Mohsen Hamzehian, esule iraniano in Italia da moltissimi anni, esponente della Unione per la Democrazia in Iran, manda un contributo sulla situazione in Iran in queste ore, che volentieri pubblichiamo.
Sino ad oggi la terza guerra mondiale avanzava a piccole tappe, sanguinose e terribili, ma apparentemente localizzate. La guerra in Ucraina, i massacri a Gaza, il colpo di mano in Venezuela, la degenerazione in Siria, soprattutto per la condizione del popolo curdo, il conflitto tra Pakistan e Afghanistan. Tutto apparentemente disgiunto, nonostante in. costante successione temporale. Non avanza la soluzione dei conflitti, ma la loro estensione. Da oggi, i due genocidari Benjamin Netanyahu, e Donald Trump hanno dato l’assalto al regime sanguinario della Repubblica islamica dell’Iran. Quello che pareva un disordinato percorso di conflitti assume una connotazione che mostra passi ancora più marcati verso un terzo conflitto mondiale.
Mentre scrivo, gli attacchi sono in molte città iraniane, tra queste , Kermanshah, Qum, Karaj e Tabriz.
Donald Trump dichiara, in queste ore, rivolgendosi al popolo iraniano, che quando avremo terminato il nostro lavoro voi potete prendere il potere. Non diversamente Benjamin Netanyahu dichiara che il popolo può prendere il potere in mano!
Il portavoce dell’esercito di Israele, dopo avere attaccato , ha chiesto ai cittadini che vivono vicino le istituzioni militari di lasciare le loro abitazioni. Questo succede, mentre il figlio della Scia, invita la popolazione di rimanere nelle loro abitazioni. Dichiarando che l’intervento militari degli USA e dell’Israele, sono a favore dei diritti umani in Iran.
L’attacco avviene dopo una lunga trattativa, probabilmente fasulla, con il regime iraniano soprattutto per pretendere la rinuncia ad ogni prospettiva di costruzione di armamenti nucleari. Il reale obbiettivo non era il cambiamento del regime, ma bensì un suo indebolimento militare. Trattativa fasulla perché verteva su un tema su cui i margini di trattativa erano risicatissimi. Un gioco d’azzardo, con l’obiettivo di preparare l’assalto.
Che cosa potrebbe accadere?
L’incredibile situazione è che un regime sanguinario è di fatto uno stato aggredito. La motivazione dell’attacco preventivo è della stessa banalità dell’invasione dell’Iraq per le armi di distruzione di massa.
La destabilizzazione di un grande paese, sia geograficamente sia demograficamente, rischia di produrre un ulteriore caos dalla portata inimmaginabile. E non ha nulla a che vedere con l’obiettivo di aiutare il popolo dell’Iran. Per un cambio politico a favore del popolo si devono aiutare i movimenti durante la loro lotta, non bombardarne le città. Si crea una condizione in cui la condizione di aggredito cementa il nazionalismo, la voglia di risposta, espone gli oppositori che verrebbero bollati come traditori, indebolisce il movimento che viene sottoposto alle leggi della guerra.
I prossimi giorni saranno importanti per capire l’evoluzione del processo. Però non è difficile notare un elemento su cui riflettere: l’obiettivo di togliere il controllo del petrolio iraniano al regime, come si è fatto in Venezuela con Maduro, non serve a produrre democrazia, ma conferirebbe all’America una supremazia energetica che può diventare un’arma essenziale nella competizione con il colosso cinese. Al di là della retorica, della citazione da operetta della salvaguardia del popolo iraniano, è questo il motore dell’evento. Come lo fu il colpo di stato contro Mossadeq, negli anni ’50, quando nazionalizzò il petrolio togliendolo al controllo anglo-americano.
Siamo tornati lì.
E se è comprensibile che nelle strade di Teheran ci sia chi esulta per le bombe contro le roccaforti del potere, non è per un Iran libero che si mobilitano Israele e gli Usa.
E noi tutti, non sentiamo in queste ore, bruciare sempre di più la foresta della pace?
Mohsen Hamzehian


