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16 febbraio 2026: cento anni dalla scomparsa di Piero Gobetti

Pubblichiamo un contributo di Luigi Paolo Zorzato, già docente di Filosofia e Storia del Liceo Scientifico “G. Galilei” di Adria e del Liceo Scientifico “P. Paleocapa” di Rovigo, sulla figura di Piero Gobetti

Un secolo fa, il 16 Febbraio del 1926, moriva in esilio a Parigi Piero Gobetti: non aveva ancora 25 anni, era nato a Torino il 19 giugno del 1901.

Una figura di intellettuale straordinaria e unica non fosse altro che per la ricchezza, varietà e densità di opere e di iniziative culturali e politiche che ha saputo produrre nella sua prodigiosa giovinezza. Fonda e dirige tre riviste: “Energie Nuove” nel 1918, quando aveva diciassette anni, “La rivoluzione liberale”, nel 1922, ”Il Baretti” nel 1924. Nel 1923 dà vita ad una casa editrice che porta il suo nome e che pubblicherà libri di autori tra i più prestigiosi della cultura italiana del secolo scorso.

Sono anni cruciali per la storia italiana che vedono la crisi dello Stato liberale e la presa del potere da parte del fascismo. Gobetti sarà da subito un convinto e implacabile avversario del movimento fascista, che saprà interpretare in modo originale partendo da una cultura politica liberale che non abbandonerà mai. Un liberalismo però, il suo, che troverà la sua unicità in una convergenza con alcune idee fondanti del pensiero di Marx, come il concetto di lotta di classe, e con le esperienze rivoluzionarie del movimento operaio. In Italia il protagonismo operaio, con l’occupazione delle fabbriche del 1920, in Russia la rivoluzione bolscevica.

Il suo impegno teorico e militante contro il fascismo indurranno i funzionari del regime, su esplicito ordine del capo del governo, a rendere “impossibile la vita a questo insulso oppositore di governo e del fascismo”, come si legge nel telegramma firmato di suo pugno da Mussolini e inviato al prefetto di Torino. Gobetti è infatti oggetto di violenze squadristiche e di provvedimenti liberticidi con le ingiunzioni a cessare ogni attività editoriale e pubblicistica. Decide di lasciare l’Italia e partire per l’esilio. Parte per Parigi nel Febbraio del 1926 lasciando a Torino la giovane moglie e il figlio nato da poco. Vuole andare a Parigi per continuare il lavoro in campo culturale e politico. Si ammala gravemente di broncopolmonite e muore in una clinica parigina il 16 Febbraio del 1926.

Lascia la testimonianza di una giovinezza esemplare animata dalla passione per lo studio e la ricerca, convinta della necessità dell’impegno politico per la trasformazione sociale, sostenuta dall’idea della fecondità della lotta per il progresso della storia, accompagnata  da un coerente rigore morale.

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