congiunta di più livelli di governo e la promozione di interventi, anche in via sussidiaria e nell’ambito delle responsabilità di ciascuno, per rendere effettivo il diritto alla sicurezza.
• se si intenda acquisire , dalle diversificate realtà del Terzo Settore che operano da anni sul territorio cittadino, proposte per l’attivazione di progetti per la promozione di attività collettive e per la gestione di interventi, finalizzati a diminuire il rischio e ad ampliare le opportunità che la città offre, in modo particolare alle donne.
Resto in attesa di una esaustiva risposta scritta per ogni punto richiesto
Antonio Rossini capogruppo lista civica Noi per Rovigo


