E’ in corso la valutazione da parte della Regione Veneto sulle misure anti inquinamento che dovranno entrare in vigore dal primo ottobre prossimo. Si ricorda che esiste un accordo inter regionale fra Veneto, Piemonte, Lombardia, Emilia per adottare misure comuni che è entrato in vigore dopo la sentenza della Corte europea che ha condannato l’Italia per non avere fatto abbastanza per ridurre l’inquinamento atmosferico. Da questa sentenza potranno scaturire delle sanzioni economiche che la Regione ha già fatto sapere verranno riversate anche su comuni e province, in ragione dell’impegno realizzato contro l’inquinamento da polveri sottili, che è stato accertato essere dannose per la salute dell’uomo.
In particolare si parla di sostituire il blocco dei veicoli euro 5 diesel, che dovrebbe entrare in vigore, con altre misure che vadano a compensare questa limitazione all’utilizzo di mezzi relativamente recenti, per raggiungere lo stesso effetto in termini di riduzione di PM10. Si è espresso in questo senso l’assessore Aretusini, ma la decisione sarà presa a livello regionale e certamente dovrà rispondere alle prescrizioni regionali della delibera regionale 238 del 2/3/2021 che impone di ridurre l’immissione di polveri in atmosfera. La Regione dovrà anche tenere conto della prossima emanazione di norme europee che abbasseranno ulteriormente i limiti dei giorni di sforamento del livello delle polveri ammessi, oggi sono 35 ma vengono sistematicamente ogni anno superati in misura maggiore.
Una modifica del piano regionale anti inquinamento che non penalizzi i mezzi euro 5 è auspicabile, se la Regione troverà un mix di misure sostitutive in grado di raggiungere lo stesso risultato. Tuttavia, essendo la riduzione delle polveri sottili un obiettivo irrinunciabile, dati i livelli di inquinamento e la legislazione vigente, l’assessore Aretusini deve garantire allo stesso modo di non dare parere positivo a tutti quegli impianti e quelle attività che possono andare ad aumentare l’emissione di polveri oltre i livelli attualmente presenti.
E’ evidente che un impianto come FIR a Borsea, come ECOPOL a Rovigo o anche come APIS a Sarzano hanno dimensioni e quantitativi di polveri emesse tali da incrementare significativamente le concentrazioni di PM10, ben oltre i livelli attualmente riscontrati, che già sono al di sopra dei limiti ammessi dalla legge. Il problema dell’inquinamento atmosferico non deve essere caricato solo sui comportamenti dei cittadini, la responsabilità di una amministrazione comunale va ben oltre il rispetto delle misure sul traffico e sulle caldaie, ma deve intervenire e limitare le emissioni che derivano da insediamenti di grandi dimensioni e di grossa portata inquinante. Non si è visto, invece, alcun intervento delle amministrazioni comunale di Rovigo e provinciale e alcun riferimento sulle conseguenze di questi grossi impianti sulle emissioni di polveri, con la conseguenza di arrivare ad approvare attività che sbalzano in alto la concentrazione delle polveri nell’aria, con conseguenze sulla salute e sulla qualità della vita dei cittadini, andando ben oltre i limiti previsti dalla legge.
Si tratta di impegni e di obblighi di legge che le amministrazioni del Comune capoluogo e della Provincia non possono ignorare anche perché rappresentano un danno accertato e diretto contro la salute dei cittadini.
Dina Merlo
Consigliera comunale Forum dei cittadini



