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Poste Italiane: tagli e chiusure in Basso Polesine

La situazione degli uffici postali nella provincia di Rovigo è ormai grave. Mentre Poste Italiane annuncia un piano di riorganizzazione che, a partire da settembre 2025, porterà al declassamento e alla chiusura di diversi sportelli, con un taglio di 70 lavoratori nel biennio 2025/2026, la realtà quotidiana è già molto difficile: code interminabili, cittadini esasperati e dipendenti lasciati soli a gestire carichi di lavoro insostenibili.
Uffici chiusi per “ristrutturazione” (o mai riaperti)

Una delle strategie più criticate è la chiusura prolungata degli uffici con la scusa di lavori di ristrutturazione, che spesso non sono mai iniziati o sono già conclusi.
In questo modo, Poste Italiane sposta il personale per coprire le carenze degli uffici rimasti aperti, peggiorando però la qualità del servizio.
A Bottrighe, ad esempio, l’ufficio dovrebbe avere due addetti, ma la direttrice viene regolarmente lasciata da sola, costretta a occuparsi dello sportello per far fronte alle richieste dell’utenza. Questo obbliga a trascurare le mansioni amministrative, con un inevitabile aumento dello stress da lavoro correlato.
Intanto gli utenti degli uffici vicini – come Adria 1, chiuso da tempo e mai riaperto – continuano a gravitare come un macigno sulle spalle dei pochi lavoratori rimasti negli uffici ancora aperti.

Stessa situazione a Corbola: la direttrice ora non gestisce solo il proprio ufficio, ma anche il carico di lavoro di Ariano Polesine, chiuso per lavori. Eppure, il direttore di Ariano Polesine che dovrebbe aiutarla è stato più volte spostato in altri uffici più lontani. Una scelta che lascia perplessi e che penalizza ulteriormente i cittadini. Nel prossimo mese, quando inizieranno le ferie ci auguriamo che l’ufficio mantenga, tramite sostituzioni, il personale necessario per non creare ancora più disservizi.

Da settembre 2025, il Polesine rischia di perdere servizi essenziali.
Con il piano di riorganizzazione che entrerà in vigore a settembre, non sottoscritto da SLC Cgil, la situazione è destinata a peggiorare. Poste Italiane ha avviato un progressivo abbandono del territorio, che lascerà intere comunità senza servizi fondamentali. Le conseguenze per i cittadini polesani saranno pesanti: attese più lunghe, sportelli sovraccarichi e, in alcuni casi, la necessità di spostarsi in altri comuni per operazioni banali. Una situazione molto delicata per un territorio come il Polesine che è già fragile anche da un punto di vista sociale, con un costante spopolamento ed invecchiamento della popolazione.

La SLC CGIL Poste Veneto denuncia con forza questa situazione e chiede un intervento immediato. La SLC Cgil, insieme alla CGIL, continuerà a lottare al fianco dei lavoratori e dei cittadini ma serve un’azione corale: si chiede anche a tutti i sindaci del Polesine di unirsi in “Conferenza dei Sindaci” e di intervenire per evitare che i servizi essenziali scompaiano dal territorio.
Il rischio è concreto: se non si inverte la rotta, il Polesine potrebbe presto trovarsi con uffici postali sempre più ridotti, personale esausto e cittadini costretti a pagare il prezzo di scelte aziendali miopi. Noi continueremo a difendere il servizio pubblico anche in questo ambito.

Stefano Gallo ed  Emanuele Cavazzini  SLC CGIL Poste Veneto.

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