Notizie

Rischio idrogeologico ed emergenza alluvioni ancora realtà in Polesine?

Il governo e la Regione Veneto hanno aperto la strada alle trivellazioni anche sulla terraferma in 7 comuni del Delta, oltre a prevedere trivellazioni in aree sottomarine al largo sempre delle nostre coste. Dopo un ricorso che aveva temporaneamente bloccato questa decisione, anche per effetto di una forte contrarietà espressa in Polesine da Comitati, Amministrazioni e cittadini, una decisione del TAR del Lazio ha riaperto i giochi e il Ministero dell’Ambiente ha fatto ripartire la procedura di autorizzazione. Tutto questo si è verificato nella totale indifferenza e nel silenzio dei politici regionali, che lasciano riprendere le estrazioni di gas dal sottosuolo che tanto hanno danneggiato in passato il territorio del Polesine con subsidenza e aumento dei costi per la bonifica per mantenere la superficie libera dall’acqua ed il terreno franco per la coltivazione. Ricordiamo che se la bonifica non mantenesse attivi gli impianti di sollevamento una parte consistente dei centri abitati, degli insediamenti produttivi e dei terreni agricoli del Delta del Po sarebbe sommersa. Inoltre esiste il rischio reale che nei prossimi anni con l’aumento delle temperature e l’innalzamento del livello del mare già in atto, questo equilibrio venga duramente messo in crisi, con spese sempre maggiori per le idrovore, ma soprattutto con rischio idrogeologico e di alluvioni. Se a tutto questo aggiungiamo le trivellazioni, che determinano abbassamento del terreno, questi problemi rischiano di diventare drammatici e di presentarsi in tempi immediati. Vogliamo tornare indietro di 60 anni e condannare il Polesine, già minacciato dai cambiamenti climatici, a rischi di alluvioni e crisi idrogeologiche continue? E’ di pochi giorni fa la notizia che le proiezioni scientifiche vedono nel Delta una delle zone più a rischio per innalzamento del livello del mare nei prossimi decenni, queste estrazioni possono dare il colpo finale. Il governo nazionale e regionale aveva tutti gli elementi per contrastare questa richiesta, dal momento che anche da una analisi costi benefici non esiste alcuna certezza che sia neppure economicamente sostenibile una ricerca del genere nel sottosuolo, mentre sono certi e acclarati i costi ambientali ed economici derivanti dagli effetti sul livello del terreno. Proprio ora che siamo di fronte ad una potenzialità e diffusione di investimenti nelle rinnovabili e nell’efficientamento energetico, in Polesine si torna a parlare di trivellazione e persino di nucleare, senza contare i tempi di realizzazione e i rischi per il territorio.

E’ evidente che il governo e anche la Regione Veneto considerano ormai il Polesine un territorio dove collocare gli insediamenti energetici più rischiosi, pericolosi e impattanti. Preso atto di questa considerazione e della colpevole rassegnazione di questa classe politica polesana e regionale, è’ giunto il momento per i cittadini di cambiare pagina e riprendere in mano il futuro del proprio territorio, combattendo le decisioni che vengono prese sopra la loro testa e impegnandosi per cambiare le cose, subito finché siamo ancora in tempo.

Dina Merlo

Candidata Alleanza Verdi e Sinistra

Elezioni regionali 2025

Condividi