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L’EVASIONE E IL “NERO”. Illegalità al top in Calabria e in Lombardia

Ad eccezione del Molise, è diminuita in tutte le regioni d’Italia la dimensione dell’economia non osservata che, ricordiamo, è composta dalla sottodichiarazione[1], dal lavoro irregolare[2] e dalle altre attività non dichiarate[3]. A livello regionale gli ultimi dati disponibili sono riferiti al 2021 da cui emerge che, in valore assoluto, le contrazioni più importanti hanno riguardato il Lazio con -2,2 miliardi di euro, la Lombardia -1,9 miliardi, la Campania con -1 miliardo e la Toscana con -943 milioni di euro[4]. In Veneto la contrazione è stata pari a 847 milioni. In termini percentuali la diminuzione è stata del 5,3 per cento, praticamente in media con il dato nazionale (vedi Tab. 1).

A dirlo è l’Ufficio studi della CGIA. Ma secondo altri studi la situazione sarebbe invece peggiorata negli ultimi anni.

  • Dove è più diffusa la presenza di evasione, lavoro “nero” ed economia illegale? A seconda di come la misuriamo, in Lombardia o in Calabria

Ci sono due unità di misura per valutare il peso dell’economia non osservata. In valore assoluto o in termini percentuali sul valore aggiunto regionale. Se si fa ricorso alla prima modalità, il fenomeno si concentra nelle regioni settentrionali che tendenzialmente sono caratterizzate da un maggior numero di abitanti e con un livello di ricchezza prodotta molto superiore alla media. Infatti, l’impatto più elevato dell’economia non osservata si registra in Lombardia con 31,3 miliardi di euro. Segue il Lazio con 20,9, la Campania con 18, il Veneto con 15 e l’Emilia Romagna con 14,8 (vedi Tab. 2). Diversamente, se prendiamo come parametro di riferimento l’incidenza percentuale di questa piaga sociale ed economica sul valore aggiunto regionale (praticamente il Pil), la realtà più investita è la Calabria con il 19,2 per cento. Seguono la Campania con il 18, la Puglia con il 17,6, la Sicilia con il 17,3, la Sardegna e il Molise entrambe con il 16,3. Il Veneto con questa metodologia si colloca nelle parti basse della graduatoria nazionale, vale a dire tra i più fedeli al fisco con un modesto 10 per cento (vedi Tab. 3). Come si può notare, rapportando gli importi al valore aggiunto prodotto in ogni regione, si riscontra la consueta dicotomia tra regioni del Nord e quelle del Sud, con queste ultime che presentano una maggiore tendenza alla non-compliance. 

  • L’evasione è scesa a 82,4 miliardi

Anche la stima dell’evasione fiscale, intesa questa volta come imposte tasse e contributi non pagati, è in calo. Secondo i dati del Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF)[5], nel 2021 (ultimo dato disponibile) l’evasione tributaria e contributiva presente in Italia è scesa a 82,4 miliardi di euro, di cui 72 riconducibili alle entrate tributarie e 10,4 ai contributi. Va segnalato che il dato complessivo rispetto al 2019 è diminuito di ben 17,8 miliardi (-17,8 per cento).

  • Compliance, fatturazione elettronica, split payment e reverse charge garantiscono più gettito

Quali sono gli strumenti che hanno assicurato questi ottimi risultati? In primo luogo l’applicazione della cosiddetta compliance[6]; in secondo luogo l’introduzione della fatturazione elettronica e l’obbligo dell’invio telematico dei corrispettivi; in terzo luogo gli effetti dello split payment[7] in capo a chi lavora con la Pubblica Amministrazione e del reverse charge[8] per le aziende che operano, in particolare, nel settore delle costruzioni.

  • Sì ad un fisco più giusto ed equo

Per contrastare maggiormente l’evasione bisogna continuare nella diminuzione del carico fiscale complessivo ed essere inflessibili con chi è completamente sconosciuto al fisco. Ovviamente, bisogna essere altrettanto decisi nei confronti di coloro che, sebbene “targati”, fanno i furbi. Tutto questo, comunque, senza essere costretti ad inasprire la disciplina penale tributaria con l’intento giustizialista di gettare in galera gli evasori e buttare la chiave. Nel frattempo, riteniamo che per ridurre l’infedeltà fiscale e allinearci agli standard dei paesi europei meno interessati da questo fenomeno sia auspicabile mettere a punto in tempi rapidi un fisco meno aggressivo, più semplice, più trasparente e più equo, premiando chi produce, chi crea occupazione e genera ricchezza. Garantendo, allo stesso tempo, un gettito sufficiente a far funzionare la macchina dello Stato e per aiutare chi si trova in difficoltà.

Tab. 1 – Economia non osservata. Confronto 2021/2019

Regioni 2019
Economia non osservata
2021
Economia non osservata
Var.ne 2021/2019
Economia non osservata
Milioni € % del valore aggiunto regionale Milioni € % del valore aggiunto regionale Milioni € %
Piemonte 13.710 11,1 12.822 10,3 -888 -6,5
Valle d’Aosta 489 11,2 472 11,0 -17 -3,5
Lombardia 33.181 9,3 31.316 8,4 -1.865 -5,6
Prov. Aut. Bolzano 1.900 8,2 1.864 8,0 -36 -1,9
Prov. Aut. Trento 1.811 9,4 1.731 8,9 -80 -4,4
Veneto 15.858 10,6 15.011 10,0 -847 -5,3
Friuli Venezia Giulia 3.612 10,2 3.406 9,4 -206 -5,7
Liguria 5.640 12,6 5.319 12,0 -321 -5,7
Emilia Romagna 15.782 10,8 14.851 9,8 -931 -5,9
Toscana 14.198 13,0 13.255 12,5 -943 -6,6
Umbria 3.178 15,3 2.876 13,8 -302 -9,5
Marche 5.549 14,4 5.215 13,4 -334 -6,0
Lazio 23.134 12,8 20.957 11,8 -2.176 -9,4
Abruzzo 4.497 15,1 4.328 14,4 -169 -3,8
Molise 957 16,2 973 16,3 16 +1,7
Campania 19.043 19,1 18.043 18,0 -1.000 -5,3
Puglia 12.671 18,3 12.578 17,6 -93 -0,7
Basilicata 1.678 14,5 1.672 14,0 -6 -0,3
Calabria 6.072 20,2 5.829 19,2 -243 -4,0
Sicilia 14.786 18,4 14.268 17,3 -518 -3,5
Sardegna 5.323 16,7 5.226 16,3 -98 -1,8
Italia 203.074 12,6 192.042 11,7 -11.032 -5,4
Nord-ovest 53.021 10,0 49.931 9,2 -3.090 -5,8
Nord-est 38.982 10,5 36.900 9,7 -2.081 -5,3
Centro 46.059 13,2 42.304 12,3 -3.755 -8,2
Mezzogiorno 65.028 18,2 62.906 17,2 -2.122 -3,3

Elaborazione  Ufficio Studi CGIA su dati ISTAT 

Tab. 2 – Economia non osservata      Tab. 3 – Economia non osservata 

(rank per milioni di euro)                        (rank per % sul valore aggiunto regionale)

Regioni Milioni

euro

% su valore

aggiunto

Regioni Milioni

euro

% su valore

aggiunto

  regionale     regionale
Lombardia 31.316 8,4 Calabria 5.829 19,2
Lazio 20.957 11,8 Campania 18.043 18,0
Campania 18.043 18,0 Puglia 12.578 17,6
Veneto 15.011 10,0 Sicilia 14.268 17,3
Emilia Romagna 14.851 9,8 Sardegna 5.226 16,3
Sicilia 14.268 17,3 Molise 973 16,3
Toscana 13.255 12,5 Abruzzo 4.328 14,4
Piemonte 12.822 10,3 Basilicata 1.672 14,0
Puglia 12.578 17,6 Umbria 2.876 13,8
Calabria 5.829 19,2 Marche 5.215 13,4
Liguria 5.319 12,0 Toscana 13.255 12,5
Sardegna 5.226 16,3 Liguria 5.319 12,0
Marche 5.215 13,4 Lazio 20.957 11,8
Abruzzo 4.328 14,4 Valle d’Aosta 472 11,0
Friuli Venezia Giulia 3.406 9,4 Piemonte 12.822 10,3
Umbria 2.876 13,8 Veneto 15.011 10,0
Prov. Aut. Bolzano 1.864 8,0 Emilia Romagna 14.851 9,8
Prov. Aut. Trento 1.731 8,9 Friuli Venezia Giulia 3.406 9,4
Basilicata 1.672 14,0 Prov. Aut. Trento 1.731 8,9
Molise 973 16,3 Lombardia 31.316 8,4
Valle d’Aosta 472 11,0 Prov. Aut. Bolzano 1.864 8,0
Italia 192.042 11,7 Italia 192.042 11,7
Nordovest 49.931 9,2 Nordovest 49.931 9,2
Nordest 36.900 9,7 Nordest 36.900 9,7
Centro 42.304 12,3 Centro 42.304 12,3
Mezzogiorno 62.906 17,2 Mezzogiorno 62.906 17,2

Elaborazione  Ufficio Studi CGIA su dati ISTAT

L’economia non osservata (NOE, Non-Observed Economy) include quelle attività economiche che sfuggono all’osservazione statistica diretta ed è costituita da quattro componenti.

(1) Il sommerso economico include tutte le attività volontariamente celate alle autorità fiscali, previdenziali e statistiche. È costituito dall’ammontare di valore aggiunto non osservato derivante dalle dichiarazioni mendaci riguardanti il fatturato e/o i costi (sotto-dichiarazione del valore aggiunto), o dall’utilizzo di input di lavoro non regolare.

(2) L’economia illegale include le attività che producono beni e servizi illegali, o che, pur riguardando beni e servizi legali, sono svolte senza adeguata autorizzazione o titolo. Seppure il sistema dei conti nazionali dovrebbe registrare tutte le attività illegali all’interno dei confini della produzione e caratterizzate dal mutuo consenso fra i contraenti, sulla base delle indicazioni fornite da Eurostat, solo state incluse nel sistema dei conti solo il traffico di droga, i servizi di prostituzione e il contrabbando di tabacco.

(3) Il sommerso statistico include tutte le attività non osservate per motivi riferibili alle inefficienze informative che caratterizzano le basi di dati (errori campionari e non) o per errori di copertura negli archivi.

(4) L’economia informale include tutte le attività produttive svolte in contesti poco o per nulla organizzati, basati su rapporti di lavoro non regolati da contratti formali, ma definiti nell’ambito di relazioni personali o familiari.

Benché la misurazione del sommerso economico sia principalmente costituita dalla stima della sotto-dichiarazione del valore aggiunto e dal valore aggiunto generato con l’utilizzo di lavoro non regolare, ulteriori integrazioni derivano (1) dalla valutazione delle mance che i lavoratori dipendenti ricevono dai clienti in alcune attività economiche, (2) dai risultati della procedura di riconciliazione delle stime indipendenti dell’offerta e della domanda, (3) dal valore degli affitti in nero. Infine, relativamente al valore aggiunto sotto-dichiarato e generato da input di lavoro irregolare, viene calcolato anche il valore della relativa imposta sul valore aggiunto dovuta ma non versata all’erario (frode IVA). In accordo con le indicazioni regolamentari, si considera la sola componente di frode senza la complicità della controparte. In questo contesto, infatti, l’acquirente paga l’IVA che, trattenuta dal venditore, entra nel suo valore aggiunto e, conseguentemente, nel sistema economico. Nel caso opposto, in cui invece ci sia complicità fra le parti, il valore dell’imposta non viene né pagato dall’acquirente né incassato dal venditore e, dunque, non entra nei flussi economici misurati dai conti nazionali (Fonte: Istat) 

[1] Stima di quella parte di economia sommersa che deriva da sottosichiarazione del valore aggiunto dichiarato all’Amministrazione Finanziaria realizzato anche tramite occultamento del fatturato o mancate comunicazioni dei cossti sostenuti.

[2] Parte del valore aggiunto ascrivibile al lavoro irregoalre composto sia da lavoratori completamente in nero sia da rapporti di lavoro non regolari.

[3]Include sia altre forme di evasione (affitti in nero, mance, etc.), sia da attività illegali come traffico di sostanze stupefacenti, prostituzione e contrabbando di tabacchi.

[4] Istat , Economia non osservata nei conti nazionali 2019-2022, Roma, 18 ottobre 2024. Il dato nazionale relativo all’economia non ossservata relativa al 2022 ha toccato i 201,6 miliardi di euro, con una incidenza percentuale sul Pil del 10,1%, conto i 195 miliardi del 2019 che, però, incidevano sul prodotto interno lordo per il 10,8%.

[5] Relazione sull’economia non osservata e sull’evasione fiscale e contributiva, Anno 2024.

[6] Adempimento spontaneo degli obblighi tributari, molte volte indotto da comunicazioni inviate dall’Agenzia delle Entrate.

[7] E’ un regime particolare che si applica in caso di fatturazione nei confronti della Pubblica Amministrazione e consiste nel fatto che, quest’ultima, trattiene l’Iva addebitata in fattura, provvedendo a versarla autonomamente all’erario.

[8] Meccanismo che prevede che al versamento dell’imposta sia tenuto il cessionario/committente e non il cedente o prestatore.

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