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CGIL: Polesine e nuove estrazioni di gas al largo del Delta del Po

L’ipotesi di consentire l’effettuazione di nuove trivellazioni anche al largo del Delta del Po, come deciso nei giorni scorsi dal Governo, rappresenta certamente un forte rischio per il nostro Territorio ed è in generale una scelta sbagliata.

Un rischio per il Polesine che già ha visto accentuarsi il fenomeno della subsidenza a causa delle precedenti estrazioni di metano e che mette in pericolo il già fragile equilibrio idro-geologico del nostro Territorio, attualmente collocato in media tre metri sotto il livello del mare. Alimentare possibili ulteriori fenomeni di subsidenza, attraverso nuove trivellazioni,  potrebbe provocare danni irreversibili al nostro ambiente e ad alcuni capisaldi della stessa economia locale: agricoltura, turismo e pesca che occupano migliaia di lavoratori.

Ciò a maggior ragione se si considera che si vorrebbero creare nuovi pozzi (la cui vita deve essere di almeno 15/20 anni) per alimentare alla fine forse il 10% del fabbisogno totale.

Non dimentichiamo che la nostra Provincia fornisce già un consistente contributo alla produzione di energia per il nostro Paese ospitando, al largo di Porto Levante, il grande rigassificatore di “Lng Adriatic”.

Sbagliato perché si vogliono autorizzare nuove estrazioni di metano, ancora più vicine alla costa, che continueranno ad alimentare l’utilizzo di fonti energetiche inquinanti di derivazione fossile, spostando sempre più in avanti nel tempo la necessaria transizione ecologica che invece si realizza anche investendo sulle fonti energetiche rinnovabili. Non si può trovare sempre una ragione o un pretesto per rinviare all’infinito questa urgente transizione.

I danni all’ambiente ed i gravi cambiamenti climatici in corso sono emersi con chiarezza anche nel nostro Territorio che, pur essendo compreso tra i due fiumi più grandi d’Italia, ha sofferto a lungo quest’anno a causa della siccità con una carenza d’acqua che ha provocato una risalita del cuneo salino senza precedenti, provocando così gravissimi danni anche al settore primario.

Per queste ragioni anche la CGIL di Rovigo esprime la propria contrarietà alla concessione di nuove trivellazioni nel Polesine –  e non solo – lanciando un forte appello al Governo a ritirare tale decisione che rischia di provocare seri danni ambientali e di danneggiare fortemente anche alcuni importanti settori economici polesani e le tante lavoratrici ed i tanti lavoratori impegnati in tali ambiti. Su tale tema tutti gli attori del Territorio possono agire uniti.

Si investa invece nelle “vocazioni” del nostro Territorio e nella più ampia transizione green a partire dalle fonti rinnovabili che, se correttamente governate,  potrebbero anche fungere da significativo volano occupazionale.

Il Segretario Gen. Cgil Rovigo – Pieralberto Colombo

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