Approfondimenti Notizie

Al via “Padusa incontri 2026” al Museo dei Grandi Fiumi

Il Centro Polesano di Studi Storici Archeologici ed Etnografici (CPSSAE), in collaborazione con il Museo Grandi Fiumi, presenta il nuovo programma culturale autunnale dedicato alle indagini e alle scoperte archeologiche del territorio polesano. Quest’anno la storica rassegna “PADUSA incontri 2026” si rinnova con il titolo “Tutte le vie dell’archeologia. Tracce antiche e nuove indagini sui sentieri di noi Umani”. Cinque conferenze (dal 9 ottobre al 28 novembre 2026, sempre alle ore 16:00), che faranno da ideale cornice al convegno internazionale “Dal Baltico al Po. Nuove indagini sulle ambre protostoriche europee”, in calendario sabato 14 novembre.

“PADUSA INCONTRI” è un ciclo di conferenze per la valorizzazione del patrimonio dei beni archeologici polesani, con particolare riguardo alle collezioni provenienti dall’Alto e dal medio Polesine, nonché dalla città di Rovigo e conservate nel Museo dei Grandi Fiumi. Iniziato nel 2022 con Dialoghi dal sottosuolo è proseguito nel 2023 (Come nasce una città) nel 2024 (Archeologia del sacro) e nel 2025: (Le vie dell’acqua). Il filo conduttore del 2026 è il concetto di “mobilità”: gli spostamenti di uomini, animali, materie prime e manufatti nella pre-protostoria, con un focus speciale sulle rotte commerciali dell’ambra. L’iniziativa si inserisce, infatti, all’interno della terza edizione del Festival “Sulle vie dell’ambra”,  giunto alla sua terza edizione con il quale il CPSSAE collabora con conferenze e visite guidate ai musei di Fratta Polesine e Rovigo dove sono conservate le ambre di Campestrin e Frattesina.

Dato che “vie dell’ambra” significa in prima istanza “mobilità”, in Padusa incontri 2026 abbiamo dedicato le prime conferenze agli spostamenti di uomini e animali, di materie prime e prodotti nella pre-protostoria che faranno da viatico al convegno sull’archeologia delle ambre protostoriche organizzato dal CPSSAE all’interno del Festival.

“Questo ciclo di incontri – dichiara l’assessore alla Cultura Erika De Luca -,  rappresenta un’eccellenza per la nostra programmazione culturale e dimostra come la sinergia tra le istituzioni e le associazioni scientifiche possa far compiere un salto di qualità alla divulgazione storica. Il Museo dei Grandi Fiumi si conferma il cuore pulsante di una narrazione che non è solo locale, ma dal respiro europeo. Attraverso i progetti di ricerca sostenuti dalla Fondazione CARIPARO, come il neonato “ArcheoPo”, non solo sveliamo nuove importanti pagine del nostro passato – dalle ambre protostoriche alle novità sull’anfiteatro romano di Adria – ma offriamo alla cittadinanza e ai turisti gli strumenti per comprendere l’identità profonda del Polesine come terra di scambi, cammini e culture in movimento”.

Il Programma degli appuntamenti (ore 16:00 – Sala Flumina):

  • Venerdì 9 ottobre: apertura straordinaria in collaborazione con l’Associazione “Renzo Barbujani”. Ospite d’eccezione il genetista e divulgatore scientifico Guido Barbujani (Università di Ferrara), che presenterà il volume “L’alba della Storia. Una rivoluzione iniziata diecimila anni fa”, analizzando l’origine delle società complesse attraverso le tracce del DNA umano e animale.
  • Sabato 17 ottobre: l’archeologo Paolo Bellintani (CPSSAE) guiderà il pubblico lungo “Le vie dell’ambra”, esplorando non solo i dati scientifici ma anche narrazioni, distorsioni propagandistiche e curiosità polesane.
  • Sabato 24 ottobre: il docente Claudio Cavazzuti (Università di Bologna) illustrerà le comunità del Bronzo del Veneto meridionale attraverso la lente della moderna bioarcheologia.
  • Sabato 14 novembre (Evento Speciale): convegno “Dal Baltico al Po. Nuove indagini sulle ambre protostoriche europee”. Una giornata dedicata ai capolavori di Frattesina e Campestrin e ai risultati dei progetti “Prima Europa”, “San Basilio” e del nuovo triennio di ricerca “ArcheoPo” (2026-2028).
  • Sabato 21 novembre: chiusura dedicata al Polesine altomedievale con gli interventi di Sandra Bedetti e Luciano Pigaiani (CPSSAE).
  • Sabato 28 novembre: novità sull’anfiteatro romano di Adria a cura di Giovanna Falezza (Direzione Regionale Musei del Veneto).

 

Tutti gli incontri sono a ingresso libero fino a esaurimento posti.

 

PADUSA INCONTRI 2026

09 ottobre – 28 novembre 2026

Museo dei Gandi Fiumi di Rovigo

 

Tutte le vie dell’archeologia:

tracce antiche e nuove indagini sui sentieri di noi Umani.

 

PROGRAMMA

09.10

Guido Barbujani

Presenta:

“L’alba della Storia. Una rivoluzione iniziata diecimila anni fa” (Ed. Laterza).

Circa 10.000 anni fa, la rivoluzione neolitica trasformò per sempre il rapporto tra l’umanità e l’ambiente. L’agricoltura e l’allevamento modificarono paesaggi, ecosistemi e risorse, favorendo la sedentarizzazione, la nascita dei villaggi e delle città e nuove forme di organizzazione sociale. Le migrazioni diffusero piante, animali, geni e culture, lasciando tracce ancora riconoscibili nella nostra biologia e nelle nostre società. L’archeologia permette di ricostruire queste trasformazioni e di comprenderne dinamiche, costi e conseguenze. Guardare al passato mostra così che modificare l’ambiente e gli organismi viventi non è una novità: è una storia iniziata nel Neolitico e tuttora in corso. Conoscere questa lunga esperienza può aiutarci a leggere con maggiore consapevolezza le trasformazioni ambientali, tecnologiche e sociali del presente. 

17.10:

Paolo Bellintani:

Dalla Spagna alla Cina, passando per il Polesine, alla ricerca delle “vie dell’ambra”.

Anche per il 2026 la Fondazione per lo sviluppo del Polesine, in collaborazione con il Museo dei Grandi Fiumi ed il CPSSAE, promuove il festival “Sulle vie dell’ambra” (7-15.11.26). Ma sono realmente esistite le “vie dell’ambra”? Cos’altro transitava attraverso queste “vie”? Forse meno famose della “via della seta”, ma altrettanto utili a livello propagandistico, le “vie dell’ambra” sono state per l’archeologia pre-protostorica europea una delle più popolari allegorie del “commercio” su lunga distanza, inteso come forma “non predatoria” di approvvigionamento di materie prime e prodotti esotici. L’archeologia del III millennio, ormai legata alle scienze “dure” tanto quanto a quelle umanistiche, permette di mappare i “viaggi” dell’ambra con più precisione, ma propone anche nuovi enigmi su attori, modalità e motivi dello scambio dell’”oro del nord”. 

24.10

Claudio Cavazzuti:

Il Veneto fra Europa e Mediterraneo alle soglie della Storia. Nuovi dati dalla terza rivoluzione scientifica in archeologia

I recenti sviluppi della ricerca archeologica nel campo della genetica e della biogeochimica stanno rivoluzionando il quadro di conoscenze della preistoria europea e del Mediterraneo. E’ oggi possibile rintracciare le grandi migrazioni che hanno contribuito a formare la struttura genetica, culturale e linguistica delle popolazioni del continente, individuare le direttrici di scambio dei beni di consumo e prestigio, ricostruire le “biografie” di individui di particolare rilievo, identificare fasi di cambiamento climatico, dettagliare le strategie di gestione del sistema agro-pastorale.

La conferenza toccherà alcuni di questi temi alla luce delle nuove scoperte, concentrandosi sull’area della pianura veneta durante l’età del Bronzo, fase in cui questa assurse a nodo fondamentale del network che connetteva l’Europa continentale e il Mediterraneo.

FESTIVAL SULLE VIE DELL’AMBRA

7 – 15.11.2026

14.11.2024

dal Baltico al Po. Nuove indagini sulle ambre protostoriche europee

(Programma Cfr infra)

21.11

Sandra Bedetti, Luciano Pigaiani

Polesine medievale. Insediamenti e nuovi centri di potere in epoca carolingia

La storiografia medievale negli ultimi anni ha contribuito a diffondere una visione più articolata di questo lungo periodo storico, caratterizzato in passato da una visione piatta e oscura. Lo studio dei cambiamenti peculiari delle diverse fasi storiche, ha reso evidenti la complessità e pluralità dei processi di lunga durata. Anche per il Polesine recenti ricerche mettono in risalto il ruolo tutt’altro che secondario di un territorio d’importanza strategica per il controllo delle vie d’acqua da parte dei centri di potere. Un approccio innovativo nell’analisi dei dati di epoca carolingia, tra IX e X secolo, costituito dal confronto tra documenti storici e testimonianze materiali, pone l’attenzione su una più attenta gestione delle proprietà terriere, sotto il controllo di enti ecclesiali e signorie fondiarie, in aree di estrema importanza legate ai fiumi Po, Adige e Tartaro.

28.11

Giovanna Falezza

L’anfiteatro romano di Adria: vecchi e nuovi dati”

La conoscenza dell’impianto urbano di Adria antica rimane ancora oggi molto frammentata, a causa della carenza dei dati provenienti da scoperte dei secoli scorsi e dalla difficoltà ad indagare un’area urbana che si è stratificata nel tempo, fino ai giorni nostri.  Il rinvenimento nel 1999 dei resti dell’anfiteatro romano di Adria, nel corso di lavori di rifacimento del sistema fognario cittadino possono essere intesi come un caso sintomatico di questo tipo di situazione, in quanto furono indagati solo in una minima parte nel 2000 a causa della loro prossimità all’argine settentrionale del ramo navigabile del Canalbianco. Negli anni recenti, con la ripresa dei vecchi dati e grazie ad un accurato studio planimetrico e a nuove prospezioni geofisiche, si è potuti arrivare ad una proposta ricostruttiva dell’edificio e aggiungere un nuovo tassello alla conoscenza della città romana.

 

FESTIVAL

SULLE VIE DELL’AMBRA

ROVIGO

7 – 15 Novembre 2026 

 

14.11.2026

Museo dei Grandi Fiumi di Rovigo

Sala Flumina

 

dal Baltico al Po

Nuove indagini sulle ambre protostoriche europee

 

Giornata di studi e di valorizzazione

dell’ambra e dell’archeologia in Polesine 

a cura di:

C.P.S.S.A.E. Centro Polesano di Studi Storici Archeologici ed Etnografici 

Programma

9.30

saluti delle autorità

10.00

Paolo Bellintani, Ivana Angelini

Le prime ambre baltiche in Italia. Nuovi rinvenimenti dal Trentino e alcune riflessioni sulla circolazione dell’ambra nella prima metà del II millennio a.e.v. 

10.30

Mateusz Cwalinski

Evolution of amber’s status and symbolism between the Neolithic and the Bronze Age: case studies from the Baltic and Adriatic Basins. 

11.00

Martin Golec, Zuzana Golec Mírová

The Gold of the North: New Perspectives on European Amber Roads through Multidisciplinary Research.  

11.30 COFFEE BREAK 

12.00

Veronica Gallo, Vanessa Baratella, Martin Golec, Zuzana Golec Mírová, Francesca Veronese, Costanza Brancolini, Michele Cupitò

L’ambra nella media età del ferro dell’Italia nord-orientale e della Slovenia tra archeologia e archeometria. Casi di studio da Padova, S. Lucia di Tolmino e S. Canziano del Carso. 

12.30

Giorgio Garatti 

L’Eridano e le vie dell’ambra nelle fonti classiche: tra mito e storia

PAUSA PRANZO

14.30

Mateusz Cwalinski

The Development of Amber Craft Between the Neolithic and the Bronze Age in Light of New Research. 

15.00

Ursula Thun Hohenstein, Ivana Angelini, Paolo Bellintani:

La lavorazione dell’ambra a Campestrin (Grignano Polesine): un approccio interdisciplinare. 

15.30 COFFEE BREAK 

Fondazione CARIPARO

per l’archeologia del Polesine. 

16.00

Introduzione: delegato CARIPARO

16.30

Andrea Cardarelli, Lorenzo Cardarelli, Paolo Bellintani, Maria Letizia Pulcini, Paola Salzani

Progetto “Prima Europa” – dalla ricerca alla valorizzazione. Vedere il passato: il racconto audiovisivo di Frattesina.

17.00

Jacopo Bonetto, Giovanna Falezza, Giovanna Gambacurta, Silvia Paltineri, Caterina Previato, Jacopo Turchetto

Progetto San Basilio: dall’emporio etrusco al vicus romano, tra ricerca e valorizzazione. 

 

Abstracts

Paolo Bellintani – Soprintendenza per i Beni culturali, Ufficio beni archeologici P.A.Trento; C.P.S.S.A.E.;

Ivana Angelini – Dipartimento dei Beni Culturali, Università di Padova.

Le prime ambre baltiche in Italia. Nuovi rinvenimenti dal Trentino e alcune riflessioni sulla circolazione dell’ambra nella prima metà del II millennio a.e.v.

L’inizio della circolazione dell’ambra baltica in Italia si colloca nel corso dell’antica età del Bronzo (2200 – 1650 a.e.v. ca.). Dati stratigrafici documentano la presenza della succinite nel nord Italia sicuramente a partire dal BA II (1800 – 1650 a.C. a.e.v. ca.) e in Sicilia grossomodo nella stessa fase o poco dopo, mentre nel centro Italia non sembra presente prima del BM1. Anche sulla base dei nuovi rinvenimenti dal Trentino, circa un centinaio di vaghi d’ambra dal sito di Vervò, in Val di Non, che qui vengono presentati, si conferma che il principale canale di accesso dell’ambra baltica in Italia è costituito dai passi delle Alpi centro-orientali, la valle dell’Adige e il territorio gardesano.

Resta ancora da chiarire la provenienza delle prime succiniti siciliane, in assenza di indizi specifici su una circuitazione dell’ambra in ambito tirrenico centro-settentrionale tra il BA e l’inizio del BM.  L’attivazione di un circuito dell’ambra baltica lungo l’Adriatico e l’Egeo, ben documentato dalle ambre con decorazione tipo Tirinto e tipo Allumiere del Bronzo recente – finale, sembra proponibile solo nel corso del Bronzo medio, probabilmente in collegamento con la circolazione del rame del versante meridionale delle Alpi centro-orientali che in questa fase giunge, anche come materia prima, fino al Salento.

Mateusz Cwalinski – Institute of Archaeology, Gdansk University PL.

Evolution of amber’s status and symbolism between the Neolithic and the Bronze Age: case studies from the Baltic and Adriatic Basins. 

Nel presente contributo viene offerta un’ampia panoramica dei dati relativi all’impiego dell’ambra baltica (succinite) in due regioni europee: il bacino del Baltico nel periodo neolitico (ca. 4000-1700 a.C.) e il bacino adriatico nell’età del Bronzo (ca. 2150-950 a.C

In entrambi i casi, la recente ricerca archeologica ha evidenziato l’evoluzione dell’ambra nelle sue dimensioni sociali e simboliche. Questo cambiamento comportò principalmente una progressiva restrizione dell’attribuzione sociale dell’ambra alle donne e ai bambini, un’emancipazione semantica evidente nell’abbandono della modellazione dell’ambra in forme ispirate ad armi e strumenti, nonché la sua progressiva mercificazione nell’ambito di reti di scambio a lunga distanza.

Martin Golec, Zuzana Golec Mírová – Department of History, Palacky University, Olomouc CZ)

The Gold of the North: New Perspectives on European Amber Roads through Multidisciplinary Research.

Fin dagli esordi degli studi sull’ambra, la distribuzione della materia prima lungo le cosiddette “Vie dell’Ambra” ha rivestito un ruolo centrale nella ricerca. Storicamente, l’attenzione si è concentrata su specifici metodi scientifici, quali la spettroscopia infrarossa, che consentono di determinare l’origine delle ambre. Il nostro progetto, Amber Roads in the Early Iron Age in Central Europe, finanziato da GAČR e DFG per il triennio 2023–2026, adotta un approccio multidisciplinare e multi-metodologico finalizzato a una comprensione più approfondita di questa resina fossile. Lo studio integra diverse metodologie analitiche, tra cui spettroscopia infrarossa, spettroscopia Raman e gascromatografia, le quali si completano reciprocamente nei risultati ottenuti e permettono una determinazione più accurata della provenienza delle ambre.

L’obiettivo generale del progetto è acquisire una migliore comprensione della provenienza e della distribuzione dell’ambra durante la Prima età del Ferro. Complessivamente, sono stati raccolti e analizzati 4.328 campioni provenienti da 17 Paesi. I dati risultanti saranno presentati e proiettati nell’ambito delle Rotte dell’Ambra.

Gli autori delineano inoltre una prospettiva di ricerca relativa alla commistione dei rami “occidentale” e “orientale” del tipo di ambra baltica nel corso della fase di massima intensità dei trasferimenti di ambra nell’Europa preistorica, compresa tra Ha D1 e LT A (625–370 a.C.).

Veronica Gallo – Centro Studi di Preistoria e Archeologia; Dipartimento di Beni Culturali e Ambientali, Università di Milano;

Vanessa Baratella – Filozofska Fakuteta, Department of Arts, University of Ljubljana;

Martin Golec, Zuzana Golec Mírová – Department of History, Palacký University, Olomouc;

Francesca Veronese – Musei Civici di Padova;

Costanza Brancolini – Museo d’Antichità “J.J. Winckelmann”, Trieste;

Michele Cupitò – Dipartimento dei Beni Culturali, Università di Padova.

L’ambra nella media età del ferro dell’Italia nord-orientale e della Slovenia tra archeologia e archeometria. Casi di studio da Padova, S. Lucia di Tolmino e S. Canziano del Carso. 

Il tema della circolazione dell’ambra nella protostoria italiana ed europea è stato – e continua ad essere – trattato soprattutto in riferimento l’età del bronzo. Come è noto, tuttavia, pur secondo logiche spesso assai diverse rispetto a quelle delle fasi precedenti, anche nell’età del Ferro questa preziosa materia prima continuò a svolgere un ruolo fondamentale tanto come strumento di autorappresentazione delle élites, quanto come volano di relazioni di tipo sia economico, sia socio-politico ad ampio raggio. Il presente contributo, integrando i dati derivanti dallo studio archeologico tradizionale e dalle analisi archeometriche di provenienza svolti su un consistente campione di ornamenti pertinenti ad alcune tombe di Padova e di S. Lucia di Tolmino, nonché del c.d. Tesoretto di S. Canziano del Carso, mira ad integrare con nuovi dati la discussione sul tema della circolazione dell’ambra tra due mondi ubicati tra le Alpi orientali e l’Adriatico e posti da sempre in reciproca, stretta relazione, cioè da un lato il Veneto, dall’altro l’area hallstattiana sud-orientale, tra la fine del VII e gli inizi del IV sec. a.C.

Giorgio Garatti – Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio
per le province di Chieti e Pescara.

L’Eridano e le vie dell’ambra nelle fonti classiche: tra mito e storia. 

L’Eridano, il “fiume dell’ambra” legato alla vicenda mitica di Fetonte e delle Eliadi, occupò un ruolo centrale nella tradizione letteraria greca e latina. La sua identificazione geografica fu oggetto di un lungo dibattito già in antico: associato in età romana al Po, venne precedentemente localizzato in diverse aree dell’Europa centro-settentrionale, nella penisola iberica, in Francia e nell’area carsico-istriana. Il contributo riesamina le fonti letterarie antiche e le interpretazioni della critica moderna alla luce delle più recenti evidenze archeologiche, evidenziando come i contatti commerciali e socio-economici tra il Mediterraneo orientale, in particolare il mondo egeo, e l’Europa abbiano contribuito alla formazione di un immaginario mitico complesso e stratificato, strettamente connesso alle rotte dell’ambra.

Mateusz Cwalinski – Institute of Archaeology – Gdansk University PL

The Development of Amber Craft Between the Neolithic and the Bronze Age in Light of New Research. 

Ancora oggi, l’ambra viene lavorata mediante metodi tradizionali che hanno conosciuto un’evoluzione graduale nel tempo. Si può ipotizzare che uno dei primi grandi “salti tecnologici” sia stato rappresentato dall’introduzione di utensili in metallo — in rame e bronzo — verosimilmente tra la fine del III e l’inizio del II millennio a.C. Rispetto ai trapani e ai coltelli in selce, il metallo consentì la produzione di strumenti dalle forme più varie e precise, offrendo maggiore controllo e accuratezza nel processo di lavorazione dell’ambra.

Il contributo presenterà i risultati preliminari di una ricerca condotta nell’ambito del progetto “Amber and Copper in the Early and Middle Bronze Age in Polish Lands: Acquisition, Processing, Circulation, and Use”. Si tratta del primo tentativo sistematico di ricostruire strumenti e tecniche di lavorazione dell’ambra dell’età del Bronzo attraverso un approccio di ricerca che integra conoscenze archeologiche, storiche ed etnografiche con metodi sperimentali.

Ursula Thun Hohenstein, Dipartimento di Studi Umanistici, Università di Ferrara;

Ivana Angelini – Dipartimento dei Beni Culturali, Università di Padova;

Paolo Bellintani – Soprintendenza per i Beni culturali, Ufficio beni archeologici P.A.Trento; C.P.S.S.A.E.;

La lavorazione dell’ambra a Campestrin (Grignano Polesine): un approccio interdisciplinare. 

L’insediamento di Campestrin (Grignano Polesine – Rovigo), noto per lo straordinario complesso di indicatori di lavorazione dell’ambra baltica, si trova a circa 8 km a ovest di Frattesina di Fratta Polesine, lungo lo stesso antico ramo del Po (Po di Adria) e fu occupato solo per un breve periodo, nel corso del XII secolo a.C.  Questo studio presenta un’analisi interdisciplinare del complesso dei materiali in ambra, impiegando una metodologia precedentemente stabilita per le perle con decorazione tipo Tirinto. L’approccio integra l’analisi tipo-stilistica tradizionale con indagini archeometriche, tecnologiche e sperimentali. L’identificazione di nuove catene operative all’interno del complesso di ambra di Campestrin, supportata dalla scoperta di nuovi elementi semilavorati come minuscole schegge prismatiche, schegge piatte e preforme globulari o prismatiche, amplia la nostra comprensione delle tecniche di produzione impiegate nel sito.

Andrea Cardarelli – Sapienza, Università di Roma; Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria;

Lorenzo Cardarelli – Sapienza, Università di Roma

Paolo Bellintani – Soprintendenza per i Beni culturali, Ufficio beni archeologici P.A.Trento; C.P.S.S.A.E.;

Maria Letizia Pulcini – Direzione regionale Musei nazionali Veneto, Museo Archeologico Nazionale di Fratta Polesine;

Paola Salzani – Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di Verona, Rovigo e Vicenza.

Progetto “Prima Europa” – abitato di Frattesina: il nuovo video. 

Il progetto “Prima Europa. La Protostoria del Polesine”, iniziativa promossa da Sopr. ABAP VR, RO, VI, Sapienza-UniRoma, UniPD e CPSSAE, condivisa e sostenuta da Fondazione Cariparo, ha permesso di realizzare nuove ricerche sul campo e di laboratorio sui principali siti medio-polesani, tra cui l’abitato di Frattesina e le relative necropoli di Fondo Zanotto e Narde. Parte del progetto ha riguardato anche la valorizzazione e la necessità di riqualificazione del Museo di Fratta Polesine.

Uno dei primi prodotti pensati per la comunicazione al grande pubblico, sia all’interno del museo che sui canali social, è stato il video dedicato al villaggio di Frattesina. Grazie all’interpolazione dei dati ottenuti da teleosservazione, magnetometria e scavi mirati in punti critici dell’abitato, sono stati elaborati i temi che la grafica artificiale e l’intelligenza artificiale hanno permesso di animare e rendere in modo chiaro e coinvolgente, secondo l’antico adagio; “un’immagine vale più di mille parole”.

Jacopo Bonetto – Dipartimento dei Beni Culturali, Università di Padova

Giovanna Falezza – Direzione regionale Musei nazionali Veneto

Giovanna Gambacurta – Dipartimento di Studi Umanistici, università di Venezia

Silvia Paltineri, – Dipartimento dei Beni Culturali, università di Padova

Catertina Previato, – Dipartimento dei Beni Culturali, università di Padova

Jacopo Turchetto – Dipartimento dei Beni Culturali, università di Padova

 

Progetto San Basilio: dall’emporio etrusco al vicus romano, tra ricerca e valorizzazione. 

Dal 2022 l’Università di Padova (Dipartimento dei Beni Culturali), l’Università Ca’ Foscari di Venezia e la Soprintendenza archeologia belle arti e paesaggio per le province di Verona, Rovigo e Vicenza hanno ripreso le attività di scavo e studio dell’insediamento antico di San Basilio di Ariano nel Polesine. Già emporio etrusco, vicus romano e stazione di posta del cursus publicus, nota come mansio Hadriani, San Basilio è oggetto di scavi, ricognizioni, analisi ambientali e percorsi di valorizzazione che coinvolgono docenti, ricercatori e studenti, supportati dalla Fondazione Cariparo con un duplice ciclo di programma esteso dal 2022 al 2028. Oltre a riscrivere la storia del sito in relazione al particolare contesto ambientale, segnato da corsi d’acqua, lagune e dune costiere, l’impego dei ricercatori ha portato al riallestimento del locale Museo e alla produzione di video e ricostruzioni immersive del sito nelle sue diverse fasi storiche.

 

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