“Nelle ultime settimane si è sviluppato un ampio dibattito sull’opportunita’ o meno di un’eventuale realizzazione di una centrale nucleare in Polesine.
Al di la’ delle pur legittime diatribe partitiche correlate, di cui il Sindacato giustamente non si occupa, tale dibattito ha almeno il merito di rimettere al centro la questione di quale possano essere le politiche prioritarie, anche energetiche, per favorire uno sviluppo ed una crescita del nostro Territorio che lo renda maggiormente attrattivo, soprattutto per le nuove generazioni, a partire dalla creazione di opportunità lavorative di qualità.
Si evidenzia anche in questo caso che il problema rimane il mancato tradursi di tale dibattito in una discussione ed in azioni concrete che possano coinvolgere tutti i “portatori d’interesse” del nostro Territorio, all’interno di una “cabina di regia” – necessariamente guidata da istituzioni e politica locale – in grado di valutare le vere vocazioni territoriali e la corretta programmazione correlata, individuando anche le fonti da cui attingere le necessarie risorse ed investimenti (pubblici e privati) ed orientando lo stesso mercato del lavoro.
Da tempo come Cgil riteniamo che in tal senso sia sbagliato rendere di fatto il Polesine una sorta di “centro energetico” del Veneto, perché troppo spesso questo ha significato e significa l’insediarsi di attività pericolose per l’ambiente e per la salute delle persone, lavoratori compresi.
In tale contesto s’inserisce anche la questione del possibile insediamento nel nostro Territorio di una centrale nucleare, seppure di nuova generazione che riteniamo deleterio e scarsamente utile. Per altro, tale insediamento non potrebbe che avvenire inevitabilmente nella zona del Delta – già particolarmente fragile da un punto di vista ambientale – dove ci sono spazi fisici e disponibilità di acqua indispensabili per tale attività. Senza considerare il problema dello smaltimento delle scorie prodotte, dei tempi non brevi per la realizzazione e lo scarso impatto occupazionale.
Continuiamo a sostenere, disponibili a portare le nostre idee in qualsiasi costruttivo confronto, che le vocazioni del nostro Territorio siano altre per creare opportunità di qualità sotto ogni aspetto, come ad esempio la possibile realizzazione di “filiere corte” locali che potrebbero mettere insieme il settore primario con attività industriali attente ad un corretto impatto ambientale, non tralasciando l’attività turistica, a patto che superi la sola stagionalità ed il lavoro povero che spesso la caratterizza.
Il fondamentale obiettivo correlato deve essere quanto invece finora non realizzatosi: creare opportunità di qualità che coinvolgano molto di più di ora parti importanti della nostra società e del mercato del lavoro: donne e giovani.
Non dimentichiamo che ancora ad oggi in Polesine il tasso di occupazione femminile è di poco sotto il 62%, almeno 7 punti percentuali in meno rispetto a quello maschile, i contratti a tempo indeterminato riguardano per il 70% gli uomini e solo il 63,8% le donne e che il part time involontario riguarda molto più le donne degli uomini, con un gender gap retributivo di circa il 27% in meno per le donne.
Dall’altro lato i giovani della cosiddetta generazione Z (nati dopo il 1995) soffrono percentualmente più di altri la precarietà nel lavoro (oltre l’85% delle nuove assunzioni in Polesine in tale fascia d’età) e guadagnano in media fino al 30% in meno rispetto alle generazioni precedenti, per effetto, oltre che della maggiore precarietà nel lavoro, anche di una crescita di carriera molto più lenta rispetto a fasce d’età più anziane.
Rendere pertanto la nostra Provincia davvero più attrattiva per questi importanti segmenti della nostra società (obiettivi scarsamente raggiunti dallo stesso PNRR che pure lo prevedeva) rimane la priorità assoluta ed il centro delle proposte di tutti i soggetti del Territorio. Così si arricchirebbero sensibilmente le stesse nostre comunità sia dal punto di vista economico sia da quello sociale.”
Pieralberto Colombo
Segretario Generale Cgil Rovigo