Non si è spenta l’eco sulla terribile tragedia del ferimento mortale di AMINE GARA (solo 22 anni). Si è letto che era un immigrato tunisino, sfuggito a fame e miseria, nei barconi del Mediterraneo approdando a Lampedusa. Un episodio ancora oscuro (le indagini sono in corso), ma pesante per la comunità rodigina.
Com’è ormai noto la prima reazione del Sindaco cittadino è stato uno scaricabarile tramite il megafono dei social contro la sinistra e la mancanza di forze dell’ordine, bypassando il problema di fondo ovvero la capacità gestionale dei flussi migratori da parte dei Governi locali (compreso il suo) e del Governo Meloni in carica da ottobre 2022. Ignorando che tale evento ha aperto uno squarcio sulla vistosità esistente delle diseguaglianze, tra il vivere agiato e il vivere ai “margini” in una città prospera e civile.
Un vivere di ripiego, fatto di sacrifici, come chi chiede l’elemosina o, peggio, è vittima del caporalato dei campi. Non manca, tra questi, neppure il cameriere (spesso italiano) pagato 4 euro l’ora (in nero) in qualche locale cittadino. AMINE è scappato dalla fame e dalle guerre tribali. Un fenomeno apparentemente recente ma in realtà secolare che non ha mai trovato risposta nelle politiche governative a cominciare dalla legge Bossi-Fini, dettate da promesse elettorali lungamente poi disattese.
Un po’ di storia forse aiuterebbe. L’impero Romano, ad esempio, fece un vanto della convivenza immigratoria offrendo ai barbari anche “cittadinanza legale”. L’esatto opposto del trasferire altrove (vedi oggi Albania) come pacchi chi valicava il Brennero. Capì, già allora, che i barbari non erano solo dei razziatori, saccheggiatori ma anche diseredati, attirati da maggiore ricchezza e civiltà. Capì molto meglio che le società umane funzionavano come vasi comunicanti, una legge della fisica dove lo spostamento dell’uomo è rivolto al benessere. Non fu da meno Carlo Magno, un “barbaro” anch’esso, però immigrato alla ricerca dell’unzione papale in quel che rimaneva del decaduto Impero Romano. Fu con l’impero carolingio che si aprì la porta a quella stessa Europa giunta a noi oggi, fatta di integrazione tra civiltà romana, mondo barbaro e cristiano. Genti e culture con interessi enormemente diversi.
Spero che il sacrificio di questo ragazzo aiuti ad aprire gli occhi e faccia riflettere su temi come lo “ius soli” (cittadinanza in base al luogo di nascita) o sulla necessità di politiche dell’immigrazione consapevoli, fatte di maggiori risorse miranti alla prevenzione del fenomeno dell’immigrazione come il potenziamento delle strutture sociali, il consolidamento della rete no profit legata al settore, la salvaguardia delle tutele dei diritti della persona.



