Indirizzare i fondi Pnrr verso l’innovazione e la ricerca, ripensare le relazioni sindacali nelle Università, in un’ottica più inclusiva, stimolare una maggiore sensibilità al tema della sicurezza sul lavoro, sottoscrivere contratti integrativi che diano maggiore dignità ai lavoratori, anche attraverso politiche di formazione che guardino alle nuove competenze e porre attenzione al settore Afam, promuovendo un processo di omogeneizzazione con il modello universitario. Sono alcuni degli obiettivi della Cisl Università della regione Veneto enunciati nella mozione conclusiva del sesto congresso del sindacato, svoltosi questa mattina al Bo alla presenza del segretario generale della Cisl Veneto Massimiliano Paglini, della segretaria regionale Stefania Botton e del segretario generale della Cisl Padova Rovigo Samuel Scavazzin.
I lavori si sono conclusi con il rinnovo degli organi dirigenti e collegiali e sono stati introdotti dalla relazione del reggente della Cisl Università Veneto Pasquale Passamano. «Abbiamo presentato le liste dei candidati Cisl Università in quasi tutte le istituzioni regionali e le elezioni del 14, 15 e 16 aprile per il rinnovo delle Rsu è per noi un appuntamento di vitale importanza, che deve segnare la rinascita della Cisl Università del Veneto». Dal punto di vista contrattuale, «abbiamo sottoscritto il 18 gennaio 2024 il Ccnl per il triennio 2019-2021, portando a termine, dopo circa 25 anni, il rinnovo dell’Ordinamento professionale del personale tecnico amministrativo contrattualizzato dei nostri due settori: Università e Afam. Siamo pronti a rinnovare il Ccnl per il triennio 2022 – 2024. Da pochissimi giorni si sono aperte le trattative per il rinnovo presso la sede dell’Aran. I risultati della contrattazione integrativa sono positivi in tutte le istituzioni, tranne che nell’Ateneo patavino». Per il settore Afam: «La governance del settore costituisce il vero tallone d’Achille di tutto il sistema e da anni stiamo spingendo per la riforma, evidenziando la necessità di apportare correttivi non più rinviabili. La non chiara distinzione dei ruoli e delle competenze tra la figura del direttore e quella del presidente dà luogo a grande incertezza, con ripercussioni negative sull’utenza studentesca e sulle attività amministrative. Siamo per un sistema che si avvicini molto a quello del sistema universitario».
Il segretario della Cisl Padova Rovigo Samuel Scavazzin si è detto «felice che questo congresso si svolga nella sede di una Università antica e prestigiosa come quella di Padova. Un ateneo che oltre ad essere centro propulsore di ricerca e di cultura è una delle realtà tra le più importanti della città anche sotto il profilo economico e la Cisl deve avere gambe e cuore per un sistema complesso come questo. La Cisl Padova Rovigo collabora con l’ateneo patavino a numerosi progetti e recentemente ha attivato una collaborazione con il Cur di Rovigo un nuovo servizio rivolto agli studenti dei corsi internazionali del corso magistrale di Water and geological risk engineering, che ha coinvolto due servizi Cisl: lo sportello lavoro, che affianca gli studenti nella ricerca di opportunità occupazionali, e dell’Anolf, che fornisce assistenza per le pratiche burocratiche. La sinergia è positiva soprattutto per gli aspetti della ricerca e dell’innovazione, fondamentali per lo sviluppo aziendale e il miglioramento delle condizioni di lavoro».
Un apporto fondamentale per l’organizzazione materiale del congresso è stato quello di Luca Farinazzo, segretario aziendale della Cisl Università all’ateneo patavino, che oltre ad esprimere la propria soddisfazione, ha ricordato la vertenza in atto sul nuovo contratto integrativo per il personale dell’Università di Padova. «Su questo contratto – ha detto – la Cisl ha promosso un referendum che ha ottenuto il 91,4% dei voti. Chiediamo la riapertura del tavolo di contrattazione sull’accordo sottoscritto soltanto dalla Cgil, senza nemmeno consultare le Rsu».
Le conclusioni sono state tratte dal segretario della Cisl Veneto Massimiliano Paglini. «Sono difensore e sostenitore della necessità di far capire a tutti i livelli della nostra organizzazione la necessità di difendere il ruolo del sindacato nel mondo del lavoro. Conosciamo le difficoltà che ci sono. Negli anni della disintermediazione, è stata minata alla radice la capacità di agire da parte del sindacato. La rappresentanza del singolo è la negazione dell’idea del sindacato che si basa sulla solidarietà e la sussidiarietà. La Cisl vuole rimanere ancorata ai tavoli perché trova nella contrattazione il valore della rappresentanza. Questo fa parte dei principi fondativi della Cisl, che coniugano la dottrina sociale della chiesa con il socialismo riformista. La Cisl è apartitica, aconfessionale e autonoma. Siamo il sindacato che dialoga con ogni interlocutore che ci riconosca sulla base della rappresentatività. Sullo scenario internazionale si deve usare il pragmatismo necessario in una fase storica come questa. Una fase che impone alla Cisl la responsabilità di farsi carico di traghettare le società italiana verso un nuovo orizzonte. In altri momenti storici la Cisl ha saputo svolgere questo ruolo, anche contro la direzione indicata da altre formazioni sindacali e politiche. L’ultimo atto identitario per noi è la legge sulla partecipazione. Uno strumento fondamentale per tentare di rigenerare la capacità delle imprese di tornare competitive e di stare sul mercato. Sarà una legge che darà un valore aggiunto anche nella pubblica amministrazione. Ora la partecipazione va costruita. Abbiamo grandi sfide davanti come organizzazioni sindacali. In Veneto abbiamo l’emergenza abitativa e quella demografica. Costruire un welfare generativo e innovativo sarà fondamentale per vincere queste sfide. Fondamentale sarà l’istituzione degli Ats, per i quali dobbiamo garantire i lavoratori e la qualità dei servizi, che attualmente sono in una situazione di limbo. La complessità è tanta, ma ci sono competenze e risorse per superare questa fase delicata».



