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Dopo la morte di Ali Khamenei, cosa succederà a Trump e Netanyahu?

Un atro contributo dell’esule iraniano Mohsen Hamzehian sulla situazione in medio Oriente

La guerra lampo, lanciata dall’America e da Israele all’Iran, pare non essere un lampo fulminante.

Naturalmente è presto, almeno per noi comuni mortali lontani dalle centrali di potere e contro il potere in Iran, capire esattamente le dinamiche del conflitto. Eppure già ieri sera, analisti militari, nelle nostre trasmissioni televisive, sottolineavano che la reazione dell’Iran pare avere una sua strategia rivolta agli aggressori( maturati nei mesi successivi dell’attacco del mese di Giugno 2025): vediamo se riuscite a controllare tutto l’inferno che si sta scatenando.

E’ un azzardo, pieno di incognite. Se il regime sanguinario iraniano, pur colpito duramente, non cadesse, ad avere un contraccolpo negativo potrebbero essere gli stessi Trump e Netanyahu. Perché un simile intervento che ha costi elevati per l’intera economia mondiale, accende le tensioni, soprattutto con la Cina, e se non porterà a risultati certi ai promotori verrà presentato il conto. È poi da tempo che la Russia vuole stabilità’ degli USA e viceversa.

Il punto è che l’Iran è un paese gigantesco, con una popolazione di oltre 93 milioni di persone e controllato da un regime che è esso stesso una parte della nazione, sia in termini politici che economici. Il cambiamento è faccenda complessa. Oltretutto il movimento di opposizione non è compatto, ci sono tre tronconi principali il movimento senza leader( uccisi, in carcere oppure rifugiati all’estero), mujahidin e il figlio del deposto scià( ovviamente la maggioranza del movimento nelle strade, è composto da tutte classi, professioni e popoli, in particolare il popolo Beluci e il Popolo Curdo, i Bakhtiari, i Ghasghai e i Lori ), esistono diverse sensibilità e posizioni politiche e una transizione, senza coinvolgere queste forze per tempo, per un lungo periodo, è davvero difficile.

Se gli eserciti degli USA e di Israele avessero davvero voluto aiutare il popolo dell’Iran, ( che è una convinzione falsa), avrebbero dovuto coinvolgerlo prima, sostenerlo durante le proteste e se necessario armarlo. E’ sempre stato così quando qualcuno dall’esterno qualcuno ha voluto aiutare un popolo a combattere le dittature. Basti ricordare il sostegno anglo-americano contro il nazi-fascismo.
Invece qui siamo al grottesco: si dichiara di voler liberare un popolo e non lo si avverte dell’aiuto, ma lo si travolge con gli stessi bombardamenti riservati al regime, come le 168 bambine della scolaresca di Minab, che regolarmente stavano facendo lezione. Gli effetti collaterali della liberazione!!!!!

Guardiamo a queste prove muscolari, avvenute senza nessun consenso istituzionale, con nella mente il ricordo degli interventi contro dittatori e regimi in Libia, Iraq e Afghanistan: si sono solo peggiorate le cose.
Naturalmente l’uccisione di Khamenei, per tutti quelli che da DECENNI si oppongono al regime degli Ayatollah, è stata una buona notizia. E’ stata festeggiata, comprensibilmente, da molti iraniani all’estero e da milioni nello stesso Iran. Una reazione emotiva che rivela lo stato d’animo di importanti settori della società rispetto al regime.

Ma razionalmente si deve dire che si è trattato di un evento puntiforme, spacciato invece come un punto di partenza ottimisticamente risolutivo. Altra cosa sarebbe stato se lui fosse stato processato in un tribunale internazionale dei diritti umani, dove avrebbe dovuto confessare tutti i massacri compiuti contro la gente dell’Iran. Ma per questo si sarebbero dovute intraprendere ben altre strategie, l’Iran non è la scassata organizzazione statale del Venezuela.

Quel che rimane in gioco è che il terzo possessore mondiale di petrolio, sommato alla disponibilità venezuelana che è la maggiore nel mondo, se passasse anch’esso sotto un maggior controllo americano metterebbe, energeticamente, la Cina sotto una grave pressione. La Cina compera greggio dal Venezuela, dall’Iran e dalla Russia. Compera l’80% del petrolio iraniano.
Qui si gioca la partita e vedremo, con le carte messe sul tavolo, chi farà scopa nei prossimi giorni.

Un’ultima chicca a proposito del figlio dello scià, erede di quel Pahlavi, che governò dittatorialmente il paese, con repressioni brutali ( come dimenticare la polizia segreta Savak) e che pose le condizioni collettive per il suo abbattimento nel 1979 con la rivoluzione, poi sfociata nel regime di Khomeini e Khamenei, egli ha espresso le sue condoglianze ai tre soldati americani caduti sotto i colpi di risposta iraniani e ha del tutto ignorato le 168 scolare e le oltre 500 perone uccise nei bombardamenti, per fortuna stanno dalla parte di tutti gli Iraniani.

Mohsen Hamzehian

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