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Salute mentale nel Polesine: una gestione insufficiente

Nel Polesine la salute mentale continua a essere trattata come un ambito residuale della sanità pubblica, nonostante l’aumento dei bisogni e la fragilità crescente di una parte significativa della popolazione. Nel Distretto 2 di Adria rimane chiuso e inutilizzato l’ex Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura, una struttura recente, progettata per la gestione delle fasi acute e dotata di spazi all’aperto e aree dedicate, che da anni non svolge alcuna funzione senza che siano mai state fornite spiegazioni chiare, documentate e pubbliche sulle ragioni di questa scelta.
Contestualmente, il servizio di degenza psichiatrica è stato concentrato a Rovigo, in un reparto collocato al terzo piano dell’ospedale, privo di accesso all’esterno. Una configurazione che, per caratteristiche strutturali e organizzative, richiama modelli di degenza chiusi e segreganti, difficilmente compatibili con i principi della psichiatria territoriale e con un’idea di cura fondata sulla dignità della persona. In questo contesto, la degenza rischia di assumere una connotazione di fatto manicomiale, lontana dagli standard terapeutici e culturali che dovrebbero guidare i servizi di salute mentale nel servizio sanitario pubblico.
La chiusura dell’SPDC di Adria ha privato l’intero basso Polesine di un presidio essenziale, aggravando ulteriormente le difficoltà di accesso alle cure in un territorio già penalizzato dalla distanza e dalla conformazione geografica. A fronte di questo impoverimento dell’offerta sanitaria, non sono mai state rese note valutazioni cliniche, organizzative o strategiche che giustifichino l’attuale assetto dei servizi, né è stato chiarito se esistano reali benefici per i pazienti o per le loro famiglie.
A rendere il quadro ancora più allarmante è la cronica carenza di personale. Il Distretto 2, che serve circa 75.000 abitanti, può contare su soli due psichiatri, un numero del tutto insufficiente rispetto agli standard minimi. Le conseguenze sono evidenti e ricadono direttamente sui cittadini: visite e colloqui programmati a distanza di mesi, assenza di continuità terapeutica, famiglie lasciate sole nella gestione delle situazioni più complesse. In queste condizioni parlare di presa in carico efficace diventa sempre più difficile.
Questo scenario si inserisce in un contesto regionale già critico, con il Veneto stabilmente nelle ultime posizioni a livello nazionale per investimenti in salute mentale e con risorse destinate a questo ambito ben al di sotto dei livelli di riferimento. In tale quadro, dall’ULSS 5 Polesana non emerge una visione strategica chiara né una programmazione credibile per il rafforzamento dei servizi sul territorio.
A questo punto è necessario un cambio di passo. Al Direttore Generale dell’ULSS 5 Polesana, Dr. Pietro Girardi, rivolgiamo un appello diretto affinché intervenga con chiarezza e responsabilità, spiegando le ragioni della chiusura dell’SPDC di Adria, indicando se e quando si intenda ripristinare un servizio adeguato nel basso Polesine, chiarendo quali interventi siano previsti per superare l’attuale modello di degenza e quali azioni concrete siano state messe in campo per affrontare la drammatica carenza di personale.
La salute mentale non può essere gestita come un’emergenza permanente né, peggio, attraverso soluzioni che ripropongono logiche superate. È un diritto fondamentale e un servizio essenziale. Continuare a rimandare, tacere o minimizzare significa assumersi la responsabilità politica e istituzionale di un progressivo arretramento dell’assistenza e di una perdita di fiducia che colpisce le persone più fragili e l’intera comunità polesana.
AITSAM Polesana
Associazione Italiana Tutela Salute Mentale – Polesine
Rovigo
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