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In crescita le prestazioni sanitarie “private” nelle strutture pubbliche

Una nuova riflessione sul servizio sanitario nazionale, ed in particolare sui servizi “intramoenia” (Attività libero professionale offerte all’interno delle strutture pubbliche), tratta dal blog Ospedale di Trecenta a cura di Pietro Tosarello.

È veramente fastidioso (e qualcosa di più) constatare allo sportello del Cup che la visita specialistica di cui hai bisogno sarà disponibile solo dopo molti mesi se paghi il ticket, mentre può essere assai ravvicinata se paghi per intero la prestazione.

Si chiama attività privata in intramoenia dove lo specialista, all’interno dell’ospedale pubblico in cui lavora, utilizzando un ambulatorio pubblico, con l’assistenza di personale infermieristico e amministrativo dipendente dell’Ulss, visita il paziente utilizzando le attrezzature e gli strumenti dell’ambulatorio di proprietà pubblica. L’Ulss girerà poi una fetta di quanto incassato al medico.

Ma non si tratta soltanto di visite specialistiche, è possibile anche ottenere interventi chirurgici più rapidi in intramoenia. In questo caso saranno addirittura le sale operatorie dell’ospedale a essere utilizzate privatamente dal medico ospedaliero.
Il 19,5% di quanto incassato deriva da attività ospedaliera. Sorprendente vero?

L’impressione è che questa modalità, dopo il Covid, sia stata ulteriormente incentivata da parte degli amministratori delle Ulss. Non per contribuire a ridurre le liste d’attesa – per lo meno per quanti si possano permettere la spesa – no o non solo, è proprio perché così ci guadagnano. Più del 20%, 256 milioni di euro per la precisione.

Vi invito a leggere questo articolo di quotidianosanità.it che sintetizza la relazione del Ministero della Salute al Parlamento sui dati del 2022 e precedenti. Tutto fa temere che nel 2023 sia andata ancora peggio per i pazienti.

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