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CSA Adria: correttivi urgenti per il bilancio

Inizio di luglio particolarmente intenso per il CSA di Adria. Il consiglio di amministrazione si è riunito più volte per affrontare il problema dell’equilibrio di bilancio garantendo la sostenibilità economico-finanziaria della gestione dell’ente cercando di individuare risposte concrete per la riduzione delle perdite previste per il 2025 e riuscire a rispettare, tra le altre cose, anche quanto concordato dalla precedente amministrazione con il Piano di risanamento.

Già a fine giugno era stato reso noto che fosse emerso un errore materiale in
fase di conteggi alla base dei quali a febbraio era stato approvato il bilancio previsionale 2025 e che tale errore necessitava di interventi urgenti al fine di rispondere concretamente e in tempi brevi alla criticità emersa. Si sono dunque deliberati più indirizzi per rallentare e recuperare la perdita.

Non è stato e non è un lavoro semplice e richiede senz’altro il contributo di tutti. Non è il tempo oggi di cercare colpevoli ma è quello di agire tutti insieme, come comunità, come territorio, affinché la realtà del Centro Servizi Anziani possa superare questi anni difficili e risollevarsi più forte di prima.

Per questo il consiglio di amministrazione ha individuato tra le azioni innovative quella che potrebbe avere un duplice ruolo, vale a dire l’istituzione, al momento in via sperimentale, di un servizio di welfare aziendale per i dipendenti che permetterebbe, da un lato, di ottimizzare i servizi e, dall’altro, di consentire ai dipendenti di fruire a costi agevolati del servizio di preparazione pasti da asporto.

La maggior parte dei dipendenti del Csa negli ultimi anni sta concretamente dimostrando un senso di appartenenza all’ente dando un contributo fondamentale all’erogazione del servizio pubblico. Non potendo permettersi in questo momento il CSA una integrazione del fondo produttività, si è comunque ritenuto di voler provare a proporre un servizio di welfare aziendale che possa anche avere un ruolo di rispetto per l’ambiente garantendo un risparmio energetico.

Il personale del CSA è per la maggior parte femminile e con compiti di cura nella propria casa, per cui poter permettere agli stessi di avere la possibilità di usufruire del servizio da asporto dei pasti permetterebbe una conciliazione migliore con i diversi ruoli.

Si tratta ovviamente di una sperimentazione che, laddove in questo semestre di avvio trovasse un positivo riscontro tra i lavoratori, potrebbe divenire strutturale a partire dal 2026.

Altra azione necessaria che verrà intrapresa, a seguito di una specifica indicazione data dalla Guardia di Finanza emersa a seguito di una indagine che ha coinvolto le ipab del Veneto, riguarda il recupero di pagamenti non dovuti di festività infrasettimanali al personale turnista a causa di calcoli errati, recupero già effettuato da molte Ipab o tutt’ora in corso.

Un’altra parte della perdita si è ipotizzato di recuperarla, con valutazione prudenziale, dall’ingresso di ulteriori 3 possibili ospiti autosufficienti, oltre ai 2 certi da luglio (su un totale di 9 disponibili) e di ritoccare leggermente le tariffe di alcuni servizi extra forniti agli ospiti della struttura.

Infine, come ultima azione, è stata votata (non all’unanimità) una delibera che prevede un adeguamento delle rette a partire dal mese di ottobre laddove, nel corso dei prossimi due mesi, i correttivi deliberati non portino i loro frutti e non siano individuate azioni ulteriori atte a contenere la perdita. L’adeguamento sarebbe di 2€ al giorno (per un totale mensile che varia dai 60 ai 62 euro) ed è stato ipotizzato (perché ad oggi di ipotesi si parla) considerando il valore medio semestrale dell’indice istat di inflazione (pari a +1,7%) che andrebbe imputato tutto sull’ultimo trimestre anziché sull’intero anno .In sostanza, se considerassimo ad esempio la retta media in camera singola, l’aumento con l’inflazione sarebbe stato di 1,15€/die sui 12 mesi e avrebbe comportato un aumento annuale per gli
ospiti di 420 €. Ma avendo posticipato questa eventualità nel trimestre conclusivo sarebbero dovuti essere 4,57€ di incremento a fronte dei 2€ che invece sono stati ipotizzati proprio nell’ottica di non innescare un insostenibile aumento del costo del servizio a carico dell’utenza.

Concludendo, il Csa informa che per ragioni personali intervenute nell’ultimo
periodo che impediscono alla presidente Romani di dedicare il giusto impegno di tempo e risorse che il Centro Servizi necessita (come fatto finora), ha determinato la scelta di rimettere il suo mandato pur continuando a rimanere nel consiglio di amministrazione come consigliere. (Il presente comunicato stampa è condiviso dalla Presidente dimissionaria Elisa Romani e dai Consiglieri Rita Campioni e Daniela Pasquali).

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