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Ancora polemiche su Ecoambiente da Fratelli d’Italia

Proprio nel giorno in cui il Direttore di Ecoambiente Walter Giacetti conferma che ha deciso di accettare un altro incarico, dal momento che il suo contratto, in scadenza, non  verrà rinnovato, il partito di maggioranza relativa a livello comunale e provinciale riprende la polemica sull’impianto di trattamento del verde e del rifiuti organici che l’azienda pubblica ha appaltato, fruendo di un sostanzioso finanziamento del PNRR.

Invece di affrontare il tema del futuro di Ecoambiente, che ogni giorno viene messo in discussione, si torna sulla questione di lana caprina delle paventate (ed inconsistenti) differenze tra il piano industriale del 2020 ed il progetto esecutivo appaltato nel 2025: come dire che si guarda il dito e non la luna che indica! E intanto il centrodestra su prepara alle nuove nomine, del Consiglio di Amministrazione e, da oggi, del Direttore.

Il consigliere provinciale di Fratelli d’Italia Fabio Benetti assume una posizione netta e chiara in merito all’impianto di trattamento della frazione umida e verde che la società in house Ecoambiente intende realizzare a Sarzano, nelle immediate vicinanze al cosiddetto “Separatore” di rifiuti urbani.

“Sostengo in tutto e per tutto la posizione assunta dal Sindaco Valeria Cittadin e dal commissario Sen. Amidei,  in quanto sono molteplici le difformità tra il progetto che i Sindaci polesani avevano autorizzato nel 2021, in occasione dell’approvazione del Piano industriale della società, e ciò che l’azienda intende realizzare nel corso dei prossimi mesi, a seguito del rilascio del PAU (provvedimento autorizzatorio unico) da parte della competente Provincia di Rovigo.

Il Piano industriale di Ecoambiente – ricorda il consigliere provinciale – prevedeva la realizzazione di un impianto di digestione anaerobica ed il successivo utilizzo del biogas a fini cogenerativi, con produzione di energia elettrica e termica, mentre quello autorizzato dalla Provincia prevede la produzione, in via esclusiva, di biometano; nel piano industriale, inoltre, era previsto il trattamento di 40.000 tonnellate/anno di frazione umida e verde prodotte nel Bacino di Rovigo, mentre il PAU rilasciato dalla Provincia autorizza Ecoambiente a trattare 50.000 tonnellate/anno. Inoltre, il piano industriale prevedeva la produzione di ammendate compostato misto, mentre il progetto che Ecoambiente ha sottoposto all’attenzione della Provincia di Rovigo contempla anche la possibilità di attivare un processo di selezione dei materiali legnosi per ricavare biomassa legnosa da utilizzare come combustibile e altra biomassa per produrre un ammendante vegetale semplice non compostato.

Tutte queste sono differenze sostanziali, che si riverberano, per forza di cose, sull’ammontare complessivo dell’investimento, oltre che su costi gestionali dell’impianto.

Le difformità rilevate, però, non finiscono qui, in quanto il progetto recentemente autorizzato dalla Provincia di Rovigo prevede, a riguardo  del trattamento/stoccaggio delle frazioni secche derivanti da raccolta differenziata (vetro, legno, carta e cartone, ingombranti, imballaggio multimateriale, rifiuti da spazzamento) una potenzialità impiantistica pari a 58.700 ton, anziché le 18.022 ton previste dal vigente Piano industriale della società; inoltre, il costo dell’investimento relativo a tale sezione impiantistica è pari ad € 10.018.517,20, mentre quello previsto dal vigente Piano industriale assomma ad € 6.380.600.

Non si riesce a comprendere per quale motivo il Consiglio di amministrazione di Ecoambiente non abbia colto le forti e condivisibili preoccupazioni espresse a più riprese dal Sindaco di Rovigo e da tutta la Giunta comunale, anche con riferimento ad un possibile aumento delle tariffe a carico dei Cittadini polesani; è giusto ricordare che il Comune di Rovigo detiene il 51% del capitale sociale, e che pertanto questa forte tensione che si è venuta a creare nel corso di questi ultimi mesi potrebbe generare ulteriori problemi all’azienda, che si trova  in un momento assai delicato, essendo ormai alle porte l’approvazione del bilancio 2024 e, conseguentemente, la nomina del nuovo Consiglio di Amministrazione.

Si ritiene assolutamente necessario garantire lo status di azienda in house providing che caratterizza Ecoambiente, azienda che oggi occupa più di 300 persone, ma questo obiettivo deve essere garantito rispettando la volontà chiaramente espressa dal Comune di Rovigo. Giunti a questo punto, il progetto proposto dal CDA di Ecoambiente deve essere fermato quanto prima, cercando di capire, contestualmente, se sia ancora possibile aprire un’interlocuzione con ENI, che ha avviato a Mardimago, ormai da 5/6 mesi, i lavori di realizzazione di un impianto totalmente simile a quello che si vuole porre in essere a Sarzano.

In gioco non c’è solamente la realizzazione o meno di un mero impianto di trattamento rifiuti, ma la tenuta di un’azienda che deve operare nel pieno rispetto delle previsioni statutarie, oltre che della normativa vigente. La permanenza del Comune di Rovigo nella società non deve essere messa in discussione, ma è fondamentale che Ecoambiente mantenga tutti i crismi ed i requisiti obbligatori per un’azienda in house providing”.

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