Anche la nuova convocazione dell’Assemblea di Controllo Analogo di Ecoambiente, fissata per mercoledì 14 maggio nella sala dell’Interporto dal Sindaco di Rovigo Valeria Cittadin, è finita con un nulla di fatto, come ampiamente previsto.
La pervicace volontà dell’Amministrazione del Comune di Rovigo, socio di maggioranza di Ecoambiente, di imporre il proprio punto di vista circa gli importanti investimenti della società pubblica, finanziati in gran parte dai fondi del PNRR e previsti dal Piano Industriale, votato all’unanimità, non convince la stragrande maggioranza degli altri Comuni.
In questo caso si sono presentati 11 Comuni, sui 50 invitati, con poco più di 500 quote rappresentate, molto meno del minimo indispensabile (30 Comuni e 600 quote). La regola prevede infatti che il Comune di Rovigo, socio al 51% di Ecoambiente, non possa decidere da solo le sorti della società pubblica di gestione del ciclo integrato dei rifiuti.
Questo vincolo, previsto a suo tempo proprio per garantire a tutti i Comuni pari dignità nella governance dell’azienda, era la chiave di volta per far si che le decisioni importanti venissero prese in un clima di leale collaborazione tra tutte le pubbliche amministrazioni socie, che hanno delegato ad Ecoambiente la gestione di un servizio importantissimo per tutto il territorio.
E proprio per evitare che un Comune, per quanto socio di maggioranza, potesse imporre a tutti gli altri le proprie scelte. Se così non fosse stato non sarebbe stato possibile procedere con una scelta fondamentale, ovvero la gestione pubblica dei rifiuti in Polesine.
Da mesi il Comune di Rovigo tiene in ostaggio l’azienda, facendo la voce grossa e non volendo sentire ragioni, mentre quasi tutti gli altri Comuni ritengono sensato non rimettere in discussione decisioni già prese all’unanimità e in assenza di valide ragioni per farlo.
Ma Rovigo insiste, facendosi scudo di questioni che sembrano di lana caprina, non potendo dimostrarne la validità. E rilancia ogni volta, dopo ogni scadenza che non riesce a far rispettare agli altri scoi, evidentemente recalcitranti.
Una partita a poker molto pericolosa, per l’azienda, per il servizio pubblico ma anche per lo stesso Comune capoluogo. Non si capisce bene quale sia l’obiettivo, se non quello di mettere a repentaglio un bene comune di così grande rilevanza.



