Era un vero e proprio programma per la consigliatura, e non uno slogan elettorale: “la città dei senza!”. Quello che Valeria Cittadin ha gridato ai quattro venti due anni fa, lo sta drammaticamente realizzando proprio lei.
Una città senza visione, senza progetti, senza idee, senza sviluppo concreto e sostenibile se non quello delle ciminiere e degli impianti ad altissimo impatto ambientale e sulla salute.
Ultima della serie: la rinuncia al cuore del progetto PINQUA, quello concordato con Conservatorio, Teatro del Lemming, CUR e Comprensivo III. Quello di dotare la nostra città di uno spazio innovativo, aperto, in grado di generare e diffondere cultura e socialità. Di essere motore di comunità.
La decisione di rinunciarvi, come comunicato in queste ore dall’assessore Rizzato, non è solo la manifestazione plastica di incapacità amministrativa, dopo che si erano ritrovati ben 19 milioni di euro già pronto, solo da spendere.
È la cifra di questa amministrazione, rinchiusa su sè stessa, avvinghiata su un’idea di Rovigo capoluogo da anni ’80 del secolo scorso. Mentre le altre città medie si ripensano, si rimettono in discussione, si riprogettano, si aprono al futuro, Cittadin e la sua maggioranza stanno facendo il percorso inverso, come se Rovigo avesse come proprio unico orizzonte quello di essere un paesotto di provincia. Dispiace, davvero perché certi treni una volta persi non torneranno.
Edoardo Gaffeo



