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CISL: La tutela della sicurezza cambia con il lavoro

Si è svolto questa mattina alla Scuola edile di Padova il convegno “Lavoro in sicurezza, quale scenario per il futuro“, organizzato dalla Cisl Padova Rovigo. L’incontro è stato aperto dai saluti del vicesindaco di Padova Andrea Micalizzi e dal direttore della scuola edile Andrea Pagnacco. Il tema è stato quindi introdotto dalla segretaria territoriale della Cisl Padova Rovigo Paola Guidolin, che ha illustrato i dati Inail sugli infortuni sul lavoro e sulle malattie professionali. Complessivamente, lo scorso anno a Padova sono stati definiti 13.385 infortuni sul lavoro (in calo rispetto al 2022), 10.671 dei quali in occasione di lavoro (quindi non in itinere). Sempre escludendo gli infortuni in itinere, 11 persone sono morte sul lavoro nel padovano e 3 in provincia di Rovigo. «Quattordici morti di troppo – ha commentato Guidolin – che si sarebbero potute, e dovute, evitare. Degli infortuni sul lavoro si parla solo in occasione degli eventi più tragici, ma sono tantissimi i casi in cui i lavoratori hanno riportato gravi conseguenze». Per esempio nel padovano, tra i 7.146 infortuni indennizzati nel 2022, 1.149 hanno comportato menomazioni di diverso grado; in Polesine, dei 1.578 infortuni indennizzati nel 2022, 212 hanno comportato menomazioni, un numero in aumento rispetto agli anni precedenti. Un capitolo troppo spesso trascurato è quello delle malattie professionali. Nel padovano, nel 2023 ne sono state diagnosticate 1.234, in Polesine 430.
«Per arginare un fenomeno così complesso – ha detto Guidolin – la Cisl ne ha fatto oggetto della grande mobilitazione nazionale “Fermiamo la scia di sangue“. Con questa iniziativa, il nostro sindacato intende rilanciare la strada della concertazione e ribadire che cosa si può fare, subito, per incidere su quella che è diventata oramai un’emergenza. Occorre uno sforzo congiunto tra associazioni datoriali, organizzazioni sindacali e istituzioni. Ogni contrattazione, ogni vertenza, ogni accordo deve tenere conto delle ricadute sulla sicurezza dei lavoratori per puntare al raggiungimento del benessere comune. Tutelare la salute e la sicurezza dei lavoratori significa rispettare le regole, prendere decisioni sull’organizzazione del lavoro che non siano dettate esclusivamente da criteri di convenienza economica e di contenimento dei costi e coinvolgere i dipendenti nella definizione di misure di valutazione dei rischi, di prevenzione e di controllo. Di questo patrimonio – ha concluso la segretaria – i lavoratori devono sentirsi partecipi, tutelando se stessi e gli altri e formandosi costantemente».
È seguita la tavola rotonda con il direttore dello Spisal dell’Ulss6 Euganea Stefano Ferrarese, la direttrice dell’Itl Rosanna Giaretta, il comandante del nucleo ispettorato del lavoro dei Carabinieri di Padova luogotenente Giuseppe Massafra, il tenente colonello Umberto Geri, comandante del Gruppo Carabinieri per la tutela del lavoro interregionale e Luca Mori, del dipartimento salute e sicurezza sul lavoro della Cisl Veneto. Il direttore dello Spisal si è soffermato sull’importanza del lavoro di squadra, citando un progetto relativo alle malattie professionali. «Nella nostra provincia è ricomparsa la silicosi – ha detto – patologia tipica dei minatori degli anni Cinquanta e Sessanta. Attraverso uno studio clinico ed epidemiologico abbiamo individuato dei nuovi materiali nel quali la silice aveva una percentuale più elevata di quelli usati tradizionalmente ed è stato quindi avviato un progetto per affrontare questa nuova emergenza». Il nucleo ispettorato del lavoro dei Carabinieri ispeziona diversi ambiti e settori merceologici. «I più battuti – ha spiegato Massafra – sono quelli dove c’è più lavoro nero o irregolare. Lavorare in sinergia è fondamentale per ottenere dei risultati. Le violazioni più frequenti sono la mancata formazione. Ci sono ancora datori di lavoro che la fanno pagare ai dipendenti. Bisogna agire sulla prevenzione, con le visite mediche. Bisogna instillare la sicurezza fin dalle scuole medie».
La provincia di Padova non desta comunque particolari criticità. Lo ha sottolineato il tenente colonnello Umberto Geri, comandante del gruppo opera su vento, Friuli, Emilia Romagna e Marche. «Operiamo per contrastare il lavoro sommerso e verificare che siano rispettate le normative sulla sicurezza. Per il contrasto al caporalato e alla tratta di esseri umani. A Padova, come dato positivo riscontriamo un minor ricorso a clandestini».
La Cisl è impegnata nella stesura del piano strategico triennale della Regione Veneto per la tutela della salute e la sicurezza sul lavoro. «Si tratta – ha spiegato Luca Mori – di una piattaforma che ogni tre anni programma gli interventi di monitoraggio e valutazione necessari al miglioramento delle attività a tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori. Gli enti bilaterali sono il cuore della nostra attività su salute e sicurezza. All’interno ci sono i nostri organismi paritetici, che hanno un ruolo strategico, principalmente sul piano della formazione, intervenendo sul territorio attraverso gli Rlst. In questo, la sinergia tra il livello regionale e quello territoriale diventa strategica».
Anche la direttrice dell’Ispettorato territoriale del lavoro Padova Rovigo Rosanna Giaretta ha insistito sull’importanza della formazione. «Il tema dell’intelligenza artificiale – ha osservato – è caldissimo e tutti ci stanno lavorando. Ci si chiede se sia una cosa da temere o da auspicare. Se ci siano più rischi o più opportunità. Di sicuro, avrà un impatto notevole su tutto il mondo del lavoro. Il suo utilizzo comporterà la soppressione di alcune figure professionali. Il criterio che determina questo rischio è un contesto che privilegia l’attività ripetitiva. L’intelligenza artificiale incide anche sulla competitività e potrà essere utilizzata anche nell’attività ispettiva, in particolare per prevedere le condizioni di rischio».
Di intelligenza artificiale ha parlato, nelle conclusioni e dopo un ampio dibattito, anche il segretario generale della Cisl Padova Rovigo Samuel Scavazzin: «Nel 2024, stiamo parlando ancora di silicosi e di caporalato ed è strano, in questo contesto, ragionare di intelligenza artificiale, ma il sindacato è chiamato anche a gestire le transizioni. In Italia siamo un po’ indietro rispetto all’Europa, che sulla questione è stata lungimirante. Già da cinque anni ha pubblicato il libro bianco sull’intelligenza artificiale e poco dopo le parti sociali europee hanno sottoscritto l’accordo sulla digitalizzazione, che conteneva anche qualche riferimento ad eventuali perdite di posti di lavoro. Ma l’intelligenza artificiale deve dare un supporto, non sostituirsi ai lavoratori, e interessa anche la salute e la sicurezza sul lavoro. Potrebbe incidere positivamente, ma potrebbero aumentare le malattie professionali, già recepite in Europa e poco conosciute in Italia. Ad esempio il tecnostress, che è lo stress derivato del cattivo funzionamento delle macchine. Per questo il sindacato dev’essere in prima linea per tutelare il benessere dei lavoratori e portare così benefici a tutti».
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