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Ultimo evento di Rovigo Cello City

In un Tempio della Rotonda affollatissimo, alla presenza del sindaco Edoardo Gaffeo, si è conclusa la X edizione di Rovigo Cello City dedicata alla memoria di Luca Simoncini, grande violoncellista e docente del Conservatorio Venezze scomparso quest’anno. All’inizio della serata è stata consegnata la borsa di studio dell’AVIS, che, secondo il giudizio dei docenti delle master class Hornig, Dindo e Sollima, è andata a Tobias Ingrosso. Poi è stata la volta della borsa di studio istituita dalla moglie di Simoncini, Katia, che ha premiato Marina Pavani. Terminata la piccola cerimonia, è salito sul palco Giovanni Sollima con la brava pianista Carlotta Maestrini e, come di consueto, ha infiammato il pubblico. Il suo programma è iniziato con la Sonata op. 5 n. 2 di Beethoven, un lavoro giovanile del musicista di Bonn di cui il violoncellista siciliano ha esaltato tutto il pathos Sturm und Drang fin dall’Adagio iniziale. Poi Sollima ha ricordato al pubblico di essere anche un compositore ed ha proposto il Tema III scritto per la colonna sonora de “Il bell’Antonio”, un’ulteriore rivisitazione cinematografica del romanzo di Brancati, dopo il capolavoro di Mauro Bolognini con Marcello Mastroianni e Claudia Cardinale. L’intensa passionalità del brano è scaturita dal suono caldo e comunicativo della cavata di Sollima, il quale ha reso omaggio alla memoria del padre Eliodoro, facendo ascoltare un’Aria d’intenso lirismo, scritta negli anni ’40. A seguire, è stata proposta la Sonata 2050, che Sollima ha ricavato da frammenti lasciati incompleti da Beethoven, cui ha aggiunto un finale preso invece dal Preludio per liuto di Bach. Dopo Passengers dei Deftones e Chop Suey! dei System of a down, è arrivata la sorpresa. L’esecuzione di Ara Bátur di Sigur Rós è stata condivisa con i giovani violoncellisti che hanno seguito le masterclass, parte seduti sugli stalli e parte sulla pedana del palco. Un uragano di appalusi ha costretto Sollima a concedere diversi fuori programma.

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