La proposta FIR di un nuovo insediamento produttivo ad alto impatto ambientale, che l’amministrazione comunale di Rovigo si appresta ad accogliere, solleva interrogativi profondi sul modello di sviluppo che si intende imporre al territorio.
Colpisce, prima di tutto, l’evidente contraddizione politica. Un impianto simile è stato osteggiato in altri contesti a noi vicini e amministrati dalla stessa area politica di centro destra, come nel caso di Roncà, dove le criticità legate all’inquinamento e alla conformazione geografica – un’area poco ventilata e circondata da rilievi – sono state ritenute incompatibili con la salute dei cittadini. A Rovigo, invece, situata in un’area di scarsa circolazione atmosferica e in una delle zone già più compromesse d’Europa dal punto di vista della qualità dell’aria, tali preoccupazioni sembrano non interessare i nostri amministratori, che plaudono all’insediamento e già pensano alle compensazioni, a risarcimento degli evidenti danni ambientali.
È una scelta che rischia di aggravare una situazione ambientale già fragile. La scarsa ventilazione della pianura, unita all’accumulo di inquinanti, potrebbe trasformare questo insediamento che produce lana di roccia, critico per la tipologia di materiale lavorato, in un fattore con effetti significativi sulla salute pubblica e sull’equilibrio ambientale.
Ancora più preoccupante è il disegno urbanistico che emerge. La modifica del piano particolareggiato di Interporto, con la soppressione dell’articolo 23, annunciato a più riprese dalla giunta Cittadin, rappresenta un cambio strutturale della visione della città e del suo futuro. Una scelta che, non a caso, coincide con richieste avanzate da Confindustria già in campagna elettorale e oggi sostenute apertamente dalla sindaca.
Il rischio è chiaro: aprire le porte a un modello economico unico, sbilanciato su attività industriali ad alto impatto, a scapito di uno sviluppo diversificato, innovativo e di qualità.
Rovigo rischia di perdere l’opportunità di investire su eccellenze produttive, filiere sostenibili, lavoro qualificato e valorizzazione del territorio.
Il Polesine è un territorio a vocazione agricola, che può diventare di qualità se sostenuto da scelte politiche chiare e investimenti mirati. Questa identità va costruita, ma negli ultimi decenni sono mancate visione e coraggio. Servono scelte chiare:
Sostenere la Filiera cerealicola con impianti di trasformazione locale; Innovazione e ricerca per agricoltura di qualità e sostenibile;
Energia rinnovabile e integrata alle realtà agricole.
Non si tratta di essere contrari allo sviluppo, ma di scegliere quale sviluppo. Un’economia che punta esclusivamente su impianti inquinanti non solo compromette l’ambiente, ma limita anche le prospettive future, rendendo il territorio meno attrattivo per investimenti di qualità e per le nuove generazioni.
Europa Verde Rovigo ritiene che sia necessario fermarsi e aprire un confronto pubblico serio, trasparente e partecipato. Le scelte urbanistiche e industriali devono rispondere al bene collettivo, alla tutela della salute e alla sostenibilità.
Rovigo merita un futuro diverso: un futuro che coniughi sviluppo economico e rispetto dell’ambiente, innovazione e qualità della vita.
Europa Verde Rovigo



