Approfondimenti

CARO BOLLETTE: PER LE IMPRESE VENETE +1,5 MILIARDI

Quest’anno, le bollette potrebbero costare all’intero sistema imprenditoriale del Veneto ben 1,5 miliardi di euro in più rispetto al 2024, pari a un aumento del 19,3 per cento. In totale, la spesa complessiva dovrebbe toccare 9,5 miliardi: di questi, 7,1 sarebbero per l’energia elettrica e 2,4 per il gas. Queste stime arrivano dall’Ufficio studi della CGIA e si basano su un’ipotesi del prezzo medio dell’energia elettrica nel 2025 di 150 euro per MWh e del gas a 50 euro per MWh; mantenendo così una proporzione di tre a uno tra le due tariffe, come si è verificato nei due anni precedenti. Per quanto riguarda i consumi, si è fatto riferimento ai dati del 2023 e si è ipotizzato che rimangano costanti anche nei successivi due anni[1].

•     In Veneto in un anno e mezzo spesi 10 miliardi di aiuti pubblici per mitigare i rincari

Anche se quest’anno ci aspettiamo un aumento importante dei costi energetici, questo sarà comunque molto inferiore a quanto abbiamo vissuto durante il periodo più critico della recente crisi energetica che ha colpito tutta Europa tra la fine del 2021 e i primi mesi del 2023 (vedi Graf. 1). È importante ricordare che oggi non abbiamo più quelle misure pubbliche adottate all’epoca che hanno aiutato a contenere gli aumenti delle bollette sia per le famiglie che per le imprese: stiamo parlando di un totale di ben 92,7 miliardi di euro[2], di cui almeno 10 miliardi sono stati erogati alle famiglie e alle imprese venete.

•     Dobbiamo evitare l’aumento dell’inflazione

Quest’anno gli effetti dell’aumento delle bollette potrebbero farsi sentire pesantemente sui bilanci sia delle imprese che delle famiglie. Ma c’è un altro aspetto negativo da considerare. Così come accaduto negli anni passati, potremmo trovarci davanti a un’impennata dei prezzi del gas e dell’energia che rischiano di provocare una spirale inflazionistica. Ricordiamoci che nel biennio 2022-2023, la crisi energetica ha causato una significativa perdita del potere d’acquisto per lavoratori dipendenti e pensionati; senza contare l’aumento dei tassi d’interesse e quindi il costo maggiore del denaro che ha messo in difficoltà investimenti e crescita del Pil. Ma c’è dell’altro. Gli esperti paragonano l’inflazione a una “tassa ingiusta”: infatti, riduce la quantità di beni e servizi acquistabili da tutti noi ed è particolarmente dura con chi è già economicamente fragile.

·        Difendere i consumi e spendere bene tutti soldi del Pnrr

Per contrastare efficacemente il rallentamento economico in corso, in primo luogo dobbiamo evitare il crollo dei consumi interni, obbiettivo che potrebbe non essere conseguito se l’inflazione, a causa di un forte impennata dei prezzi dei prodotti energetici, dovesse tornare a crescere. In secondo luogo è necessario spendere bene ed entro la scadenza (31 agosto 2026) le risorse del Pnrr ancora a nostra disposizione; praticamente 130 miliardi di euro. Secondo la BCE, l’utilizzo di tutti i prestiti e le sovvenzioni che ci sono stati erogati da Bruxelles farà aumentare in via permanente il nostro Pil nello scenario migliore dell’1,9 per cento fino al 2026 e dell’1,5 per cento fino al 2031 rispetto a un Pil senza questi speciali sostegni post-pandemici.

·        Rincari top al Nord: in particolare in Lombardia, Emilia Romagna e Veneto

A livello regionale, visto che la maggioranza delle attività produttive e commerciali sono ubicate al Nord, i rincari relativi al 2025 di luce e gas interesseranno, in particolare, le aree che presentano i consumi maggiori: vale a dire la Lombardia con un aggravio di 3,2 miliardi di euro, l’Emilia Romagna con +1,6 miliardi, il Veneto con +1,5 e il Piemonte con +1,2. Sull’incremento di costo previsto per quest’anno che, ricordiamo, a livello nazionale dovrebbe essere pari a 13,7 miliardi, 8,8 (pari al 64 per cento del totale), saranno in capo alle aziende settentrionali (vedi Tab. 1).

·        Più cara l’energia del gas

Come dicevamo più sopra, la variazione di spesa rispetto l’anno scorso interesserà maggiormente l’energia elettrica del gas. Gli imprenditori veneti pagheranno le bollette elettriche un miliardo in più e quelle del gas solo, si fa per dire, 480 milioni. Per l’elettricità gli incrementi più significativi riguarderanno sempre il Nord, in particolare la Lombardia con 2,3 miliardi aggiuntivi, il Veneto, come dicevamo, con +1 miliardo e l’Emilia Romagna con +986 milioni. Il settentrione dovrebbe farsi carico di oltre il 61 per cento dell’incremento di costo (vedi Tab. 2). Per quanto concerne il gas, invece, i costi aggiuntivi interesseranno soprattutto la Lombardia con +887 milioni, l’Emilia Romagna con +660 milioni e il Veneto con +480 milioni. Dei 3,9 miliardi di rincari relativi alle bollette del gas, 2,8 miliardi (pari al 70,8 per cento del totale) dovrebbero gravare sulle imprese del Nord (vedi Tab. 3).

·        L’11% dei consumi di energia e il 12% di quelli gas del Paese sono in capo alle imprese venete

Con 49.331 GW/h di consumi elettrici registrati nel 2023, pari al 23,8 per cento del totale nazionale, la Lombardia è la regione che ha le imprese più energivore d’Italia.  Seguono le realtà produttive del Veneto con 22.578 GW/h (10,9 per cento del totale) e l’Emilia Romagna con 20.934 GW/h (10,1 per cento del totale). Sui 207.434 GW/h consumati a livello nazionale, il 61,3 per cento è attribuibile alle imprese del Nord (vedi Tab. 4).  Anche per quanto riguarda il gas, la regione che nel 2023 ha censito i consumi più elevati è Lombardia con 48.201 GW/h (22,4 per cento del totale nazionale). Seguono l’Emilia Romagna con 35.828 GW/h (16,7 per cento) e il Veneto con 26.057 GW/h (12,1 per cento).  I consumi del gas della nostra regione incidono sul dato nazionale del 12,1 per cento, mentre quelli riconducibili alle regioni del Nord sono apri al 70,8 per cento del dato Italia (vedi Tab. 5).

·        Ecco i settori più a rischio rincari

Con un’eventuale impennata dei costi delle bollette elettriche, i settori più “colpiti” potrebbero essere quelli che registrano i consumi più importanti. Riferendoci ai dati dei consumi pre-Covid, essi sono:

·        metallurgia (acciaierie, fonderie, ferriere, etc.);

·        commercio (negozi, botteghe, centri commerciali, etc.);

·        altri servizi (cinema, teatri, discoteche, lavanderie, parrucchieri, estetiste, etc.);

·        alimentari (pastifici, prosciuttifici, panifici, molini, etc.);

·        alberghi, bar e ristoranti;

·        trasporto e logistica;

·        chimica.

Per quanto concerne le imprese gasivore, i comparti che potrebbero subire gli effetti economici maggiormente negativi potrebbero essere:

·        estrattivo (minerali metalliferi ferrosi e non ferrosi, etc.);

·        lavorazione e conservazione alimenti (carni, pesce, frutta, ortaggi, oli e grassi, etc.);

·        produzione alimentare (pasta, pasti, gelati, etc.)

·        confezione e produzione tessile, abbigliamento e calzature;

·        fabbricazione/produzione legno, carta, cartone, ceramica, utensileria, plastica e chimica;

·        fabbricazione apparecchiature elettriche ed elettroniche, macchine utensili e per l’industria, etc.;

·        costruzione di navi e imbarcazioni da diporto.

[1] In particolare, le stime sono state costruite a partire dai dati 2023 sui consumi di energia elettrica e di gas da parte delle imprese (così come riportati nella Tab. 5, Tab. 6 e ipotizzati costanti per gli anni 2024 e 2025) e sui relativi prezzi medi di fonte Eurostat per le utenze non domestiche. Per quanto riguarda i consumi di energia elettrica, sono state considerate le utenze non domestiche al netto dei settori permeati dalla PA (Amministrazione pubblica/difesa, sanità/assistenza sociale, istruzione, illuminazione pubblica); per i consumi di gas sono state considerate le utenze industriali (generazione elettrica esclusa), del commercio e dei servizi (escluso servizio pubblico), tutte al netto degli autoconsumi.

I costi per l’anno 2024 sono il frutto di una stima che tiene conto dell’andamento dei prezzi medi annui di mercato dell’energia elettrica e del gas – borsa energetica di fonte Gestore Mercati Energetici (GME) – pari a 108 euro per MWh per l’elettricità e di 36 euro per MWh per il gas. I costi per l’anno 2025 sono stati calcolati considerando un prezzo medio dell’energia elettrica di 150 euro per MWh e di 50 per il gas, rispettando la proporzione di 3 a 1 tra i due prezzi così come verificatosi mediamente negli anni 2023 e 2024.

Si fa presente che l’aumento dei costi energetici per le imprese risulterà meno che proporzionale rispetto alla variazione dei prezzi della borsa energetica in quanto l’aumento del prezzo della materia prima non impatta su tutto il costo complessivo della bolletta (che comprende anche costi di commercializzazione, trasmissione, oneri, tasse, margini ecc.). E dunque rispetto ad un’ipotesi di aumento del prezzo della materia prima del 38% (stimato per il 2025 rispetto al 2024), le rispettive crescite dei costi per le imprese risulteranno inferiori (+18% per l’energia elettrica e +25% per il gas).

[2] Fondi allocati dal Governo Draghi e da quello Meloni per proteggere le famiglie e le imprese dalla crisi energetica tra settembre 2021 e gennaio 2023. Fonte: TEHA Group su dati Brugel, 2024.

 

64%

del tot.

Italia

Tab. 1– Stima costi energia elettrica e gas per imprese (dati regionali)

ENERGIA ELETTRICA e GAS
(IMPRESE)
2024 2025 VARIAZIONE SPESA
PER ENERGIA
DELLE IMPRESE ITALIANE
Stima costo
(in MLN €)
Stima costo
(in MLN €)
ASSOLUTA
(2025-2024)
IN MLN €
%
(2025/
2024)
Lombardia 16.793 20.005 +3.211 +19,1
Emilia-Romagna 8.270 9.916 +1.646 +19,9
Veneto 7.983 9.527 +1.543 +19,3
Piemonte 6.328 7.568 +1.240 +19,6
Toscana 4.847 5.797 +949 +19,6
Lazio 4.175 4.960 +785 +18,8
Puglia 3.270 3.870 +600 +18,4
Campania 3.155 3.745 +590 +18,7
Sicilia 3.139 3.723 +584 +18,6
Friuli-Venezia 2.612 3.113 +502 +19,2
Trentino-Alto Adige 1.858 2.217 +359 +19,3
Marche 1.640 1.956 +316 +19,3
Abruzzo 1.587 1.896 +309 +19,4
Umbria 1.337 1.594 +257 +19,2
Liguria 1.312 1.563 +251 +19,2
Sardegna 1.323 1.555 +233 +17,6
Calabria 720 851 +131 +18,2
Basilicata 629 747 +118 +18,8
Molise 333 397 +64 +19,1
Valle d’Aosta 234 278 +44 +19,0
ITALIA 71.545 85.278 +13.733 +19,2
NORD OVEST 24.667 29.414 +4.747 +19,2
NORD EST 20.723 24.773 +4.050 +19,5
CENTRO 11.999 14.306 +2.307 +19,2
MEZZOGIORNO 14.156 16.785 +2.629 +18,6

Elaborazione Ufficio Studi CGIA su dati Terna, Arera, Eurostat e GME

 Nota metodologica

Le stime sono state costruite a partire dai dati 2023 sui consumi di energia elettrica e di gas da parte delle imprese (così come riportati nella Tab.5, Tab. 6 e ipotizzati costanti per gli anni 2024 e 2025) e sui relativi prezzi medi di fonte Eurostat per le utenze non domestiche. Per quanto riguarda i consumi di energia elettrica, sono state considerate le utenze non domestiche al netto dei settori permeati dalla PA (Amministrazione pubblica/difesa, sanità/assistenza sociale, istruzione, illuminazione pubblica); per i consumi di gas sono state considerate le utenze industriali (generazione elettrica esclusa), del commercio e dei servizi (escluso servizio pubblico), tutte al netto degli autoconsumi.

I costi per l’anno 2024 sono il frutto di una stima che tiene conto dell’andamento dei prezzi medi annui di mercato dell’energia elettrica e del gas – borsa energetica di fonte Gestore Mercati Energetici (GME) – pari a 108 euro per MWh per l’elettricità e di 36 euro per MWh per il gas. I costi per l’anno 2025 sono stati calcolati considerando un prezzo medio dell’energia elettrica di 150 euro per MWh e di 50 per il gas, rispettando la proporzione di 3 a 1 tra i due prezzi così come verificatosi mediamente negli anni 2023 e 2024.

Si fa presente che l’aumento dei costi energetici per le imprese risulterà meno che proporzionale rispetto alla variazione dei prezzi della borsa energetica in quanto l’aumento del prezzo della materia prima non impatta su tutto il costo complessivo della bolletta (che comprende anche costi di commercializzazione, trasmissione, oneri, tasse, margini ecc.). E dunque rispetto ad un’ipotesi di aumento del prezzo della materia prima del 38% (stimato per il 2025 rispetto al 2024), le rispettive crescite dei costi per le imprese risulteranno inferiori (+18% per l’energia elettrica e +25% per il gas).

Tab. 2 – Stima costi energia elettrica per imprese (dati regionali)

ENERGIA ELETTRICA
(IMPRESE)
2024 2025 VARIAZIONE SPESA
PER ENERGIA ELETTRICA
DELLE IMPRESE ITALIANE
Stima costo
(in MLN €)
Stima costo
(in MLN €)
ASSOLUTA
(2025-2024)
IN MLN €
Lombardia 13.208 15.532 +2.324
Veneto 6.045 7.109 +1.064
Emilia-Romagna 5.605 6.591 +986
Piemonte 4.560 5.362 +802
Toscana 3.496 4.112 +615
Lazio 3.476 4.087 +612
Puglia 2.918 3.431 +513
Sicilia 2.695 3.170 +474
Campania 2.673 3.143 +470
Friuli-Venezia Giulia 2.022 2.377 +356
Trentino-Alto Adige 1.408 1.656 +248
Sardegna 1.323 1.555 +233
Marche 1.251 1.471 +220
Abruzzo 1.176 1.383 +207
Umbria 1.031 1.213 +181
Liguria 1.024 1.204 +180
Calabria 659 775 +116
Basilicata 520 612 +91
Molise 263 309 +46
Valle d’Aosta 187 220 +33
ITALIA 55.538 65.310 +9.772
NORD OVEST 18.979 22.318
61,3%

del tot.

Italia

+3.339

NORD EST 15.080 17.733 +2.653
CENTRO 9.254 10.883 +1.628
MEZZOGIORNO 12.226 14.377 +2.151

Elaborazione Ufficio Studi CGIA su dati Terna, Eurostat e GME 

Tab. 3 – Stima costi gas per imprese (dati regionali)

GAS
(IMPRESE)
2024 2025 Variazione assoluta spesa
per gas
delle imprese italiane
Stima costo
(in milioni €)
Stima costo
(in milioni €)
 (2025-2024)
in milioni €
Lombardia 3.586 4.473 +887
Emilia-Romagna 2.665 3.325 +660
Veneto 1.938 2.418 +480
Piemonte 1.768 2.206 +438
Toscana 1.351 1.685 +334
Lazio 699 872 +173
Friuli-Venezia Giulia 590 736 +146
Campania 482 602 +119
Trentino-Alto Adige 450 561 +111
Sicilia 444 553 +110
Abruzzo 411 513 +102
Marche 389 486 +96
Puglia 352 439 +87
Umbria 305 381 +76
Liguria 288 359 +71
Basilicata 109 135 +27
Molise 71 88 +18
Calabria 61 77 +15
Valle d’Aosta 46 58 +11
Sardegna 0 0 +0
ITALIA 16.006 19.968 +3.961
NORD OVEST 5.688 7.096
70,8%

del tot.

Italia

+1.408

NORD EST 5.644 7.040 +1.397
CENTRO 2.745 3.424 +679
MEZZOGIORNO 1.930 2.408 +478

Elaborazione Ufficio Studi CGIA su dati Arera, Eurostat e GME 

Tab. 4 – Consumo di energia elettrica da parte delle imprese (*)

(anno 2023)

Regioni e ripartizioni Consumo

energia elettrica (*)
(in GW/h)

Inc. %
su totale

Italia

Lombardia 49.331 23,8
Veneto 22.578 10,9
Emilia Romagna 20.934 10,1
Piemonte 17.031 8,2
Toscana 13.059 6,3
Lazio 12.982 6,3
Puglia 10.898 5,3
Sicilia 10.067 4,9
Campania 9.983 4,8
Friuli Venezia Giulia 7.551 3,6
Trentino Alto Adige 5.260 2,5
Sardegna 4.940 2,4
Marche 4.671 2,3
Abruzzo 4.391 2,1
Umbria 3.852 1,9
Liguria 3.824 1,8
Calabria 2.461 1,2
Basilicata 1.942 0,9
Molise 981 0,5
Valle d’Aosta 700 0,3
ITALIA 207.434 100,0
Nord Ovest 70.885
61,3

34,2

Nord Est 56.322 27,2
Centro 34.565 16,7
Mezzogiorno 45.663 22,0

Elaborazione Ufficio Studi CGIA su dati Terna

 

(*) Sono state considerate le utenze non domestiche al netto dei settori permeati dalla PA (Amministrazione pubblica/difesa, sanità/assistenza sociale, istruzione, illuminazione pubblica).

Tab. 5 – Consumo di gas da parte delle imprese (*)

(anno 2023)

Regioni e ripartizioni Consumo gas (*)
(in GW/h)
Inc. %
su totale Italia
Lombardia 48.201 22,4
Emilia-Romagna 35.828 16,7
Veneto 26.057 12,1
Piemonte 23.773 11,0
Toscana 18.157 8,4
Lazio 9.401 4,4
Friuli-Venezia Giulia 7.931 3,7
Campania 6.482 3,0
Trentino-Alto Adige 6.049 2,8
Sicilia 5.964 2,8
Abruzzo 5.531 2,6
Marche 5.235 2,4
Puglia 4.727 2,2
Umbria 4.103 1,9
Liguria 3.870 1,8
Basilicata 1.459 0,7
Molise 952 0,4
Calabria 825 0,4
Valle d’Aosta 624 0,3
Sardegna 0 0,0
ITALIA 215.170 100,0
NORD OVEST 76.468
70,8

35,5

NORD EST 75.865 35,3
CENTRO 36.896 17,1
MEZZOGIORNO 25.947 12,1

Elaborazione Ufficio Studi CGIA su dati Arera

 

 

(*) Sono state considerate le utenze industriali (generazione elettrica esclusa), del commercio e dei servizi (escluso servizio pubblico), tutte al netto degli autoconsumi.

 

 

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