I circoli polesani di Legambiente (Rovigo, Adria e Rosolina) rispondono alle dichiarazioni pubbliche della sindaca di Rovigo, Valeria Cittadin, all’indomani della marcia “no trivelle” del 21 febbraio che ha visto proprio il capoluogo come unica amministrazione assente. La contrarietà all’operazione, infatti, è trasversale a ogni colore politico ed è apertamente dichiarata anche dalla stessa Regione Veneto. La sindaca Cittadin invece giustifica il progetto in nome dell’autosufficienza energetica.
Così commenta Caterina Nale, presidente di Legambiente Rovigo, anche in rappresentanza dei circoli Legambiente Rosolina e Legambiente Delta del Po, all’indomani delle dichiarazioni di Cittadin: “Sono tre i punti critici delle sue dichiarazioni. Per prima cosa, non tornano i conti sull’autosufficienza: l’Italia consuma ogni anno circa 63 miliardi di metri cubi di gas e le riserve certe totali del sottosuolo nazionale — non solo in Adriatico, in tutto il Paese — ammontano a circa 40 miliardi di metri cubi: poco più di sette mesi di consumo. Estrarre tutto e subito è tecnicamente impossibile, ma anche solo come dato teorico, il concetto di “autosufficienza” crolla da solo. Nello scenario più ottimistico — pozzi aperti ovunque, massimo sfruttamento — gli esperti stimano una produzione di 7-8 miliardi di metri cubi l’anno: il 12% della domanda. Non è autosufficienza, è una percentuale che non cambia la dipendenza strutturale dell’Italia dalle importazioni. In secondo luogo, il gas estratto qui non abbassa la bolletta, come sostiene Cittadin. Le compagnie concessionarie vendono il gas estratto in Italia al prezzo di mercato internazionale e nessuna norma le obbliga a fare diversamente. Quindi più trivelle in Adriatico non significa gas più economico per i rodigini, per le imprese del Polesine, né per nessun altro contribuente italiano: significa solo più gas immesso su un mercato globale che ne fissa autonomamente il prezzo. Infine, la guerra in Iran e la conseguente crisi dello Stretto di Hormuz ci dà una lezione importante e in tempo reale sul rischio di continuare a puntare sui combustibili fossili. Da anni gli analisti energetici sostengono che la vera sicurezza energetica non si compra con più trivelle, ma uscendo dalla dipendenza da una fonte il cui prezzo è per definizione in balia della geopolitica mondiale. Le rinnovabili sono l’unica energia davvero “italiana”: prodotta qui, indipendente da Hormuz, dall’Ucraina, dalla Russia, dal Qatar”.
Così concludono i circoli di Legambiente: “La sindaca Cittadin invoca un tavolo di confronto tecnico scientifico che la Regione Veneto — guidata da una maggioranza che accoglie anche il suo partito — ha già fatto da tempo e dal quale emerge la contrarietà al progetto di trivellazione”.



