Pubblichiamo una nota di CGIL (Camera del lavoro e Funzione Pubblica) sul tema IRAS, che chiarisce il punto di vista di questo sindacato sul tema della privatizzazione in alternativa al mantenimento della gestione pubblica del servizio.
Abbiamo letto con attenzione quanto emerso pubblicamente dopo l’incontro tra il Sindaco Cittadin e la Regione, Assessore Lanzarin e Commissario Stella, e riteniamo necessario chiarire alcuni punti o almeno aprire delle riflessioni su di un tema così importante, senza entrare nello scontro politico, perché non abbiamo
bisogno di sottolineare la politica disastrosa della Regione Veneto, fatta dalla compagine politica che rappresenta anche l’Amministrazione Comunale, in merito alle IPAB, come sosteniamo da molti anni, ma perché ci interessa la salvaguardia dei Lavoratori dell’IRAS, senza creare false aspettative, chiedendo invece
che la politica faccia il suo di lavoro che è occuparsi del valore pubblico di questi servizi.
La privatizzazione determina che, il recupero dei famosi 11 milioni citati, poggia su di un iniziale anticipo di circa 5860000 e altri 322.000 euro circa all’anno per la durata della concessione a fronte dell’utilizzo della struttura da parte del privato.
Ci dicono che, non essendo più applicabile il precedente piano che poggiava su di un saldo a stralcio di circa il 40%, la privatizzazione è irreversibile. Viene spontanea una domanda… ma se un privato è disponibile a sborsare 11 milioni in 15 anni di cui quasi 6 subito all’inizio, che piano industriale ha fatto? Quanto effettivamente vale economicamente il servizio fatto da IRAS sul mercato?
Il precedente piano di risanamento poggiava sui 3,2 milioni del Comune e sui 3,8 milioni della Regione, anche se da restituire negli anni, per un totale di 7 milioni… ma perché allora un privato può guadagnare su IRAS dopo aver sborsato 11 milioni e il pubblico non riesce a fare un piano economico col recupero negli stessi 15 anni dei 4 milioni che mancherebbero ad arrivare a 11? Perchè non si può tornare ad un piano con una liquidità iniziale addirittura più importante di quella che si ottiene con il paternariato pubblico-privato? Si aggiunga che, con l’ipotesi dei 3,2 milioni, si potrebbe anche chiudere la vertenza su Casa Serena, diversamente, con la privatizzazione, il Comune è, in futuro, a rischio di dover pagare milioni ad IRAS senza nulla in cambio.
Sopra la perplessità per le scelte sul futuro di IRAS, ma poi si è anche parlato di Lavoratori e di una clausola sociale che li dovrebbe tutelare. Premesso il passaggio alle stesse condizioni economiche, che il Sindaco, visto il pregresso sindacale, dovrebbe saper bene cosa vuol dire se poi comunque applico un contratto peggiorativo, la cosa che più ci lascia stupiti è l’affermazione in merito alla tutela da licenziamenti nei primi 5 anni di concessione… dove l’ha letta? Perché nella clausola sociale non c’è, e tale richiesta, visto che l’abbiamo
fatta a più riprese, è sempre stata negata da parte di IRAS con la scusante dei rischi connessi alla fattibilità normativa, lasciando così i Lavoratori, appena transitati, in balia delle scelte organizzative del nuovo datore di lavoro, e il costo del lavoro, in questi servizi dove il privato deve guadagnare, è la voce più alta.
A fronte di quanto sopra, vorremmo che qualcuno ci spiegasse il perché la concessione del servizio non può essere fatta al Comune attraverso una partecipata. Questa proposta, che sicuramente è complicata ed impegna importanti risorse, sarebbe l’unica reale azione che permetterebbe di tutelare l’essenza pubblica del servizio e i Lavoratori che sono quelli che maggiormente pagheranno tutto questo per la riduzione del potere di acquisto delle loro famiglie e che abitano in questo Comune e limitrofi, a fronte del guadagno fatto dal
privato, oltre al tema del futuro dei servizi in questo territorio già in difficoltà.
Per CGIL Rovigo Pieralberto Colombo e Davide Benazzo
Per FP CGIL Rovigo Roberta Denanni



