

Io l’ho sempre saputo, avendo seguito la vicenda passo passo per anni, e ora ne abbiamo finalmente la prova provata: nonostante infinite meline, giravolte, promesse di liquidazione pronunciate direttamente in Consiglio Comunale, perfino lacrimucce furtivamente (e teatralmente) sfuggite a favore di pubblico, la privatizzazione è stata da SEMPRE l’unica soluzione ipotizzata per Iras dai Commissari via via succedutesi e dalla Regione Veneto.
Poteva andare diversamente, eccome se poteva andare diversamente. Ma serviva che la Regione avesse messo sul piatto almeno una decina di milioni di euro, tanti quanti venivano richiesti al Comune di Rovigo in quel famoso accordo di programma di fine 2022. Fatto saltare con l’introduzione all’ultimo istante di richieste improponibili per la tenuta dei conti del Comune da parte della Regione stessa.
Come definire altrimenti la richiesta, messa giù con un perentorio “prendere o lasciare”, in base alla quale il Comune si sarebbe dovuto impegnare a ristruttura metà Casa Serena nel termine perentorio di 3 anni – costo stimato attorno ai 10 milioni di euro – per poter mettere quei locali a disposizione di ULSS5, mentre il braccio operativo regionale ATER non avrebbe avuto alcun obbligo temporale nel procedere alla sistemazione dell’altro 50% (circa 13mila m2) che nel frattempo sarebbe divenuto di sua proprietà con una spesa di soli 1.4 milioni di euro?
Peccato che la maggior quota dei lavori di ristrutturazione di Casa Serena dovrebbero riguardare tutta la sistemazione strutturale antisismica, che non si può fare un pezzo alla volta. Morale: il Comune avrebbe dovuto prendersi un impegno sapendo fin da subito che non sarebbe stato possibile farvi fronte, con tutte le conseguenze legali e patrimoniali che tale eventualità avrebbe comportato. Chiamatela come volete, una proposta di accordo così!
I soldi che avrebbero consentito la chiusura di un’operazione storica per la città – messa in sicurezza di Iras, recupero di un immobile fatiscente ma dalle enormi potenzialità per servizi socio-assistenziali, salvaguardia dei posti di lavoro pubblici – la Regione non li ha mai voluti mettere. MAI. Salvo chiedere come imprescindibile un sacrificio economico ai cittadini di Rovigo, senza alcuna contropartita, nonostante gli obblighi di controllo su quanto succedeva all’interno dell’Ente fosse da sempre di spettanza esclusiva della Regione.
La Lega cittadina, con protagonista assoluto l’allora Capogruppo e attuale Assessore Aretusini, si è prestata al gioco, senza alcuna remora. Prendendo in giro l’intera città di Rovigo, e scegliendo la ragione di partito a quella del mandato elettorale per cui si è chiesto il voto, vale a dire la difesa degli interessi della comunità rodigina. L’importante era fare in modo che l’operazione saltasse, per meri fini elettorali.
Triste, tutto molto triste.


