In questi mesi Arci ha attraversato le piazze, costruito alleanze, intrecciato lotte. Lo abbiamo fatto contro il riarmo e l’economia di guerra, contro il genocidio a Gaza, in difesa degli spazi sociali, dei diritti delle persone migranti, delle lavoratrici e dei lavoratori, di chi viene spinto ogni giorno ai margini.
Abbiamo scelto da che parte stare.
E lo abbiamo fatto sapendo che le battaglie non sono mai separate: la guerra fuori confine, la repressione del dissenso, il taglio al welfare, la precarietà, la povertà trattata come colpa fanno parte dello stesso disegno.
Mentre si investono miliardi in armamenti, si smantellano sanità, scuola, cultura, diritto all’abitare. Si restringe lo spazio civico, si criminalizza chi protesta, si alzano muri e il Mediterraneo continua a essere un cimitero silenzioso. Questa non è sicurezza: è disuguaglianza.
È da questa consapevolezza che nasce anche il percorso di convergenza No Kings – Contro i Re e le loro guerre. L’Assemblea nazionale “O Re o Libertà”, che si è tenuta a Bologna con oltre 2mila presenze e più di 3mila persone collegate online, ha segnato una nuova fase di mobilitazione contro guerra, autoritarismo ed economia del riarmo. Un processo dal basso che intreccia spazi sociali, sindacati, associazioni, movimenti e mondo della cultura e che rilancia l’appuntamento del 28 marzo a Roma con la mobilitazione nazionale “Together”, in contemporanea con Londra.
Per questo oggi Arci rilancia una mobilitazione ampia, popolare, organizzata. Una mobilitazione che tenga insieme conflitto e partecipazione, piazze e territori, circoli, spazi sociali, lavoro culturale e mutualismo.
È in questa direzione che si inserisce anche l’azione legale promossa insieme ad altre organizzazioni della società civile contro Leonardo Spa e lo Stato italiano per fermare la vendita di armi a Israele: un atto di responsabilità, di fedeltà alla Costituzione e al diritto internazionale.
La democrazia non si difende da sola. Vive solo dove ci sono persone consapevoli, attive, organizzate.
E i cambiamenti reali non arrivano dall’alto: li costruiscono i movimenti sociali.



