Oggi viene presentata una delibera contenente un accordo di definizione stragiudiziale relativo ad una vicenda che conosciamo in tutti i suoi aspetti – avendo attraversato sicuramente le ultime tre amministrazioni – ma che ha radici ben più lontane, che andrebbero analizzate partendo dalle gestioni e dalle scelte del passato.
Non c’è mai stata, spiace dirlo, la volontà di condividere con tutti i consiglieri comunali (che ricordo rappresentano la città nella sua interezza) le tappe, le interlocuzioni, le idee sul tavolo anzi, quando da questi banchi si è provato a porre il problema, è stato spesso più il fastidio a prevalere sulla volontà o capacità di dialogo effettivi.
Nelle premesse della delibera si elencano i passaggi più significativi: dal trasferimento di Casa Serena al Comune di Rovigo a seguito della Legge regionale del 1982 con l’apposizione del relativo vincolo di destinazione urbanistica a centro per servizi di assistenza sociale; il trasferimento della gestione dello stesso immobile a IRAS a seguito di concessione del Comune; la convenzione del 2004 che concedeva Casa Serena in uso ad IRAS per i famosi 99 anni, la quale, in cambio, assumeva l’onere delle manutenzioni ordinarie e straordinarie.
E poi le difficoltà finanziarie, le richieste dell’ente (nel frattempo Commissariato) rispetto agli oneri di straordinaria manutenzione sostenuti e la volontà di riconsegnare anzitempo l’immobile, i tentativi di accordo saltati più e più volte, il decreto commissariale di recesso unilaterale con contestuale riconsegna di Casa Serena. L’impugnazione del Comune. Fino alla sentenza del TAR del gennaio 2024 che condannava al pagamento dei 3,2 milioni di euro (che corrisponde a quanto accantonato), fino al successivo ricorso al Consiglio di Stato.
Quali sono i principali effetti che l’accordo, secondo quanto previsto in delibera, produce per il Comune?
- lo scioglimento definitivo della concessione-contratto;
- versamento di una somma pari a €. 1,8 milioni;
- presa in consegna di Casa Serena.
Allegati alla delibera troviamo i pareri favorevoli dei dirigenti. Ed il parere legale dell’Avv. Trovato – al quale un po’ tutti si riferiscono – che spiega dettagliatamente i presupposti per addivenire ad una transazione in ambito civilistico, specificando quelli ulteriori previsti dalla giurisprudenza della Corte dei Conti per gli accordi tra enti pubblici.
CRITICITA’
Nonostante l’accordo preveda la rinuncia a far valere in futuro qualsiasi pretesa da parte di IRAS, c’è un elemento che, con particolare riferimento alle dirette responsabilità del consiglio comunale, mi lascia personalmente perplesso:
la mancata consultazione preliminare dell’Agenzia delle Entrate riguardo l’aspetto fiscale dell’operazione visto che nella delibera si attesta che “il nostro Comune non ha al suo interno professionalità specialistiche in tema di IVA e che ci si è avvalsi dell’approfondimento effettuato da IRAS che ha acquisito un parere da uno specialista” e che il parere contabile è favorevole ma non si estende agli aspetti fiscali. Chi ha messo le mani avanti? “Tutto molto interessante” – come diceva una canzone di qualche anno – ma, permettetemi, visto anche quanto successo in altre operazioni di questa portata, pur rispettando il lavoro di altri enti e professionisti, come Comune di Rovigo avrei seguito strade parallele, chiedendo un parere alla stessa Agenzia delle Entrate e chiedendo anche il parere di un secondo professionista. È consuetudine, davanti ad operazione di una certa rilevanza economica-finanziaria-fiscale. L’ultimo esempio l’abbiamo visto pochi mesi fa per volontà del Sindaco con le due “due diligence”, (indagini, valutazioni) nell’ambito dei rifiuti.
Inoltre, pur riconoscendo l’Avvocato la difficoltà a fare “un pronostico” sull’esito eventuale del ricorso al Consiglio di Stato, stima la possibilità di riforma della sentenza nell’ordine del 40-45%. Evidenziando, tra l’altro, quale punto di forza la “possibilità di ottenere tempestivamente le autorizzazioni necessarie per una diversa destinazione d’uso dell’immobile, elemento essenziale per qualsiasi strategia di valorizzazione del bene”.
Sta proprio qui, secondo il mio parere, il secondo aspetto di criticità. Il cambio di destinazione d’uso, quale elemento di natura politica prima che tecnica e causa in passato, tra le altre, del mancato accordo tra più soggetti (Ater, Ulss). Si chiude un accordo con IRAS e con la Regione a fronte di un impegno delle Regione ad esercitare tempestivamente e nei tempi tecnici necessari i poteri previsti dall’art. 25 comma 1 bis della legge regionale n. 55/1982 che stabilisce che “eventuali deroghe al vincolo di destinazione … possono essere autorizzate dalla Giunta regionale per comprovati motivi di interesse pubblico e previa valutazione del livello di assistenza sociale presente sul territorio”.
Mi domando: chi stabilisce i motivi di interesse pubblico? Chi valuta il livello di assistenza? La Regione stessa? Davanti ad una riduzione evidente di posti letto, ed alla scarsità di strutture di assistenza socio-sanitaria ed assistenziale (IRAS è l’unica casa di riposo del territorio comunale), con quali elementi deciderà di togliere il vincolo?
Certo, se aspettiamo che la progettualità su Casa Serena arrivi da voi, stiamo freschi. Il Sindaco in conferenza stampa ha dichiarato che:
“Casa Serena resta un grosso problema che rischia di diventare un vuoto urbano. Vedremo se con qualche privato, se con qualche progettazione particolare poter intervenire. Non escludiamo nulla: se ci possano essere fondi per rivitalizzare la zona, magari con un bel parco, o con progetti di privati o pubblici-privati… ma potrebbe esserci anche un abbattimento. Qualcuno potrebbe pensare di farci ergere qualcosa di nuovo…”.
E, ancora: “c’è già una delibera di Giunta regionale che ha previsto già un cambio di destinazione d’uso. Questa delibera è già stata fatta… mi pare ci debbano essere dei passaggi ulteriori per perfezionarla però da parte della Regione non c’è alcun elemento ostativo”.
Peccato che nei pareri dei dirigenti di questa delibera non si fa riferimento!
Tradotto: NON AVETE NESSUNA IDEA. NON SAPETE COSA FARE DI CASA SERENA!
Personalmente continuo a pensare che Casa Serena sia un patrimonio della città. E che quel luogo vada recuperato e trasformato in un’eccellenza dei servizi socioassistenziali. Tutte le statistiche ci indicano come il territorio con il più alto calo demografico e con il più alto invecchiamento della popolazione. Inoltre, siamo indietro – forse all’anno zero – rispetto ad alcune malattie neurodegenerative ed ai servizi collegati. C’è il tema collaterale della ATS. La riabilitazione. Il centro diurno. Insomma, Casa Serena può diventare un futuro polo per i servizi alla persona. Prima di pensare all’ennesima speculazione edilizia proviamo a ragionare su questo.
Infine, ed è l’elemento più significativo. Abbiamo appreso dalla stampa che per evitare il contenzioso con i dipendenti per la pendenza relativa ai Fondi degli anni 2020-2024 non utilizzati, i c.d. fondi residui, viste le difficoltà finanziarie, visto il nuovo piano di risanamento e visto “il minor importo che il Comune intende riconoscere ad IRAS per gli ammortamenti residui”, che impongono una revisione al ribasso rispetto alle originarie previsioni di pagamento (mentre resta, naturalmente, invariato l’apporto della Regione) – come a dire: guardate che è colpa del Comune. Non della Regione. Mi raccomando! – il Commissario di IRAS ha inoltrato una proposta alle organizzazioni sindacali ed alle rsu con la quale prevede di mettere a disposizione per tale fondo soli € 300.000,00 ovvero il 18,3% di quanto spetterebbe loro (circa 1.600.000 €).
Su questo il Sindaco ha dichiarato, parlando al segretario della UIL, che “questa transazione non ha direttamente a che fare con la problematica del fondo residuo”, ma basta leggere la nota per capire che non è così!
Pertanto, cari colleghi consiglieri, questo accordo – per il quale il Sindaco si è profuso in sperticati ringraziamenti a Zaia, alla Regione, si basa ancora una volta sul sacrificio e sulla rinuncia dei lavoratori ai quali viene detto: se vuoi salvare il tuo ente ed il tuo posto devi firmare la rinuncia ad una parte dei soldi che ti spettano.
Sì, perché l’erogazione sarà subordinata alla sottoscrizione di un’intesa con i singoli lavoratori non impugnabile che dovrà contenere la rinuncia ad ogni ulteriore pretesa – salvo privatizzazione nei prossimi tre anni.
Di cosa stiamo parlando? Di un’operazione straordinaria o di un accordo che grava tutto sulle spalle dei dipendenti? Questi che ho elencato sono tre aspetti fondamentali sui quali si tace completamente!
CONCLUSIONI
Questa è stata definita “una conquista, un successo, una giornata storica”. Ma, anche: “un problema ereditato e risolto con serietà, impegno e dedizione. Un accordo politico, tecnico-politico straordinario”.
Ereditato da chi? Dalle gestioni del passato? Dalla convenzione del 2004? Dalle giunte precedenti compreso Bergamin?
Avete il coraggio di parlare di coerenza dopo che avete fatto un percorso di un anno accompagnati per mano dalla Regione senza mai avere un’idea vostra, un progetto chiaro, una visione sul futuro dell’ente di assistenza della città e sull’immobile di Via Bramante.
Vi siete accodati ai tentativi della Regione di privatizzare IRAS, difendendone con veemenza i vari passaggi del procedimento di scelta, ammonendo l’aula e invitando tutti a pregare per l’arrivo del privato. Salvo, di fronte al naufragare di quella scelta, fare l’ennesima marcia indietro. Un continuo cambio di posizione.
A chi interessa se questa operazione ha diversi aspetti di incertezza visto no da nessuna garanzia rispetto al futuro dell’ente e non chiude ad ipotesi di affidamento a privati?
A chi interessa che non ci sia un’idea, un progetto, dico uno, per Casa Serena? A chi interessa che questo accordo fondi le sue radici sulla rinuncia pesante chiesta ai lavoratori?
Il Sindaco si è stupito che gli chiedessi conto di Casa Serena: si chiama PIANIFICAZIONE. Termine che voi non conoscete!
Bastava dare ai consiglieri la possibilità di confrontarsi PRIMA sulla situazione, di discutere e di provare a trovare delle soluzioni insieme PRIMA di questo consiglio, per il bene della struttura, dei dipendenti e degli ospiti, senza posizioni precostituite o rivendicazioni di parte.
Prendo atto, con rammarico, che IRAS è soltanto uno di tanti temi da utilizzare per riempire le proprie bacheche social e mettere la spuntina verde. Come un asfalto qualsiasi.
E, poiché a me il futuro dell’ente, di Casa Serena e del servizio pubblico interessano e stanno a cuore e, poiché ritengo che questo non sia il modo di risolvere i problemi della città e di IRAS che rimane comunque nell’incertezza, non parteciperò al voto.
Federico Frigato, Consigliere comunale



