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ENTRO IL 2029 in Veneto 291MILA ADDETTI ANDRANNO IN PENSIONE

Tra il 2025 e il 2029, si stima che poco più di 291.000 lavoratori veneti (pari al 13 per cento circa del totale regionale) lasceranno definitivamente gli uffici e le fabbriche per andare in pensione. La quasi totalità lo farà per questo motivo; tuttavia, una piccola minoranza non timbrerà più il cartellino anche per altri motivi, quali il ritiro volontario, la perdita dell’impiego, l’emigrazione all’estero o il passaggio dal lavoro dipendente a quello autonomo e viceversa.

Anche in Veneto, come nel resto del Paese, nel giro di qualche anno assisteremo a una vera e propria “fuga” da scrivanie e catene di montaggio. Un “esodo” mai visto fino a ora, con centinaia di migliaia di persone che passeranno dal mondo del lavoro all’inattività con conseguenze sociali, economiche ed occupazionali di portata storica per la nostra regione.

Lo sanno bene gli imprenditori veneti che già adesso faticano a trovare personale disponibile a recarsi in fabbrica o in cantiere. Figuriamoci fra qualche anno, quando una parte importante della platea dei lavoratori attivi lascerà l’occupazione, in particolare per raggiunti limiti di età.

A dirlo è l’Ufficio studi della CGIA che ha estrapolato i dati emersi dalla periodica elaborazione realizzata dal Sistema Informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere in collaborazione con il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.[1]

  • Le uscite più numerose in Lombardia, Lazio e Veneto

In valore assoluto, le regioni più coinvolte dalla domanda di sostituzione saranno quelle, ovviamente, dove la popolazione lavorativa è più numerosa e tendenzialmente ha una età media più elevata. Al primo posto scorgiamo la Lombardia che sarà chiamata a “rimpiazzare” 567.700 lavoratori. Seguono il Lazio con 305.000 e il Veneto con 291.200. E’ altrettanto importante notare che questo fenomeno interesserà, in particolare, il settore del lavoro dipendente privato. Le maestranze private lombarde saranno le più “interessate” del Paese; quasi due su tre, per la precisione il 64,6 per cento del totale regionale sarà da rimpiazzare. Seguono i dipendenti dell’Emilia Romagna (58,6 del totale) e quelli del Veneto (pari al 56,5 per cento del totale). In termini assoluti gli occupati privati veneti da sostituire saranno 164.400 (vedi Tab. 1). 

  • Un paese sempre più vecchio: le aziende si ruberanno i dipendenti migliori

In stretta relazione alle uscite dal lavoro per raggiunti limiti di età c’è anche il progressivo invecchiamento dei dipendenti privati presenti nel nostro Paese. A tal proposito è interessante analizzare l’andamento dell’indice di anzianità. Se a livello nazionale nel 2021 la quota era del 61,2, nel 2022 è aumentata al 62,7 per attestarsi nel 2023 al 65,2 (+ 4 punti in soli due anni). Questo vuol dire che, rispetto all’ultima rilevazione, in Italia ogni 100 dipendenti sotto i 35 anni ce ne sono 65 che hanno oltre 55 anni. Le cause di questa tendenza sono numerose – pochi ingressi nel mercato del lavoro dei giovani rispetto alle fasce anagrafiche che superano la soglia dei 55 anni e una più prolungata permanenza nei luoghi di lavoro degli addetti in età avanzata – e tutte contribuiscono a innalzare questo indicatore verso valori di criticità. Senza contare che anche in Veneto la domanda e l’offerta faticano a incrociarsi. Spesso i giovani che sono alla ricerca di un’occupazione presentano un deficit educativo ed esperienziale notevole rispetto alle abilità professionali richieste dalle attività economiche. Tra qualche anno, quando centinaia di migliaia di lavoratori con elevata esperienza e professionalità dovranno essere sostituiti, gli imprenditori veneti, non trovandoli sul mercato, non avranno alternativa.  Dovranno contendersi i migliori dipendenti dei concorrenti, offrendo a questi ultimi incrementi salariali significativi. Dando luogo a forme più o meno simili al ricatto, dove titolari d’azienda e dipendenti cercheranno di prevalere per ottenere il massimo vantaggio personale, spesso in modo poco onorevole.

  • L’anzianità delle maestranze è un problema soprattutto per gli imprenditori delle regioni più piccole

Ad oggi, la regione che presenta l’indice di anzianità dei dipendenti privati più elevato è la Basilicata (82,7). Seguono la Sardegna (82,2), il Molise (81,2), l’Abruzzo (77,5) e la Liguria (77,3). Il dato medio nazionale, come ricordavamo più sopra, è pari al 65,2. Le regioni meno “colpite” da questo fenomeno – anche se già da alcuni anni fanno comunque i conti con questa grave criticità – sono l’Emilia Romagna (63,5), la Campania (63,3), il Veneto (62,7), la Lombardia (58,6) e il Trentino Alto Adige (50,2) (vedi Graf. 1).

Tab. 1  Domanda di sostituzione 2025-2029 (rank per domanda di sostituzione)

Regioni Domanda di cui Inc. %
di sostituzione dipendenti dip. privati
  2025-2029* privati* su totale**
Lombardia 567.700 366.900 64,6
Lazio 305.000 147.200 48,3
Veneto 291.200 164.600 56,5
Emilia Romagna 261.000 152.900 58,6
Piemonte e Valle d’Aosta 252.000 140.400 55,7
Campania 210.500 95.200 45,2
Toscana 200.700 106.300 53,0
Sicilia 173.900 74.600 42,9
Puglia 153.500 73.000 47,6
Liguria 93.300 41.100 44,1
Marche 83.200 42.000 50,5
Sardegna 80.000 30.800 38,5
Friuli Venezia Giulia 75.400 40.400 53,6
Calabria 75.400 27.600 36,6
Trentino Alto Adige 70.500 35.500 50,4
Abruzzo 64.400 31.400 48,8
Umbria 44.800 20.100 44,9
Basilicata 25.700 13.000 50,6
Molise 13.800 5.300 38,4
Nordovest 913.000 548.400 60,1
Nordest 698.100 393.400 56,4
Centro 633.600 315.600 49,8
Sud e Isole 797.300 350.900 44,0
ITALIA 3.042.000 1.608.300 52,9
elaborazione Ufficio studi CGIA su dati Unioncamere – Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Sistema Informativo Excelsior
*valori assoluti arrotondati alle centinaia

**Il totale include anche i dipendenti pubblici e gli autonomi

[1] Previsioni dei fabbisogni occupazionali e professionali in Italia a medio termine (2025-2029). Scenari per l’orientamento e la programmazione della formazione.

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