Le parole hanno il potere di definirti e creare categorie, giudizi, etichette, ma se non avessimo le parole non potremmo neanche descrivere la realtà, trovare un ruolo e creare un posto per noi, quindi, qual è il confine tra parole che creano muri, ghetti culturali e giudizi e parole che creano ponti e possono invece aprire la società in senso progressista?
E Poi che potere hanno le parole all’interno di un tribunale e come le *”Linee guida sull’uso del linguaggio rispettoso dell’identità di genere nella comunicazione istituzionale e nella redazione degli atti giudiziari”* riescono a creare una diversa cultura del diritto e cambiano gli esiti delle sentenze?
Infine quali parole sono corrette in ambito giornalistico per dare un’identità alla donna, spesso citata genericamente, senza un nome e per non stigmatizzare le persone di qualunque genere e identità culturale?
Ne parleremo il 29 maggio dalle ore 18.00, presso ARCI, CIRCOLO 2 GIUGNO 1946, in piazza Tien An Men, 1, con la professoressa Eleonora Federici, la giornalista Riccarda Dalbuoni e gli avvocati Roberta Cusin e Filippo Aragonese. L’incontro fa parte della rassegna “Ne parliamo giovedì”



